Man in the Dark, smetterai di respirare

fonte: collettvio .org
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Per tutti gli appassionati di thriller-horror al cardiopalma, in questi giorni al cinema troverete un film assolutamente imperdibile: Man in the Dark. Il titolo originale Don’t Breathe (non respirare) restituisce al meglio, non solo una dinamica fondamentale della pellicola, ma anche lo stato in cui viene costretto lo spettatore. 90 minuti di tensione continua in cui non potrete fare a meno di trattenere il respiro, esattamente come i giovani protagonisti.

Dopo il remake de La casa, il regista uruguaiano Fede Alvarez può finalmente esprimersi in un prodotto originale al 100%. Una sorta di secondo esordio per il talento scoperto e valorizzato dallo stesso Sam Raimi. Ed è proprio il tocco di questo giovane regista a rendere unico e speciale questa piccola perla di genere. Piani sequenza magistrali, messa in scena piena di carattere e una gestione del ritmo sopraffina. Sono tutte caratteristiche che, unite ad una scrittura lineare ed efficace, rendono Man in the Dark un thriller da manuale.

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fonte: collettivo.org

La trama

A Detroit, simbolo del sogno infranto americano, tre giovani e squattrinati ladruncoli tentano il colpo definitivo. Il padrone di casa, un veterano ormai cieco, si rivela, però, decisamente più pericoloso del previsto. Tra l’oscurità delle mure amiche l’uomo è in una condizione di vantaggio e ben presto ribalterà la situazione a suo favore.

Alvarez scrive una sceneggiatura in gran parte priva di dialoghi, in cui è l’atmosfera claustrofobica a farla da padrona. I protagonisti sono tratteggiati appena, ma quel tanto che basta per creare un’empatia indissolubile. L’antagonista (interpretato da un credibilissimo Stephen Lang) è un personaggio a tutto tondo che viene scoperto progressivamente. La trama ci fornisce col giusto tempismo un colpo di scena dopo l’altro e le sequenze thrilling si susseguono senza sosta.

Man in the Dark ci dimostra che per fare un buon film a volte bastano quattro personaggi e una casa. Soprattutto se il regista e gli attori sanno fare il loro dovere (ed è questo il caso). Molto credibile, in particolare, la prestazione della bella Jane Levy, ben più di una semplice scream queen.

In the dark

Raramente un film di questo genere è riuscito a stigmatizzare così bene una delle paure ataviche dell’uomo: la paura del buio. Alvarez costruisce la tensione sfruttando la mancanza di luce (soprattutto in una sequenza) e di suoni. Il silenzio e il buio sono qui i nemici maggiori per i protagonisti, essendo le armi principali dell’uomo che da vittima si trasforma presto in carnefice.

Il sottile equilibrio morale su cui si basa la parte iniziale della pellicola si dirama lentamente. Perché nell’oscurità si nascondono segreti così terribili da cambiare ben presto il nostro punto di vista.
Man in the Dark è dunque un’esperienza cinematografica che non può non emozionare. Resterete invischiati fino alla fine nella sua atmosfera cupa e pervasiva. Perché mai come in questo caso il buio è stato così tanto spaventoso.

 

articolo di Carlo D’Acquisto

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