Manifesto Provita a Firenze: la campagna degli antiabortisti invade l’Italia

Cartelloni affissi su muri e camion anche a Genova e Cosenza

Le iniziative degli antiabortisti si stanno diffondendo in tutto il Paese.

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Un’altra città un altro manifesto ProVita: questa volta si tratta di Firenze e i luoghi scelti non sono affatto casuali. Un furgone recante il cartellone con l’immagine di un embrione e la scritta:

“Non sono un fatto politico. Non sono un’invenzione della Chiesa. Sono un bambino, guardami!”

è stato visto prima presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi e poi presso l’ospedale della Asl. Inoltre il suddetto furgone si è anche fatto un giro in piazza Ferrucci, vicino all’ospedale Piero Palagi (ex IOT). Questi sono i luoghi in cui si può effettuare un’interruzione volontaria di gravidanza nel capoluogo toscano. L’intento dell’associazione antiabortista appare dunque chiaro: appostandosi nelle vicinanze di centri in cui le donne vanno a praticare un aborto, vuole influire sulla loro scelta attraverso questo manifesto ProVita, in modo da farle desistere. Un fatto gravissimo, che va a minare alla base quelli che sono i diritti sessuali e riproduttivi delle donne. Alcuni dipendenti delle strutture sanitarie interessate da questa campagna antiabortista hanno segnalato all’Asl tali iniziative.

Ma non è la prima volta che si sente parlare di un manifesto ProVita, già agli inizi di Aprile era scoppiata una rivolta sul web a causa del maxi cartellone affisso a Roma, che recava la scritta:

“Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito”.

Tale cartellone era stato poi fatto rimuovere dalla sindaca Raggi, ProVita era insorta gridando alla censura, ma probabilmente ignora che le affissioni pubblicitarie nella Capitale sono disciplinate secondo quanto segue:

“Art. 12 bis del Regolamento sulle Pubbliche Affissioni del Comune di Roma:
Contenuto del messaggio pubblicitario:
1. E’ vietata l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto contenga stereotipi e disparità di genere, veicoli messaggi sessiste, violenti o rappresenti la mercificazione del corpo femminile.
2. E’ altresì vietata l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, delle abilità fisiche e psichiche.
3. E’ altresì vietata l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto promuova il gioco d’azzardo”.

Dunque il Comune di Roma ha agito secondo legge, non c’è stato alcun abuso di potere né alcuna censura. E come non citare anche il manifesto di Citizen Go secondo cui: “L’aborto è la prima causa di femminicidio del mondo”?




Ma Citizen Go non si è arreso e neanche ProVita ha rinunciato a diffondere le sue idee, continuando a far circolare furgoni e ad affiggere manifesti antiabortisti in altre città italiane, gli slogan adoperati sono sempre scioccanti, eccone un paio:

“Il bambino a 11 settimane dal concepimento. Sai perché 7 ginecologi su 10 si rifiutano di praticare l’aborto? Ora lo sai”.

e

“Mamma, non ti pentirai di avermi avuto… E se proprio non puoi tenermi con te, dammi in adozione, fammi vivere!”.

Certo, una gravidanza dura ‘solo’ nove mesi e poi il bambino si può dare in adozione. Che saranno mai 40 settimane di gestazione? Passano in un lampo, non è vero? E delle nausee, del vomito, dei capogiri, della stanchezza e delle eventuali complicazioni durante il travaglio e il parto, ne vogliamo parlare? O anche quelle si possono dare in adozione a qualcun altro? Ovviamente, questo non è e non vuole essere un invito a non procreare, anzi: ogni donna ha il diritto di diventare madre, se e quando lo desidera. Ma deve essere una sua scelta, non ci devono essere interferenze esterne da parte di ProVita, Citizen Go, Chiesa e altri.

Da nord a sud, tutta l’Italia è stata coinvolta in una campagna antibortista ad opera di ProVita. Alla vigilia dell’anniversario dell’approvazione della legge sull’aborto (22 maggio 1978), a partire dal 21 maggio, è iniziato un tour di ProVita e altre associazioni in difesa della vita in oltre 500 città italiane. Il 23 maggio a Genova si è svolta una manifestazione contro il manifesto ProVita affisso nelle vicinanze della parrocchia di Santa Zita. 250 persone hanno sfilato lungo corso Buenos Aires, gridando a gran voce:

“Non ci faremo intimorire – la libertà di scelta è stabilita dalla legge che difenderemo con ogni mezzo”.

e ancora

“Sul nostro corpo decidiamo noi”.

Una portavoce del movimento femminista Non Una Di Meno, Laura Guidetti, ha dichiarato:




“A Genova il manifesto non è stato tolto perché il sindaco non l’ha percepito come offensivo nei confronti delle donne che hanno usufruito di una legge dello Stato. Inoltre la battaglia che quest’associazione sta conducendo contro la 194 crea un problema di sicurezza perché senza la legge le donne che per diversi motivi non possono portare avanti una gravidanza dovrebbero ricorrere all’aborto clandestino”.

Ma ProVita ha replicato, sostenendo che quel manifesto è una

“libera manifestazione del pensiero” e il Sindaco Marco Bucci “ha compreso la gravità della richiesta oscurantista ed ha rifiutato di rimuovere i manifesti: cancellare immagini e frasi che fanno riflettere, poiché dicono la verità, se pure con modalità che possono non piacere, non servirebbe a rendere più libere le donne”.




A dare man forte alle associazioni femministe sono state le famiglie arcobaleno del comitato Liguria Rainbow, il cui coordinatore Stefano Musso ha dichiarato:

“Siamo qui a difendere la libera scelta delle donne e siamo costernati che da un lato le donne che portano avanti una gravidanza per i nostri figli vengano criticate, dall’altra vengono attaccate le donne che decidono in base a una libera scelta di abortire. Siamo esterrefatti da un atteggiamento così ideologico che non entra in realtà nella vita delle persone”.

Ma il manifesto ProVita è giunto anche in Calabria, per la precisione a Cosenza, a riportare l’avvistamento è stato il Movimento Marielle Presente Cosenza, sulla sua pagina Facebook:

“Foto in allegato scattata in data 23 maggio 2018 a Cosenza, sì 2018, avete letto bene…purtroppo!!! 
Quarant’anni dopo la promulgazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza in Italia, le donne incontrano ancora ostacoli impensabili e il loro diritto a scegliere è tutt’altro che rispettato, men che meno garantito.
NOI NON CI STIAMO! IL MOVIMENTO MARIELLE PRESENTE COSENZA NON ACCETTA azioni, attività e qualsivoglia osteggiamento che metta in pericolo la libertà delle donne e la loro salute! Secondo il Comitato per i Diritti Umani dell’ONU infatti, tali azioni contribuiscono ad aumentare gli aborti clandestini. RIFLETTIAMO, DENUNCIAMO, LOTTIAMO!!!!!!!!  #noinoncistiamo”.

Quando finirà tutto questo? Fino a quando si protrarrà questa indegna campagna contro i diritti femminili? Quando le donne saranno davvero libere di scegliere del proprio corpo?

Carmen Morello

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