Mancanza di civismo: perché l’esaltazione della Cina non salverà l’Italia

La mancanza di nuovi casi di Covid-19 a Wuhan e i tanti verbali in Italia di violazione dei decreti ha prodotto un moto di esaltazione del modello cinese.

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Siti di giornali e social network in questi giorni sono pervasi da notizie e video che evidenziano la mancanza di civismo nel nostro Paese.

Allo stesso tempo, i report da Wuhan segnalano l’assenza di nuovi casi di Covid-19.

Aumentano le restrizioni per contenere l’emergenza Coronavirus nel nostro Paese. Sembra infatti questione di ore prima del prossimo decreto ministeriale che bloccherebbe qualsiasi attività fisica all’aperto. Il presidente della regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ha preceduto il governo con un’ordinanza per vietare Jogging, bicicletta e passeggiate. In un’intervista al Corriere della Sera, Bonaccini si dimostra perentorio: «Sono pronto ad accompagnare chi dice di non poter rinunciare a fare jogging in uno dei nostri reparti di terapia intensiva, e tutto gli sarà più chiaro».

La fermezza nelle parole del Presidente della Conferenza delle Regioni testimonia l’eccesiva mancanza di civismo dimostrata dalle tante infrazioni ai decreti in tutta la Penisola. Ulteriore testimonianza della gravità della situazione è data dall’aumento di casi in Puglia a seguito delle “fughe da Milano” delle ultime due settimane. Non sono bastati i moniti di Michele Emiliano che in qualità di Presidente della Regione Puglia aveva richiesto di evitare ogni ritorno dal Nord per limitare la diffusione.

Richiami, istituzionali e non, per sensibilizzare ogni cittadino riempiono i social. Se però l’invito energico al rispetto di regole e lavoro di medici e infermieri sembra avere effetti limitati, aumenta la rabbia contro i trasgressori. Aumenta la diffusione di video di forze dell’ordine che redarguiscono o comminano verbali e multe a persone fuori dalla propria abitazione senza motivi di necessità. Un fenomeno abbastanza comune che scatena la rapida messa alla berlina dei soggetti.

Dall’altra parte del mondo, intanto, la Cina esce dall’emergenza

Parimenti alle notizie d’infrazione di ordinanze e decreti, a raggiungere la vetta del dibattito mediatico sono i bilanci positivi dall’epicentro globale della crisi. Dopo tre mesi di blocco totale a Wuhan non si registrano altri casi di contagio. Giubilo per la chiusura degli ultimi ospedali temporanei in città. Anche il presidente cinese Xi Jinping si è recato nelle zone per prime colpite dal virus per celebrare il traguardo.

Mentre nell’epicentro della pandemia si avvia il processo di allentamento della quarantena l’Italia aspetta la scadenza del 3 aprile per capire quale sarà suo il futuro. La comunità e le istituzioni cinesi hanno posto l’altra guancia al nostro Paese, che nelle prime fasi aveva manifestato inquietanti rigurgiti razzisti. Tanti i materiali e gli aiuti a sostegno della lotta nella Penisola. Questi però non sono gli unici elementi che alcuni vorrebbero importare dall’Estremo Oriente.

Cresce il fronte dei sostenitori del modello cinese per il rispetto delle regole. Una soluzione rapida per risolvere la mancanza di civismo insito in una società che da lungo tempo dovrebbe riflettere sulla deriva individualista che la pervade. Il controllo capillare di strade e luoghi pubblici dovrebbe quindi tendere al rigore e alla precisione delle forze di sicurezza del colosso asiatico. Una logica stringente che porta a un raggelante «a mali estremi, estremi rimedi».

L’autoritarismo salverebbe il Paese?

Quali sono i pericoli di una retorica che strizza l’occhio all’autoritarismo per rimediare alla mancanza di civismo? Nelle situazioni di contingenza pensieri e richiami alla severità istituzionale sono naturalmente acuiti dalla necessità di risolvere nel miglior modo e nel minor tempo possibile. La chiusura delle attività pubbliche e della maggior parte di quelle economiche in Italia era senza ombra di dubbio passo da compiere per contenere il contagio. Ma non basta. Per questo motivo personalità come Bonaccini, Borrelli e Venturi invitano al senso di responsabilità di ogni cittadino.

Senza il contributo di individuale la battaglia rischia di allungarsi e comportare bilanci ancor peggiori. La rabbia insita in commenti a video ripresi con telefonini dai balconi che testimoniano forze di polizia discutere animatamente con persone riluttanti a rispettare i decreti contribuisce solo alla crescita della tensione diffusa in tutta la Penisola. Le reazioni emotive di rabbia spingono pericolosamente altre persone come quelle del video riportato, a rendersi delatori di altri individui.

Può quindi l’applicazione di metodi più autoritari salvare il nostro Paese? No. E non lo farà nemmeno la delazione mostrata nel video. Non esiste via semplice per la risoluzione di un problema strutturale.

Credere nelle leggi: si, ma non per paura delle pene

Alla fine del settecento Immanuel Kant rifletté sul rapporto di politica e morale nel tentativo di raggiungere un modello di “pace perpetua“. Riflettendo sulle basi del contrattualismo, animato da secoli dall’idea di innata malvagità umana, Kant sostiene la possibilità per politica e morale di conciliarsi. Il valore della paura per le pene generate dal mancato rispetto delle leggi è un argomento più che mai attuale per la nostra società.

Applicare un modello realizzato con presupposti autoritari come quello cinese avrà quale unica conseguenza quella di mascherare sotto una finta quiete un disagio interiore che può essere colmato solo dal rispetto delle leggi quali garanzia del patto tra individui. Il degradamento del linguaggio politico, lo smantellamento di un intero Stato, partendo dalla scuola, hanno creato voragini enormi nella capacità di una nazione di saper andare oltre il mero individualismo.

Per quanto essenziale sia il ruolo delle forze dell’ordine nei giorni della quarantena, la richiesta di un’ulteriore stretta coercitiva non aiuterà il Paese nell’emergenza e non lo salverà da se stesso.

Fabio Cantoni

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