Le anime perdute del Manicomio di Colorno: Storia e abbandono della “casa dei matti”

Foto di: Alessio Di Leo
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Colorno, Parma; E’ il 1873 quando in seguito ad un epidemia di colera, l’ex palazzo Ducale diventa un rifugio per i malati. Inizialmente doveva essere una dimora temporanea, ma molti rimasero li tutta la vita, intrappolati tra le quattro pareti di quello che si rivelò ben presto l’inferno delle anime perdute: un manicomio.

Oltre ai malati, il luogo accolse anche vagabondi, prostitute, bambini abbandonati. Tutti costretti a vivere in pochi metri quadri e a condividere pessime condizioni igieniche oltre che trattamenti al limite del normale. Pochi anni più tardi, nel 1965, l’assessore alla sanità e ai trasporti, Tommasini, si recò in visita  presso l’ospedale, trovando davanti a sé una situazione agghiacciante.

Più che un luogo di cura, il manicomio era una prigione. Le finestre avevano le inferriate,  le stanze e i bagni erano freddi e i malati venivano legati a letto e torturati. Pratiche come l’elettroshock, l’uso di camice di forza o dei bastoni, venivano usate dagli infermieri per controllare i loro pazienti, trattati alla stregua di animali. Pochi infermieri, con turni massacranti e tante persone che invece di essere curate, entravano lì per morire. Venivano isolate dal mondo esterno, allontanate dalle famiglie senza alcuna possibilità di fare ritorno ad una vita normale.

Manicomio
Foto di: Ivan Agatiello

 

L’impegno di Tommasini fu quello di ridurre gli orari degli infermieri e rendere il luogo più accogliente. La sua politica però si scontrò con la psichiatria tradizionale. Un punto di svolta è rappresentato dalla rivolta negli anni settanta, in cui un gruppo di studenti di medicina occupò l’edificio.

Di quel periodo Tommasini raccontava: “…noi facevamo l’assemblea coi malati al mattino e insieme organizzavamo la vita del manicomio. Sono stati gli unici trentacinque giorni in cui non si è ammazzato nessuno e nessuno è stato picchiato. Tutte le sere partivano dal manicomio decine di giovani con decine di malati a fare dibattiti nelle chiese, nelle fabbriche, all’università”. (  )




Il 6 marzo, dopo 35 giorni, si conclude l’occupazione e sulla scia di un graduale cambiamento che aprì la strada per la legge Basaglia, che permise la chiusura dei manicomi, o meglio, ne cambiò tutti gli aspetti. Lo psichiatra infatti, preso il controllo dell’edificio di Colorno, iniziò ad instaurare una politica ospedaliera che mettesse al centro il paziente e non la sua malattia.

Manicomio
foto di: Alessio Di Leo

Un malato di mente entra nel manicomio come ‘persona’ per diventare una ‘cosa’. Il malato, prima di tutto, è una ‘persona’ e come tale deve essere considerata e curata (…) Noi siamo qui per dimenticare di essere psichiatri e per ricordare di essere persone.
(Franco Basaglia)

Oggi l’ex manicomio di Colorno è un luogo abbandonato…

Riecheggiano i danni psicologici inflitti dall’essere costretti a vivere in condizioni disumane. il luogo è lasciato a sé stesso: dalle finestre entra poca luce che illumina la polvere, le scartoffie lasciate per terra, i medicinali scaduti da anni. I muri sono scartavetrati, lasciano intravedere vecchi oggetti come carrozzine e lettini dove venivano applicate tecniche come la lobotomia. Un luogo che ne prima, e ne ora, rispetta la dignità di quelle anime perdute, come dimostrano le centinaia di cartelle cliniche riverse sul pavimento.

Per non dimenticare queste storie,  e per rendere loro omaggio, lo street artist Herbert Baglione, con il suo progetto “1000 shadows” ha impresso su quel che resta delle pareti, la sua firma con dei graffiti che vogliono rappresentare i fantasmi di chi ha vissuto intrappolato come un emarginato in un luogo che avrebbe dovuto salvaguardare la vita.

Manicomio
foto di: Alessio di Leo

 

Rosiello Silvia

3 Comments
  1. Tamara says

    Che tristezza sapere che tante persone incolpevoli, abbiano potuto patire tali sofferenze… tuttora nonostante la chiusura dei manicomi, c’e’ gente che non viene adeguatamente curata e si e’ ancora molto lontani dal riconoscimento dei disagi mentali.. e dalla loro accettazione da parte della societa’.

  2. laura says

    L’occupazione degli anni ’70 fu interrotta dalle “forze fasciste a suon di sprangate”? Negli anni ’70?

    1. Ultima Voce says

      Si tratta di un refuso prontamente eliminato. Speriamo possa essere apprezzata la tempestività del nostro intervento e la ringraziamo per l’importante segnalazione.

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