Malattia di Kawasaki: i bambini nel mirino del Covid-19

La Malattia di Kawasaki è la patologia pediatrica che rischia di avere più conseguenze sull’età adulta. Si guarisce, perché le terapie funzionano.
Si utilizza solitamente un’infusione di immunoglobuline, cioè anticorpi. E poi si usa l’aspirina, a scopo antinfiammatorio, per preservare i vasi da possibili microtrombosi; ma in generale, quindi anche in epoca non Covid, nel 20% dei nostri pazienti si sviluppano problemi alle coronarie che purtroppo si trascinano a lungo termine

 

L’affermazione del direttore del reparto pediatria Lorenzo D’Altiga pone l’accento su due aspetti fondamentali.
In primis la gravità di una malattia in parte sconosciuta all’opinione pubblica; in secondo luogo, la presunta incidenza con il Covid-19, un nuovo pericolo per i bambini. La vicenda parte dall’ospedale Papa Giovanni: un aumento dei casi di piccoli pazienti con sintomi tipici della Kawasaki ha destato qualche preoccupazione; febbre elevata, gonfiore a mani e piedi, eruzioni cutanee, alterazione delle mucose.

Consideriamo il fatto che, solitamente, in un anno si presentano solo 2 o 3 pazienti; oggi, fino a 10 casi in un mese circa, con un’incidenza particolare sui maschi. Aggiungiamo un incremento preoccupante dei bambini curati in terapia intensiva, causa certamente l’influsso del Coronavirus.




Abbiamo fatto il tampone a tutti i giovani e giovanissimi pazienti, ma soprattutto abbiamo cercato gli anticorpi, scoprendo che tutti avevano contratto il Covid

Il resoconto di D’Altiga non lascia alcun dubbio; le ricerche effettuate hanno portato alla luce variegate problematiche relative al sistema immunitario, il quale reagisce d’impatto all’infezione virale.

La questione cambia le carte in tavola: se finora i bambini sembravano essere esenti dalla gravità del Covid, oggi non è più una certezza. I dati statistici della Malattia di Kawasaki sono mutati in modo allarmante e non lasciano spazio al dubbio.
Al contempo, torna in voga il discorso sull’apertura delle scuole: l’epilogo sarebbe ancora più grave, se sottovalutato.

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