Mark Charles, attivista navajo, candidato alle elezioni 2020.Che aspettarsi?

Con la sua candidatura, Mark Charles, di padre navajo, denuncia il dominio dei proprietari terrieri bianchi a fondamento degli Stati Uniti d'America.

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La candidatura di Mark Charles alle elezioni presidenziali del 2020 sfata diversi miti sulla politica americana, e ci suggerisce che un’alternativa è possibile al di fuori dei due principali partiti che si alternano al potere, i Repubblicani e i Democratici.

“Nel 2016 Donald Trump vinse le elezioni promettendo di rendere l’America di nuovo grande”, spiega Mark Charles, “e per non essere scavalcata, Hillary Clinton rispose dicendo ai suoi sostenitori che l’America è già grande”. Non c’è nulla di fondamentale che distingua questi due partiti

“We the people never meant all the people”




Attivista e blogger in difesa dei diritti dei nativi americani, Mark Charles è egli stesso figlio di padre indiano navajo e madre americano-olandese. È proprio a partire dall’esperienza storica dei nativi americani che egli denuncia la vera eredità politica degli Stati Uniti, sin dal suo testo fondamentale, la Costituzione.  Le prime parole della Costituzione, “noi il popolo”, non hanno mai voluto indicare tutto il popolo, dice Charles, spiegando questa affermazione con l’assenza di qualsiasi pronome femminile o di riferimento agli afroamericani e con l’esclusione esplicita dei nativi non soggetti a tassazione (art. 1, sez. 2, comma 3).

A immagine e somiglianza della classe proprietaria

Charles spiega che la Costituzione e lo Stato americano si basano sugli interessi dei proprietari terrieri bianchi, e che questa eredità è riconosciuta sia da Trump che dalla Clinton, con un’unica sfumatura a dividerli: Trump non è soddisfatto dal livello di tutela di tali interessi. Non c’è da stupirsi se la storia degli Stati Uniti è allora una storia di saccheggio, rapina, sfruttamento, massacri e schiavitù. Una storia che continua ancora oggi, come dimostra il tasso di incarceramento degli afroamericani, la sopraffazione dei diritti dei nativi (Charles cita il caso del 2005 che oppose la città di New York e gli indiani Oneida) e l’oppressione di genere.

La posta in ballo alle elezioni

Nella sua campagna elettorale, così come nel suo attivismo politico, Charles si fa testimone dell’ingiustizia storica che è stata perpetrata nei confronti dei nativi americani. Ma non fa solo questo. Egli lancia la chiamata per un dibattito nazionale su razza, genere e classe. Cosa significa, però, esattamente? Se Mark Charles ha ragione ad individuare la radice delle disuguaglianze nel dominio dei proprietari terrieri bianchi, non sembra prestare particolare attenzione alle reali dinamiche di potere. Prima di tutto, come può uno stato intrinsecamente suprematista bianco (come egli lo descrive), accettare uno schietto dibattito nazionale come quello che Charles propone?

Mark Charles e Bernie Sanders

Se è vero che gli Stati Uniti sono stati fondati a immagine e somiglianza dei proprietari terrieri inglesi e protestanti, oggi questa classe ha una fisionomia leggermente diversa. Stiamo parlando della classe dei miliardari che Bernie Sanders ha denunciato come il principale male della società americana. La campagna alle primarie democratiche dell’anziano senatore del Vermouth per le elezioni del 2016 è stata uno degli eventi politici più importanti degli ultimi decenni, e ha mostrato come esista un grande spazio negli Stati Uniti per una politica dalla parte dei lavoratori, delle lavoratrici e degli sfruttati.

Uscire fuori dal sistema bipolare

Sanders è rimasto opportunisticamente all’interno del Partito Democratico, così come i Democratic Socialist of America, un gruppo interno ai democratici in grande crescita tra i giovani e i lavoratori che lo sostiene alle elezioni. Charles ha totalmente ragione sulla natura del Partito Democratico e sulla necessità di creare un progetto politico al di fuori di un tale partito, che è ed è sempre stato uno strumento politico inutilizzabile per chi voglia combattere le ingiustizie sociali. Tuttavia, la sua analisi storico-politica, per quanto corretta e interessante, rimane piuttosto sul vago.

Testimonianza o cambiamento?

Senza un vero programma, la candidatura di Mark Charles rimarrà una semplice testimonianza, mentre la campagna di Bernie Sanders si fonda su rivendicazioni molto sentite dai giovani e i lavoratori, di qualunque colore della pelle, genere o orientamento sessuale. Sanders rivendica il ruolo dei sindacati sui posti di lavoro, l’abolizione del debito universitario per gli studenti, l’accessibilità dell’università e delle cure mediche per tutti, propugnando la nascita di un sistema pubblico di servizi, parla di diritto alla casa e di un piano per costruire milioni di case popolari etc.

L’economia entra dalla finestra

Il tema più importante della politica americana, e quello meno frequentato da Mark Charles è ormai indiscutibilmente l’economia. Su una riforma del sistema economico si basa la propaganda di Bernie Sanders, così come quella di Trump ruota attorno alla crisi economica. Se Sanders vuole riparare le ingiustizie economiche, Trump ha trasformato i dibattiti di politica economica in ordinarie discussioni da saloon. Così come sull’economia si basa la campagna di un altro candidato outsider, l’imprenditore Andrew Yang, che difende l’idea di un reddito universale di sussistenza, una proposta che cerca di fare leva su un sentimento diffuso.

Quello che ci insegnano le candidature di Charles e di Sanders sulla politica americana è che il suo sviluppo dovrà avvenire ad un certo punto fuori dai Repubblicani e i Democratici, e che senza un programma che sia in grado di affrontare i nodi economici delle ingiustizie sociali, nessuna forza politica avrà gambe per camminare.

 

Francesco Salmeri

 

 

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