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Home Attualità

Manipolazione dei bisogni: il potere della pubblicità sul consumismo

by Giulia Ortaggio
11 Lug 2025
in Attualità
Reading Time: 3 mins read
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Manipolazione dei bisogni: come la pubblicità guida ci guida
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La pubblicità è un fenomeno complesso che rientra nelle componenti fondamentali del mondo del marketing che, grazie alla sua comunicazione persuasiva riguardante idee o servizi diffusi tramite i media da uno sponsor ufficiale, influenza profondamente la società. Ma al centro di tutto c’è un meccanismo potente:la manipolazione dei bisogni.

La manipolazione dei bisogni nella quotidianità

È logico, guardando al ruolo che la pubblicità ha assunto nella nostra quotidianità, pensare che questa si intrecci con i vari aspetti sociali, culturali ed economici. Inoltre ad oggi la logica pubblicitaria ha preso piede in ogni aspetto delle nostre vite influenzando non solo i nostri consumi ma anche la percezione individuale che abbiamo dei nostri bisogni, plasmando ciò che riteniamo desiderabile. La manipolazione dei bisogni diventa allora la base su cui si fonda l’intera sistema pubblicitario.

Ci viene promesso che se compriamo quel determinato prodotto allora ci sentiremo sicuramente meglio e perché no, anche felici; siamo attratti da una felicità facile che soddisfi i nostri bisogni. Ma quali sono i nostri reali bisogni?

Pubblicità e costruzione culturale dei bisogni

Con la pubblicità la percezione che ne abbiamo adesso è stata falsata in quanto certe pubblicità ti inducono a pensare che hai bisogno di qualcosa e così nascono nuovi “falsi bisogni”. Se ci sono spot che creano nuovi bisogni ci sono anche altri che ti spingono a scegliere una marca particolare di dentifricio rispetto a quella che compri da oltre cinque anni. In questo senso qualsiasi idea un spot pubblicitario faccia sorgere nella tua testa rimane pericolosa, il meccanismo alla base è sempre lo stesso così come lo è l’idea di farti espandere i bisogni.

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In qualche modo si tratta di una perdita di tempo

Non solo la pubblicità ci toglie tempo che potremmo dedicare di base ad altre attività ma, noi non ci guadagnamo niente anzi, ci viene tolta la capacità di riflettere per quei minuti a causa dell’immediatezza del messaggio che spesso non permette neanche di approfondire.

La pubblicità è colonna portante dell’intera struttura del sistema capitalista. Di conseguenza non si tratta più solamente della singola promozione di un prodotto ma è diventato uno dei linguaggi primari attraverso cui oggi organizziamo la nostra piccola realtà. Infatti plasma i nostri ritmi, la nostra percezione del tempo, dello spazio, le nostre relazioni e persino la relazione con noi stessi e il nostro corpo.

È possibile quindi immaginare un mondo senza pubblicità?

Se immaginassimo un mondo senza pubblicità allora metteremmo in discussione l’architettura del capitalismo stesso, le basi su cui esso si fonda. Ma cosa ci accumunerebbe se potessimo scegliere cosa guardare o come vestirci senza venire costantemente influenzati? La pubblicità ti rende libero ma solo all’interno del costume. È una delle colonne portanti del capitalismo che porta al consumismo e alla distruzione della soggettività e senza di essa il capitalismo non riuscirebbe ad ottenere il consenso di cui ad oggi gode poiché verrebbe percepito come un ciclo di consumazione e produzione.

Il circolo vizioso della manipolazione dei bisogni

La pubblicità però non solo sostiene direttamente il sistema capitalista ma lo alimenta instaurando un circolo vizioso in quanto più consumi, più vieni influenzato dalla pubblicità, più i tuoi bisogni ti vengono indotti e quindi più consumi.

Non ci accorge della manipolazione dei bisogni nell’immediato

Il linguaggio pubblicitario di base non è sbagliato ma è sbagliato il modo in cui ce ne siamo appropriati per indurre una manipolazione in chi guarda. Non è solo uno strumento di vendita ma è un mezzo che se usato in modo realmente responsabile può essere un ottimo promotore di un cambiamento che sia sociale che ambientale.

La pubblicità non dovrebbe essere manipolazione dei bisogni

Piuttosto dovrebbe essere un nuovo modo di comunicare con il pubblico incentivando un nuovo uso della pubblicità fondato sull’identità e sulla creatività in modo da diffondere e costruire più cultura. Il primo passo per rendere attuabile questo cambiamento è quello di riappropriarci del nostro rapporto con i media e i messaggi che riceviamo ogni giorno e così fare riemergere il nostro senso critico che ci permetta di distinguere i bisogni reali da quelli indotti e solo così possiamo acquisire una nuova consapevolezza che come società ci renderà meno manipolabili.

Giulia Ortaggio

Tags: attualitàItaliamanipolazionePubblicitàsocietà
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