Manovra fiscale 2019: condono per gli abusivi della sanità

Tramite un emendamento alla manovra fiscale, voluto dai 5 Stelle, anche chi non ha titolo potrà iscriversi agli albi di alcune professioni sanitarie.

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La manovra fiscale della discordia

La manovra fiscale 2019 è stata approvata dal Senato dopo accesi dibattiti tra maggioranza e opposizioni. Quanto scritto nel testo ufficiale ha lasciato con l’amaro in bocca quasi tutte le categorie nominate, dalla Pubblica Amministrazione ai pensionati. Quello che doveva essere il governo del cambiamento, si è dimostrato in sostanza essere il governo dello sfaldamento.
Per mantenere le utopistiche promesse elettorali, tra cui spiccano reddito di cittadinanza e quota 100, il governo ha infatti disatteso le speranze di molti.
Le professioni sanitarie sono, in ordine di tempo, l’ultimo settore a unirsi al coro delle lamentele. Un emendamento voluto dal Movimento 5 Stelle infatti ha inserito nella manovra fiscale una vera e propria deroga agli abusivi della sanità.
L’iscrizione ad alcuni ordini delle professioni sanitarie è ora possibile anche per coloro che hanno esercitato, per anni, senza titolo abilitante.
Si allenta così la stretta voluta dall’ex ministro Beatrice Lorenzin.

Il maxi-condono per gli abusivi

La modifica alla legge 42/99 ammette all’iscrizione agli albi chi ha lavorato nel settore sanitario almeno 36 mesi, anche non continuativi, nell’arco di 10 anni.
Basta aver svolto, per il suddetto periodo di tempo, professioni che rientrano nei campi infermieristici o assistenziali in senso lato. Questi includono ostetrici, esperti della riabilitazione, tecnici-sanitari (come il radiologo) e professionisti della prevenzione.
Il condono, previsto dal comma 283 della manovra fiscale, prevede inoltre l’iscrizione a speciali elenchi ministeriali. Questi saranno pubblicati dal Ministero della Salute entro 60 giorni dall’approvazione definitiva.
La possibilità di registrarsi a queste liste scadrà il 31 dicembre del prossimo anno.
L’iscrizione all’albo, specificano dal Ministero, non è un’equiparazione a un titolo di studio.
La deroga per gli abusivi, così come stata chiamata da alcune associazioni, non comporta aumenti di stipendio. Nemmeno modifiche alle tipologie di contratto in essere o l’accesso a corsi di formazione per il rilascio di titoli.

Reazioni delle associazioni

Nonostante il Ministero smentisca sia un’equiparazione, non ci sono molti altri modi per definirla. L’emendamento va infatti a garantire diritti di accesso all’ordine anche a chi non possiede i requisiti minimi di titolo.
Un esempio di categoria fortemente colpita è quella dei massaggiatori professionisti. Se prima, per essere abilitati alla professione, si doveva possedere un titolo statale o una certificazione ministeriale, ora non ci sono limitazioni del genere.
La federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica parla di una vera e propria “breccia nel sistema sanitario nazionale”. Secondo questa essere iscritti all’albo significava principalmente dimostrare la propria competenza, garantendo soprattutto la qualità del servizio per il paziente.



L’ AiFi, associazione che rappresenta i fisioterapisti, definisce l’emendamento come una “sanatoria globale per gli abusivi”. In più, chiama in causa direttamente il governo e la “scusa dei posti di lavoro. Il Ministero della Salute aveva infatti difeso la manovra, dichiarando che la modifica salvasse posti di lavoro precedentemente ignorati.

Il 2019 si preannuncia un anno difficile dal punto di vista sociale, lavorativo ed economico. L’emendamento alla manovra fiscale, inoltre, conferma le avvisaglie dei mesi scorsi: a chi è al governo sta dannatamente antipatico chi ha studiato.

Stefano Mincione

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