Il Bangladesh sta vivendo un periodo di intensa trasformazione politica e sociale dopo la caduta del governo di Sheikh Hasina, seguita a settimane di proteste studentesche contro il sistema delle quote nel pubblico impiego. Le manifestazioni in Bangladesh, inizialmente circoscritte ai campus universitari, si sono rapidamente estese, trasformandosi in una rivolta nazionale che ha portato alla fuga della premier e all’insediamento di un governo di transizione guidato dal premio Nobel per la pace Muhammad Yunus. Tuttavia, la transizione si sta rivelando complessa, tra arresti di massa, violenze e il difficile compito di ristabilire l’ordine nel paese. Ad inizio settimana, sarebbero stati 1300 gli arresti per le violenze antigovernative che si stanno verificando, sopratutto nella capitale Dacca.
Una transizione politica turbolenta
Le proteste in Bangladesh, dapprima di matrice studentesca, scoppiate all’inizio di luglio si sono trasformate in un vero e proprio terremoto politico per il Bangladesh, culminando con la fuga dell’ex premier Sheikh Hasina il 5 agosto 2024. Il malcontento iniziale riguardava una legge controversa che riservava una quota consistente dei posti di lavoro pubblici ai discendenti dei combattenti della guerra di indipendenza del 1971.
Con il tasso di disoccupazione giovanile al 40%, questa politica è stata vista come una misura ingiusta e discriminatoria, alimentando una crescente ondata di contestazione.
Il governo della Lega Awami ha tentato di reprimere le manifestazioni con la forza, ma le violenze hanno solo esasperato il clima di tensione. La situazione è degenerata quando Sheikh Hasina ha paragonato i manifestanti ai collaborazionisti pakistani del passato, un’affermazione che ha indignato la popolazione e spinto migliaia di giovani a scendere in piazza avvolti nella bandiera nazionale.
Di fronte a un’ondata di mobilitazione senza precedenti e alla riluttanza dell’esercito a intervenire in suo favore, Sheikh Hasina ha lasciato il paese, trovando rifugio in India. Tra sabato e domenica scorsa, la Polizia del Bangladesh ha affermato che ci sono stati 1300 fermi per le violente proteste.
L’ascesa di Muhammad Yunus e il nuovo governo ad interim
Dopo la caduta della Lega Awami, il Bangladesh ha attraversato un periodo di incertezza, con il timore che l’esercito potesse colmare il vuoto di potere. Tuttavia, le forze armate hanno preferito restare neutrali, lasciando spazio alla nascita di un governo di transizione.
A guidarlo è stato scelto Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace e figura di spicco a livello internazionale, noto per aver promosso il microcredito come strumento di sviluppo economico. La sua nomina è stata accolta con entusiasmo dalla società civile e ha segnato un cambio di rotta rispetto al passato autoritario del paese.
La nuova amministrazione, composta da accademici, attivisti per i diritti umani e alcuni leader delle proteste studentesche, ha promesso di riformare il sistema politico ed economico del Bangladesh. Yunus ha descritto la caduta della Lega Awami come “una seconda liberazione”, ponendo l’accento sulla necessità di superare le logiche clientelari e rafforzare le istituzioni democratiche.
La repressione e le violenze post-elettorali nelle manifestazioni in Bangladesh
Nonostante la svolta politica, le tensioni e le manifestazioni in Bangladesh non si sono placate. Nei giorni successivi alla fuga di Sheikh Hasina, il paese è stato teatro di episodi di violenza e vendette politiche. Alcune sedi della Lega Awami sono state incendiate, mentre negozi e proprietà legate all’ex governo sono stati vandalizzati. La casa-museo dedicata a Sheikh Mujibur Rahman, padre dell’indipendenza del Bangladesh e figura centrale della narrazione storica della Lega Awami, è stata presa di mira dai manifestanti.
Gli stessi manifestanti si sono più volte recati presso gli edifici di rappresentanza del Governo di Hasina, accusando il suo Governo di voler smantellare la Costituzione del 1972.
Parallelamente, si sono verificati scontri tra gruppi di opposte fazioni politiche e atti di violenza indiscriminata. Oltre 250 persone hanno perso la vita in questi giorni di caos, mentre centinaia di sostenitori dell’ex governo sono stati arrestati o sono fuggiti per evitare rappresaglie. La polizia, in parte smobilitata, ha faticato a ristabilire l’ordine, con molti agenti timorosi di ritorsioni da parte della popolazione.
Il ruolo strategico del Bangladesh nella geopolitica globale
Al di là della crisi interna, il Bangladesh sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel contesto geopolitico dell’Indo-Pacifico. Situato in una posizione strategica tra India, Cina e i paesi del Sud-est asiatico, il Paese è un punto nevralgico delle rotte commerciali internazionali. Le grandi potenze guardano con attenzione agli sviluppi di Dhaka, con gli Stati Uniti impegnati a contenere l’espansione dell’influenza cinese nella regione.
L’instabilità politica e le conseguenti manifestazioni in Bangladesh potrebbero avere ripercussioni anche in Europa, dove il paese è tra i principali fornitori di manodopera migrante. Gli arrivi di cittadini bangladesi attraverso il Mediterraneo sono in aumento, con l’Italia come principale destinazione all’interno dell’Unione Europea. La situazione attuale rischia di intensificare il fenomeno migratorio, spingendo sempre più persone a cercare migliori opportunità altrove.
Il governo di transizione, dunque provvisorio, guidato da Muhammad Yunus si trova ora di fronte a sfide immense. La ricostruzione dell’ordine pubblico, la lotta alla corruzione e la riforma del mercato del lavoro sono solo alcune delle priorità da affrontare. Inoltre, la necessità di pacificare il paese e garantire una transizione democratica senza nuove derive autoritarie rappresenta un compito arduo.
C’è poi chi si è fermamente opposto alle dure repressioni che sono state messe in atto in questi ultimi mesi: un avvocato della Corte Suprema ha infatti affermato che tutte le operazioni di ripristino dell’ordine pubblico hanno sempre e solo portato alle “violazioni dei diritti fondamentali”, sottolineando che tutti gli arresti – compresi questi ultimi – non porteranno alla tanto aspirata stabilità interna.
Nonostante le difficoltà, l’avvento di una nuova leadership ha suscitato speranze tra la popolazione, in particolare tra i giovani che hanno guidato le proteste. Resta da vedere se il governo ad interim sarà in grado di mantenere le promesse di cambiamento e traghettare il Bangladesh verso un futuro più stabile e democratico.
Lucrezia Agliani
















