“Restituisci i soldi subito!”: oltre al danno, anche la beffa per Margherita Sambin

L’ospedale di Padova chiede indietro una somma enorme. Sembra uno scherzo ma non lo é. La disperazione di Margherita Sambin

Il fatto

Una cartella esattoriale da 100.000 euro è stata recapitata alla vedova di Antonio Benvegnù, l’uomo a cui nel 2002 venne impiantata una valvola cardiaca mal funzionante. In questo modo l’ospedale di Padova intende recuperare il risarcimento dato per il decesso di suo marito, a causa dell’impianto difettoso: all’epoca dei fatti emerse che non si trattava solo di cattivo funzionamento, ma anche di un losco e vergognoso giro di tangenti.

Nelle parole di Margherita Sambin al Mattino di Padova tutta la sua angoscia: “Me l’aspettavo, visto com’è finito il processo penale. Ma non pensavo che l’Azienda ospedaliera si sarebbe rivolta all’Agenzia delle Entrate, rifiutando qualunque dialogo. In base alla cartella esattoriale devo pagare 100mila euro entro 60 giorni. Ma io vivo di una pensione di reversibilità di mille e 10 euro al mese.”



Le sentenze

Nel 2002  gli inquirenti avevano iniziato ad indagare sul centro sanitario padovano Gallucci e su quanto fatto dal primario Dino Casarotto, autore dell’impianto che provocò la morte a Antonio Benvegnù. Gli investigatori erano venuti a capo della questione, scoprendo che le valvole provenienti dal Brasile erano difettose e che il distributore italiano,Vittorio Sartori, aveva offerto tangenti ai medici, per imporne l’uso in ospedale. Al termine del processo di primo grado il primario venne condannato per omicidio colposo, lesione e corruzione e l’ospedale di Padova, a risarcire la vedova. Così anche in secondo grado, ma la Cassazione fece finire la vicenda in prescrizione, indicando come unica responsabile l’azienda produttrice brasiliana. Sia il medico che l’ospedale furono assolti. Gli imprenditori brasiliani si resero irreperibili.

La disperazione della vedova

Margherita Sambin spiega che l’indennizzo che le era stato dato, era solo una parte della provvisionale che le spettava, disposta dalla sentenza di primo e secondo grado e quasi tutta la somma è stata spesa per gli studi della figlia, la casa e le spese legali. La donna si è rivolta al governatore del Veneto e al Ministro della salute, sperando che possano comprendere le sue difficoltà e darle un valido supporto:

“Come è possibile perdere tutto senza colpa? Ma forse ho una colpa: volevo sapere la verità. Volevo sapere perché è morto mio marito”.

Tra le lacrime la donna dice di sentirsi messa al muro e sicuramente non si aspettava un simile atteggiamento:

“Non trovo giusto essere stata messa in croce a 69 anni. È assurdo. Disumano”

Anna Lattanzi   

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