Chi era Maritsa, la nonna che allattava i migranti

Fu candidata al Premio Nobel per la Pace, grazie alla sua semplice e genuina bontà

“Ci comportiamo da esseri umani. Se hanno rischiato di annegare, vuol dire che là non potevano restare”

Fonte immagine: iskra.gr
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E’ il simbolo dell’umanità umile, della bontà semplice, della limpidezza e della genuinità.

E’ Maritsa Mavrapidou, donna conosciuta agli occhi del mondo come la “nonnina” dell’isola greca di Lesbo, famosa per esser stata immortalata in uno scatto del 2015 mentre allattava con un biberon un piccolo migrante appena sbarcato.




Fonte immagine: CNN International
Maritsa ci ha abbandonati ieri, all’età di 89 anni. Ma la potenza di questa storia è che non si circoscrive intorno a un’unica figura, bensì è il frutto di una rete solidale di donne pronte ad aiutare il prossimo, mosse dall’empatia e dal semplice spirito di fratellanza. Nella fotografia di cui ho parlato prima, sono infatti raffigurate altre due nonnine: una è Efstatia, 95enne, cugina di Maritsa; l’altra è Aemilia Kamvisi, la più giovincella del trio, di anni 88.

Premio Nobel per la Pace

La loro avventura quotidiana era la medesima. Per mesi hanno fatto avanti e indietro dall’entroterra alla costa, portando beni primari, pane fatto in casa e abiti nuovi ai profughi che approdavano sulla spiaggia. Per questo senso di umanità, le tre donne sono diventate il simbolo di una Grecia che non si lascia piegare davanti alle complicazioni della crisi economica, che porge entrambe le guance a chi ha bisogno e che dona anima e cuore per gli altri. Ecco perché sono addirittura state candidate al premio Nobel per la Pace del 2016, assegnato poi al presidente colombiano Juan Santos per l’accordo con le Farcs.
Anche noi discendiamo da rifugiati” disse Maritsa in un’intervista, spiegando che la sua famiglia era arrivata sull’isola greca dalla Turchia nel 1922, a seguito di un traumatico scambio di popolazione tra i due paesi. “Se hanno rischiato di annegare, vuol dire che là non potevano restare. Ci comportiamo da esseri umani. Parole semplici e immacolate, uscite da bocca analfabeta ma carica di una cultura profonda che abbraccia pienamente il secolare e sacro valore greco della filantropia.

Il ricordo di Maritsa

Il primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras, appena è venuto a conoscenza della morta della nonna di Lesbo, ha twittato commosso un ricordo. “Maritsa Mavropoulou, una delle tre nonne di Lesbo che ha aperto le braccia ai profughi arrivati sull’isola, ci ha lasciato. Nonna Maritsa sarà per sempre un simbolo di solidarietà e amore. Condoglianze alla sua famiglia”.  
Ma anche l’opposizione, guidata dal leader conservatore Kryiakos Mitsotakis, ha voluto ricordare Maritsa, definendola “l’immagine dell’umanità dei greci”.  Cordoglio anche dall’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, che ricorda come “l’iconica fotografia di Maritsa Mavrapidou, Efstratia Mavrapidou e Aimilia Kamvysi che allattano un piccolo rifugiato nel villaggio di Skala Sikamineas a Lesbo mostrò la compassione greca per i rifugiati e commosse il mondo”. 

Ilaria Genovese 

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