Maglia Viola e giglio rosso: la storia dei colori della Fiorentina

Dal giglio rosso in campo bianco alle tinture degli alchimisti del trecento

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Un “semplice scudo ovato d’argento, al giglio aperto e bottonato di rosso” è il marchio inconfondibile con cui Firenze si identifica nel mondo.

Una storia vecchia mille anni, colorata come la lingua e gli abitanti che la popolano.

Eppure, quando si parla di pallone, la patria di Dante veste in maglia viola.

 

LE ORIGINI
Piero Torrigiani, primo presidente dell’FFC 1898

Come accadde in gran parte della Penisola, anche a Firenze il moderno gioco del calcio inventato in Inghilterra raggiunse una buona popolarità negli ultimi decenni dell’ottocento.

Come non trovarvi evidenti similitudini con il ben più antico calcio storico fiorentino.

Il primo sodalizio, antesignano di quel periodo in cui fioriranno in tutta Italia le squadre di club, vide alcuni sportivi anglo-americani associarsi con una élite aristocratica cittadina per dare vita al Florence Football Club 1898.

L’esclusivissimo club, che aveva sede presso il Palazzo dell’Arte della Lana, dapprima disputava partite amichevoli invitando esponenti di famiglie inglesi trasferitesi a Firenze.

Le maglie da gioco del FFC 1898, secondo la tradizione fiorentina, sfoggiavano il rosso e il bianco.

 

E IL VIOLA?

Per giungere alla colorazione con cui è oggi nota nel mondo la Fiorentina occorrerà attendere qualche altro decennio.

Mentre il calcio spopolava, lasciando intendere cosa sarebbe diventato per gli italiani di lì a breve, anche a Firenze ci si organizzava per dare vita a una squadra in grado di competere nei tornei ufficiali organizzati dalla FIGC.

È nel 1926, grazie alla fusione tra la società Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas e il Club Sportivo Firenze, che nascerà l’odierna Fiorentina.

Squadra della Fiorentina nel 1928

Anche qui i colori messi in campo erano quelli cittadini, quelli del giglio bottonato rosso su sfondo bianco. Ma la svolta era ad un passo.

Per la leggenda fu l’errore di un lavandaio che, sciacquando i panni in Arno, mischiò i due colori, il rosso e il bianco delle divise della Fiorentina, dando vita alla Viola.

In realtà la scelta fu precisa e mirata: dare alla neonata Fiorentina un colore che nessuno avesse mai indossato prima, un colore destinato a consegnarla alla storia.

E allora, nel 1929, in occasione di un’amichevole con la Roma (terminata 3-0 in favore dei giallorossi) la Fiorentina scese in campo con una inconsueta maglia viola con il giglio cittadino cucito sul petto. La scelta fu del socio fondatore Luigi Ridolfi.

 

LA VERSIONE DI INDRO

Ma perché proprio la maglia viola? Molti appassionati e tifosi se lo sono domandato e non sembra esserci una spiegazione univoca.

Per il giornalista e scrittore Indro Montanelli le ragioni del viola affondano direttamente nella storia di Firenze.

Siamo nel Trecento, uno dei momenti di massimo splendore, soprattutto architettonico e artistico, della città. A Firenze, oltre ad artisti e letterati, fiorivano importanti commerci e il sito era uno snodo fondamentale per i mercanti di merci pregiate da tutto il mondo conosciuto.

Ecco perché Montanelli parlava, riferendosi al viola, di “un colore che appartiene a Firenze”.

Pur non essendoci testimonianza scritta, è tradizione ritenere che il colore viola sia stato estratto per la prima volta proprio dagli alchimisti fiorentini, diventati esperti nell’utilizzo dell’oricello, un particolare lichene con cui vennero in contatto grazie ai mercanti orientali.

 

Come sempre leggenda e tradizione si mischiano fino a disperdere le loro tracce, ma la certezza è che il favore del pubblico sancì il definitivo passaggio ai colori con cui conosciamo oggi la Fiorentina.

 

Alessandro Leproux

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