La madrasa per persone transgender. Un cambiamento per il Pakistan

Il progetto di Rani Khan è il primo esempio in Pakistan di madrasa, istituto d’istruzione media o superiore per le scienze giuridico-religiose, per persone transgender. La scuola di Islamabad ha come obiettivo quello di insegnare il Corano. Chi frequenta, però, impara anche a cucire e ricamare, in modo da poter raccogliere fondi. Anche se, la madrasa è soprattutto un luogo di protezione per tutte le persone della comunità trans*.

La madrasa di Islamabad per persone transgender conta ancora pochi iscritti da ottobre, ma si propone come punto di accoglienza. L’idea dell’istituto proviene da Rani Khan, una donna transgender 34enne, che nella sua vita ha sperimentato in prima persona le difficoltà dovute a una certa mentalità. Rani Khan è stata rinnegata dalla sua famiglia a soli 13 anni e da allora si è guadagnata da vivere insieme alle altre persone della comunità. Dai 17 anni in poi ha ballato e si è esibita in occasione di matrimoni e cerimonie per mantenersi, fino a quando non ha scoperto l’Islam e ha deciso di dedicarsi a esso.

Perché serve una madrasa per persone transgender

La madrasa è una scuola principalmente coranica. S’impara prima di tutto a leggere il Corano, anche per trovarvi conforto. Nell’istituto vengono date anche lezioni di cucito sia con la prospettiva di appropriarsi di un lavoro indipendente, sia perché Rani Khan spera che un giorno la scuola potrà vendere alcuni capi d’abbigliamento e sostenersi con i proventi.

La madrasa è, inoltre, un esempio virtuoso di protezione per le persone transgender ed è un baluardo per i diritti Lgbtqia+ nel Paese. Infatti, le persone della comunità trans* sono spesso costrette all’accattonaggio o alla prostituzione per sopravvivere. La madrasa, invece, accoglie e dà alloggio a chi vi studia, spesso vittima di soprusi, e permette un futuro non relegato ai margini.

In un’intervista a TPI, la modella Kami Sid ha, infatti, sottolineato come la quotidianità e le problematiche delle persone transgender siano immerse in una condizione di ignoranza generale, sia in Europa (basti pensare a quello che è successo alla poeta italiana Giovanna Cristina Vivinetto) e in America, che nell’Asia meridionale. La modella afferma anche però che:

In Pakistan e in India esiste un’antica cultura legata alla transessualità degli Hijra e dei Khwaaja Sira, figure familiari alle popolazioni locali, e anche grazie ai media, comunità che una volta venivano rispettate.




Luoghi sicuri

Esistono altri luoghi sicuri per le persone transgender sia in Pakistan che nei Paesi vicini. L’anno scorso, sempre in Pakistan, la comunità cristiana delle persone trans* ha aperto la propria chiesa a Karachi. In Bangladesh, invece, a Daka, è sorta un’altra scuola religiosa per persone transgender.

La madrasa, inoltre, non è il solo caso di scuola per persone transgender in Pakistan. La prima scuola, anche se non di carattere religioso, si chiama The Gender Guardian. L’istituto è nato nel 2018, da un’idea di Asif Shahzad, che si è mosso in conseguenza dell’attentato che nel 2016 colpì una scuola indonesiana per persone transgender.

Ma servono davvero queste scuole? Serve una madrasa per persone transgender? In Pakistan la popolazione transgender secondo l’ultimo censimento raggiunge le 10mila persone, ma in realtà, sarebbero circa 500mila. Contro la percezione di dover restare in disparte e nell’anonimato, le persone transgender in queste scuole possono ritrovare un posto che permette loro di vivere in piena luce e nel rispetto dei propri diritti.

Il caso della giornalista Marvia Malik

In Pakistan, le leggi per la tutela dei diritti della comunità trans* esistono. Nel 2018 è, infatti, stato approvato un disegno di legge per garantire i diritti alle persone transgender. Le persone della comunità trans* ad oggi, seppur vengano discutibilmente definite il “terzo sesso”, sono riconosciute dal Parlamento, così come si riconoscono loro i diritti fondamentali (come il voto, la possibilità di dichiarare sul proprio documento d’identità il genere di elezione, la tutela legale etc.).

Il problema principale è il rispetto di questi diritti. Paladina, in questo senso, è Marvia Malik, giornalista che nel 2018 è diventata la prima conduttrice transgender di un telegiornale pakistano. Malik, portavoce della comunità in Pakistan, ha saputo ribadire il cuore del discorso e il motivo per cui tutti questi luoghi, le scuole e la madrasa sono al momento preziose per le persone transgender:

Le persone trans non dovrebbero essere considerate di “terzo genere”, bensì comuni cittadini.

Antonia Ferri

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