Pescara: Concettina, invalida e malata di Alzheimer, condannata a due mesi di domiciliari

Concettina ha 75 anni e ha bisogno di cure, ma la giustizia non ha pietà

Fonte: www.ilcentro.it
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Concettina compirà 75 anni il prossimo 19 agosto, dovrebbe godersi in pace la sua vecchiaia, ma purtroppo non può. È malata d’Alzheimer ed è costretta sulla sedia a rotelle a causa di un’operazione all’anca. La sua delicata condizione è però peggiorata giovedì scorso, quando i Carabinieri hanno portato la notifica degli arresti domiciliari a casa della figlia.

La colpa di Concettina

Il motivo della “visita” ha origini remote, risalenti a dieci anni fa. Nel 2007 la donna fu accusata da un ragazzo del furto del suo portafoglio. Cominciò così una disputa, nella quale intervennero le forze dell’ordine. Sebbene la donna abitasse a Pescara da oltre trent’anni, risultava ancora residente a Napoli, la sua città di origine, perciò fu allontanata con un foglio di via, nonostante avesse già 65 anni.

L’iter giudiziario

Concettina non avrebbe però rispettato il divieto, forse dimenticandolo o non comprendendone la gravità. Nel 2007 iniziano allora le indagini, per giungere tre anni dopo alla sentenza di condanna che nel 2011 diventa esecutiva.



Fonte: www.pescarapost.it

Il tempo trascorre come se nulla fosse successo, sembra che tutti si siano dimenticati dell’accaduto. Improvvisamente però la giustizia si ricorda di Concettina e il 27 giugno l’ufficio di sorveglianza di Pescara emette il provvedimento nei suoi confronti.

Due mesi agli arresti domiciliari sarebbero insensati per qualsiasi donna della sua età, soprattutto per lei, invalida e malata di Alzheimer. Inoltre ha bisogno di cure riabilitative per cui è costretta a uscire di casa e le poche ore che le sono concesse al giorno non sono sufficienti. Concettina non si preoccupa della sua condizione, perché non ne è consapevole, non ricorda più nulla: non riconosce più nessuno nemmeno la figlia e il nipote, che la assistono quotidianamente. Sono soprattutto loro a subire l’ingiustizia della condanna, per cui hanno deciso di rivolgersi a un avvocato, sperando di ottenere una reale giustizia.

Il legale probabilmente chiederà l’ampliamento del tempo concesso per le uscite, indispensabili per le cure di cui ha bisogno. Vista la lentezza della giustizia italiana, quasi sicuramente trascorrerà  troppo tempo prima che venga effettuata la sua richiesta e ormai i due mesi saranno passati.

Spero vivamente che la scritta “la giustizia è uguale per tutti” non significhi questo.

Camilla Gaggero

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