Mamma mia che impressione! Allora mi piace

"La spettacolarità – la versatilità, durezza e immediatezza – delle operazioni punitive conta più della loro efficacia, che comunque di rado viene saggiata, poiché il pubblico è apatico e capace di brevi attenzioni." Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione

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Mamma mia che impressione! Allora mi piace

Durante la settimana ne senti tante; gli stimoli sono infiniti. Davvero veniamo inondati da “assurdità” di ogni genere, solo che alla fine tutto si resetta, torni a zero … quasi come se “il sistema”, pieno di sozzerie di ogni genere, andasse in “auto protezione” e facesse un bel backup per evitare il peggio.

Insomma, ci stiamo predisponendo a dimenticare in fretta; certo andiamo in giro a dire che abbiamo una memoria di ferro, e la cosa può anche esser vera per ciò che riguarda la sfera del personale, ma a livello sociale no, anzi,  tendiamo ad “accumulare” superficialmente eventi e opinioni senza avere tempo e volontà di “assorbire” gli urti.

In fondo è comprensibile … tutto ha una soglia di tollerabilità, superata la quale si rende necessaria una forma di tutela; il guaio è che “a lungo andare” inizia a passarci avanti di tutto mentre siamo distratti da un vigile inebetimento . Addio senso critico – se non per fugaci e indignati quarti d’ora social -, addio percezione della dimensione sociale, politica e culturale che ci circonda e, in casi estremi …   iniziamo ad imitare “amatorialmente” i più famelici gossippari d’assalto: dobbiamo diffondere per primi qualsiasi cosa, anche le più inutili stronzate che  puzzano – anche da lontano – di scoop!  Cominciamo a somigliare ai titoli de “Il Giornale”, tanto inutili e volgari quanto molesti … e la cosa, mi sia permesso, mi fa un tantinello impressione!

L’uso dell’immagine diventa a questo punto un elemento essenziale, è una sintesi non sottoponibile a critica che ci fa risparmiare tempo: un paio di tette e una boccuccia a culo di gallina come foto di un profilo ingrifa più di mille parole, non vogliamo essere intrigati ma “colpiti”, non ci interessa venir stimolati ma folgorati, né crediamo di avere il tempo di riflettere sul male che ci circonda, preferiamo mille volte “venir comodamente indignati dall’esterno”.
E così il torbido ha la meglio (come  è sempre stato in fondo), alziamo il tiro della nostra indignazione in  base alla crudezza delle immagini proposte senza renderci conto che ci stiamo rendendo “insensibili” alla riflessione.

Se quello che ci viene proposto non produce uno shock neanche lo guardiamo, figuriamoci se gli dedichiamo tempo, e se quello che diffondiamo non ha un riscontro “allora vuol dire” non solo che non era interessante, ma che non era “utile”.

Siamo nell’era della post-verità, dove il “vero” non  è necessariamente connesso al “reale”, bensì al suo grado di diffusione sociale. Qualcosa è vero solo se ampiamente diffuso, altrimenti non è mai accaduto anche se “è stato.”

Tutto questo non  è paradossale, in fondo non è altro che un ipertrofico amplificarsi di un sistema già ampiamente testato durante i totalitarismi e la Guerra Fredda, la novità sta nel fatto che la propaganda non viene dall’alto, la creiamo noi… detto in talleri: ce la suoniamo e cantiamo da soli per poi arrivare a dire che un fantomatico  “sistema” cospira per controllarci, quando in realtà – il cosiddetto sistema – sta bello pacioso per i fatti suoi a guardare come ci “paraculiamo” da soli … e buon Dio quanto stiamo diventando bravi!

fonte immagine: italiaora.retenews24

 

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