Mario Pirovano è un attore teatrale, traduttore e interprete degli spettacoli di Dario Fo da più di 30 anni. Ha incantato il pubblico di tutto il mondo, o meglio li ha fatti sbellicare dal ridere con il solo potere della sua voce, del suo corpo e dei testi di Dario Fo.
Oggi ricorre la Giornata Mondiale del Teatro: è stata istituita dall’International Theatre Institute e da esperti dell’UNESCO per la prima volta il 27 Marzo 1962. Ogni anno viene richiesto ad una personalità del teatro, della musica e della cultura in genere di scrivere un messaggio.
Nel 1997 Dario Fo vinse il Premio Nobel con la seguente motivazione
Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi.
In quest’epoca di crescente autoritarismo ho chiesto al suo più longevo e costante discepolo, Mario Pirovano, di condividere un messaggio per la Giornata Mondiale del Teatro.
Mario Pirovano ha incontrato Dario Fo nel 1983 e non lo ha più lasciato. Era a Londra, lavorava in un’agenzia di viaggi, il teatro era l’ultimo dei suoi pensieri. Ma venne a sapere che Dario Fo e Franca Rame erano a Londra
Volevo semplicemente salutarli e dimostrare il mio affetto e la contentezza per il fatto che fossero venuti a Londra. Avendo lavorato sempre in fabbrica, sapevo benissimo che loro avevano fatto spettacoli per gli operai, facevano spettacoli per loro quando erano licenziati o quando venivano chiuse le fabbriche. Lasciavano l’incasso della serata per le famiglie di questi operai che erano in sciopero. Sapevo che Franca aveva difeso le persone che avevano occupato le case in Viale Tibaldi, qui a Milano. Era il movimento delle case occupate. Franca organizzava spettacoli e i soldi raccolti venivano dati a queste persone.
Mi avevano chiesto come mai ero lì, di dove ero, gli avevo raccontato tutto. A un certo punto gli dico che sto per andare a vedere una galleria d’arte. E Dario si alza, non dico seccato, ma non se lo aspettava che non volessi vedere lo spettacolo! Gli rispondo che non ho il biglietto. Così Dario me lo procura e vedo questo Mistero Buffo.Ho riso per due ore e mezza. Il giorno dopo ero di nuovo lì.
Io mi sono innamorato di loro due, per come erano, per come si comportavano, dentro e fuori dal teatro. Come si esprimevano, come facevano le cose, come recitavano. Io adoravo il momento dei prologhi ad esempio. Perché erano pieni di ironia, di satira, di allegorie sulla politica, sulla società, sui furbi, sui maneggioni della politica…
Quando Mario Pirovano arriva in Italia va da Franca Rame e Dario Fo per starci una settimana, invece ci rimarrà per più di vent’anni. Ma è solo nel 1991 che accade qualcosa per cui inizierà a fare l’attore. Mario è alla Libera Università di Alcatraz fondata da Jacopo Fo.
Sento un gruppo di ragazzini delle medie chiacchierare del più e del meno. Usano un linguaggio piuttosto pesante. Sentire questi ragazzi che si offendevano l’uno con l’altro pensando si trattasse di un gioco, mi indignò. Sapevo benissimo che questo parlare non era un gioco, poteva anche diventare qualcosa di diverso, alcuni si stavano offendendo. A quel punto lasciai il lavoro che stavo facendo e andai direttamente di fronte a loro e gli dissi: ragazzi ma voi siete pazzi? Io avrei voluto registrarvi, così adesso vi farei ascoltare le parole che vi stavate scagliando contro allegramente. Tre o quattro di questi mi guardano in cagnesco e se ne vanno. Ma la maggior parte dei ragazzi, rimasti colpiti, non sanno cosa dire. Neanche io sapevo più come proseguire, quando mi viene l’idea di raccontargli alcuni brani del miracolo di Gesù Bambino del Mistero Buffo. Fu un trionfo, la sapevo tutta, nessuno lo poteva immaginare, neanche io!
Se non fosse stato per questi ragazzi probabilmente io e te in questo momento non staremmo parlando. L‘origine è stata una provocazione! E questo ha molto a che fare con la nascita del teatro in generale.
E così si sparge la voce per tutta Alcatraz e la sera i giovani reclamano Mario Pirovano, vogliono che faccia Mistero Buffo. Dario Fo viene a saperlo dal figlio e probabilmente muore dalla voglia di vederlo, ma succede solo a Firenze.
È il 1992 e Dario Fo viene invitato in Università per una lezione. L’aula straborda di giovani, Mario Pirovano fatica a trovare posto. È li quasi per caso, Dario ha dimenticato un libro e chiede a Mario di portaglielo. Quando gli studenti chiedono a Dario di fare un pezzo di Mistero Buffo, lui si rifiuta. Sta parlando da due ore e la sera andrà in scena, è stanco. È a quel punto che guarda Mario Pirovano. Mario cerca di opporsi, ma non c’è niente da fare.
