Mafie, per la diversificazione delle attività criminali non esiste vaccino

Le differenziazione delle attività criminali legate alle mafie si diffonde silenziosa e incontrollata proprio come il virus, ma ad oggi per essa non esiste alcun vaccino.

Nel periodo in cui l’epidemia monopolizza l’attenzione, la criminalità agisce indisturbata. Gli alberghi, i ristoranti, le pizzerie si trovano di fronte ad un bivio: se chiudere o rivolgersi agli usurai. Come spesso accade, sono proprio le mafie a mantenere in attività gli stessi proprietari, che diventano a loro volta delle vittime al servizio delle organizzazioni criminali.

Quest’ultime sono costantemente impegnate in una diversificazione dei loro interessi, con conseguenti delocalizzazioni in aree geografiche in cui la capacità d’intervento della magistratura e della giustizia è meno efficace. Anche le mafie sono state travolte dalla pandemia, e nell’ultimo periodo hanno intrapreso azioni in tutti i settori dell’economia con strategie sempre più innovative.

È questo il caso di Zimbor, in Romania, dove il clan Marandino ha costruito un’azienda di prodotti caseari, la Italat – Paestum Srl, che in pochi anni è divenuta una delle aziende casearie più efficienti della Transilvania.

Si tratta di un’importante filiale operativa nella contea di Salaj, che secondo gli inquirenti serviva per occultare attività illecite legate al clan Marandino, attivo nella zona di Capaccio-Paestum e altri comuni della Piana del Sele.

Il terreno sequestrato a Zimbor è stato il primo bene sequestrato tramite la procedura introdotta dal Regolamento Ue 2018/1805 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 novembre 2018. Sempre secondo gli inquirenti, fa parte delle società riconducibili all’imprenditore Roberto Squecco, arrestato dalla Polizia attraverso le indagini che hanno portato al sequestro di beni per 16 milioni di euro; 4.600 metri quadri di terreno e un esercito di proprietà e assetti societari intestati a prestanome, tra familiari e collaboratori di Squecco.

L’inchiesta della Dda salernitana, denominata Croci del Silaro, ha portato in carcere l’imprenditore capaccese Roberto Squecco e riguarda le infiltrazioni criminali della mafia nei servizi di trasporto infermi e delle onoranze funebri. Le accuse spaziano dall’intestazione fittizia di beni al riciclaggio, al reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, auto-riciclaggio, peculato, abuso d’ufficio e falso, turbata libertà degli incanti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

La diversificazione delle attività mafiose è parte di un processo concreto in atto ormai da diversi anni. Il suo preludio coincide con l’investimento in differenti settori come le pompe funebri, le mense, il ciclo dei rifiuti. La sua attuazione avviene attraverso la distribuzione di generi alimentari, mascherine, gel igienizzanti e guanti. Il suo termine ultimo, quello di investire sul consenso dei cittadini che hanno maggiore sfiducia nelle istituzioni rispetto che nelle organizzazioni criminali.

 

 

Lorenzo Messina

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