Malattie emergenti, il rischio ambientale e la soluzione detox

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Di Maurizio Martucci


Impressionati dall’ultimo rogo di Pomezia? E dell’allarme amianto nell’aria lanciato dalla Procura? E dei dati shock diffusi dall’Arpa Lazio? Beh, allora dovreste aprire occhi ed orizzonte d’indagine. Perché il sospetto dell’insidia tossica cumulativa dei composti chimici è ubiquitaria. Anche senza roghi e ribalta mediatica. Invisibile, infatti si nasconde nei prodotti di uso comune, in casa, negli arredi d’ufficio, in automobile, in città e persino nelle zone rurali sempre più a rischio inquinamento atmosferico. Ogni giorno assorbiamo ignari una montagna di sostanze velenose, nanoparticelle pericolose per l’organismo, occultate negli oggetti che in modo disinvolto maneggiamo, negli ausili medici impiantati nel corpo, nell’ambiente, nell’acqua e nel cibo ingerito. Alcuni esempi? Bisfenolo A nelle confezioni di alimenti, ftalati nei giocattoli e nei prodotti per l’igiene, pesticidi in frutta e verdura (non biologica), solventi nei condizionatori d’aria, metalli pesanti nelle otturazioni dentali in amalgama, radiazioni elettromagnetiche emesse da Wi-Fi, antenne di telefonia mobile e cellulari. E chi più ne ha, più ne metta: la comunità medico-scientifica l’identifica col nome di ‘interferenti neuroendocrini’ e li ritiene protagonisti nella fisiopatologia di malattie endocrine, metaboliche, neurologiche, comportamentali e respiratorie.




Ne danno trattazione, forti di studi argomentati e ricerche interdisciplinari, gli autori francesi dell’interessante libro ‘Interferenti endocrini e malattie emergenti, dove sono, cosa provocano, come evitarli’ (Edizioni Il Punto d’Incontro), una panoramica asciutta ma ben costruita sui sottili rapporti dei composti di sintesi con la rete ormonale, il sistema nervoso e l’immunitario, oltre che sui numerosi segnali d’allarme ignorati da quella parte di politica (evidentemente) propensa più agli interessi delle multinazionali della chimica e delle TLC che all’adozione di politiche di precauzione in nome della difesa della salute pubblica. Gli effetti del rischio sono alla luce del sole, già marchiati sulla pelle di cittadini malati. Portano il nome di malattie dall’OMS ritenute ancora misteriose (Sensibilità Chimica Multipla, Elettrosensibilità, Endometriosi, Fibromialgia, Fatica Cronica) come del sospetto che dietro allergie, disfunzioni sessuali, malformazioni, ritardi nello sviluppo, processi tumorali, neoplasie e cancro le interferenze ambientali e la subintossicazione da bioaccumulo tossico possano svolgere un ruolo determinante.




La via d’uscita? Desensibilizzarci dal nemico invisibile, dove la buona pratica si chiama disintossicazione, cioè la pulizia di organi in sovraccarico da interferenti endocrini. “La soluzione per la salute è a portata di mano”, scrivono nel saggio-inchiesta Alain Collob, Jean-Yves Gauchet e Claude Lagarde. Per questo, insieme ad un gruppo di operatori del benessere e medici propensi più alla prevenzione e all’uso di terapie naturali non invasive piuttosto che alla somministrazione forsennata di farmaci allopatici, ho aderito all’iniziativa Oasi Sana in programma l’1-2 Luglio nei boschi dell’Alta Sabina (Rieti): all’interno dell’evento ‘Rigenerati in un fine settimana detox [DETIX_RIETI]”, curerò la parte divulgativa nel workshop “Tecniche di disintossicazione naturale del corpo”, dove la prima regola sarà la modifica del proprio igiene e stile di vita per rendere più forte l’organismo nel contrasto degli attacchi dell’ambiente esterno.

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