Mi sentivo crocifisso! Mi sentivo una tremarella addosso, non avevo mai fatto uno spettacolo con così tanto pubblico. E mai davanti a Dario. Non avrei mai cominciato se Dario rimaneva lì a guardarmi. E così lui è uscito. Come ha chiuso la porta, ho cominciato. Faccio la prima battuta, la seconda battuta, a un certo punto vedo dal fondo della sala che Dario non resiste, apre piano piano la porta per sbirciare. Ma io ormai a quel punto ero lanciatissimo, avevo già preso due o tre applausi appena aperta. Non lo vedevo neanche più, ero totalmente dentro la storia. Dario è venuto verso di me, mi ha preso il braccio e me l’ha alzato in segno di vittoria. E ha detto agli studenti, io vi garantisco che non ho mai visto nessuno fare questo pezzo come l’ha fatto questo qui! E mi ha abbracciato. Venne altre volte a vedermi, quasi sempre di nascosto. E proprio dopo una di queste volte mi disse questo spettacolo è anche tuo Mario. Perché ho sempre rispettato quello che mi aveva insegnato, senza copiare, senza strafare, l’ho fatto mio. Oggi mi piacerebbe trasmettere il teatro che ho imparato da Dario ai più giovani.
Mario Pirovano è stato il primo a tradurre Lo Santo Jullare Francesco in lingua inglese, portandolo in tutti e cinque i continenti. Ha creato anche per la Spagna un grammelot che gli Spagnoli chiamano Itagnolo
Ma tu pensa far ridere il pubblico tailandese con il Bonifacio VIII, una roba che non avrei mai immaginato, un pubblico di Bangkok, ti rendi conto? In Palestina i bambini si sbellicavano dalle risate per il miracolo di Gesù Bambino.
Ma cosa c’è di universale secondo te? Perché il pubblico di tutto il mondo ride a questi testi, a questi spettacoli?
Perché tratta di temi antichissimi come la disperazione, le malefatte del potere, le ipocrisie, il cinismo. Il pubblico di tutto il mondo si riconosce in queste cose. Alcuni reagiscono con grande difficoltà, hanno proprio dei crampi allo stomaco, li vedi che si contorcono, che gli stai mettendo in discussione i loro valori, le loro certezze, i loro assolutismi. Altri si abbandonano alla risata grassa, strabordante, li vedi che godono come dei pazzi. Tutti e due questi tipi di pubblici sono a loro volta comici, allo stesso modo per me, che sono sul palco.
Qual è l’insegnamento di Dario Fo più grande?
Coerenza e leggerezza allo stesso tempo. E poi l’instancabilità, era infaticabile. Dario sembrava a volte trasandato, per quel che riguardava la sua persona magari lo era anche, ma sul lavoro era una persona serissima. Quando si dice per far ridere bisogna essere seri. Un’altra cosa che mi colpiva sempre di Dario, era l’empatia che riusciva a mettere in atto. Era interessato a sapere cosa pensavano le persone comuni che incontri per strada di questa sua lettera che aveva scritto, di questo suo pezzo di testo.
Che cos’è il teatro oggi?
Io sono cresciuto con questo teatro di Dario Fo, molto lontano dall’intrattenimento. Mi sembra invece che oggi quello che va per la maggiore è questo teatro dell’entertainment e mi trovo un po’ spiazzato. Che cosa ci lascia, che cosa ci dà?
Con Mario Pirovano riflettiamo come molti protagonisti del teatro di oggi abbiano ereditato la passione di Dario Fo per la lotta sociale, ma pochi la capacità di far ridere
Dario lo diceva sempre, quando si arriva al fondo della tragedia, è proprio lì che scatta la comicità. È la comicità che ti fa comprendere. Il dramma e la tragedia ti portano alla commozione, piangi ma poi finisce tutto, mentre la risata ti porta alla vera coscienza. Ecco perché il potere detesta la risata.
Nel 2013 Dario Fo scrisse il messaggio per la Giornata Mondiale del Teatro, invocava una nuova cacciata dei teatranti per uscire dalla crisi. Chiedo a Mario Pirovano il suo messaggio per il 2025
Il mio è un appello…nonostante tutto, nonostante i momenti travagliati che sta passando l’umanità, andate a teatro perché il teatro fa sempre bene.
Mario Pirovano sarà a Buccinasco sabato 29 marzo con Mistero Buffo. Il ricavato andrà a Sostieni il Sostegno, associazione milanese che da oltre vent’anni promuove, valorizza e diffonde la cultura dell’accoglienza e dell’inserimento scolastico sostenendo progetti proposti da famiglie con minori in situazioni di difficoltà dovute a disabilità fisiche, psichiche o di disagio in genere.
















