Marte nella cultura pop: omaggio al Pianeta Rosso

Il 2020 è sicuramente l’anno di Marte, che quest’estate sarà al centro della nostra attenzione

Il primo appuntamento è fissato per il 14 luglio, quando il Mohammed Bin Rashid Space Centre inaugurerà la missione Hope. Scopo del lancio sarà studiare l’atmosfera marziana, i cicli stagionali del pianeta e i suoi cambiamenti climatici. Il 20 luglio invece la NASA aprirà il sipario sulla missione Mars 2020 con il lancio di un nuovo rover. Perseverance salperà da Cape Canaveral, Florida, alla volta del Canale Jezero con l’obiettivo di raccogliere campioni di roccia e terra da analizzare.
Marte nella cultura scientifica – e non solo – è da sempre oggetto di interesse, e il fascino che esercita sulla nostra immaginazione non è certo un fenomeno dell’ultima ora. Da decenni l’umanità si interroga sui misteri del Pianeta Rosso nelle pagine dei libri, nelle note delle canzoni e sul grande schermo.

Marte e la letteratura, amore a prima vista

Tutto ebbe inizio con l’invasione dell’Inghilterra ad opera dei marziani. Queste le premesse de La guerra dei mondi, il capolavoro di Herbert George Wells che ha ridefinito il nostro modo di immaginare Marte. E’ nelle pagine di questo straordinario romanzo del 1898 che nasce il classico stereotipo del “marziano”, un alieno tecnologicamente e intellettualmente superiore all’uomo pronto a colonizzare il nostro pianeta.

Un altro capolavoro legato al protagonismo di Marte nella cultura letteraria sono le Cronache marziane di Ray Bradbury, pubblicato in Italia per la prima volta nel 1954. Al contrario di Wells, Bradbury si concentra sui nostri futuri tentativi di conquista di Marte in un ciclo di racconti dal sapore malinconico e introspettivo. Sul Pianeta Rosso vengono proiettati scenari, nevrosi e ossessioni del tutto terrestri, senza peraltro rinunciare a una sottile critica alla nozione (tutt’altro che aliena) di colonialismo.

E gli uomini della Terra vennero su Marte. Vennero perché avevano paura o perché non l’avevano, perché felici o infelici, perché erano come i Padri Pellegrini che avevano fondato le colonie americane, o perché non erano come i Padri Pellegrini.

Ray Bradbury, Cronache marziane

L’Italia non è immune al fascino di Marte. Già nel 1907 Emilio Salgari esplorava il pianeta con la fantasia, immaginando il viaggio nel tempo di un miliardario annoiato fino al lontano 2003. Il futuro che descrive Salgari ne Le meraviglie del Duemila è popolato di terrestri vegetariani e pacifisti, capaci di scambi quotidiani con Marte e con i suoi abitanti.

Marte e il cinema, attacchi marziani e astronauti dispersi

Tra il Pianeta Rosso e il grande schermo è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Da Marte distruggerà la Terra! (1959) a oggi, Marte nella cultura cinematografica è stato immaginato, descritto e ricostruito in studio decine di volte. E ogni volta ha cambiato volto, arricchendosi di dettagli man mano che si susseguivano le esplorazioni spaziali.

Negli anni ’90 Marte era popolato. Lo immagina il regista Paul Verhoeven in Atto di forza (1990) e lo suggerisce il comico RocketMan (1997), lanciato appena un anno dopo le missioni Global Surveyor e Pathfinder. E naturalmente è la premessa dell’iconico Mars attacks! di Tim Burton (1996), dove i marziani che invadono il Nevada vengono sconfitti dalla musica country. Un’evidente parodia ai film di fantascienza del periodo, che regala un’esilarante prospettiva di come potrebbe reagire il mondo all’annuncio di un’invasione aliena.

Parlerò in diretta su tutte le reti, metterò il completo blu di Cerruti… E mi ci vorrà un bel discorso, Jerry! Un frullato di dichiarazioni memorabili con un tono di fondo più alla mano, amichevole. Un misto tra Abramo Lincoln e la famiglia Robinson tanto per avere un’idea! 

Il Presidente degli Stati Uniti in Mars attacks!

Negli ultimi anni Marte è cambiato ancora ai nostri occhi. L’ambiente ostile immaginato da Brian De Palma in Mission to Mars (2000) è divenuto la landa desolata in cui l’astronauta Mark Watney è costretto a sopravvivere in The Martian (2015). Le invasioni marziane hanno lasciato il posto alle tempeste di sabbia rossa, ma Marte continua ad affascinare con le sue contraddizioni e ombre cariche di mistero.

Marte e la musica, da David Bowie a Opportunity

Innegabile l’avvenenza di Marte nella cultura musicale. Il Pianeta Rosso ha attraversato stili e decadi, ispirando generi musicali e artisti differenti.

Gli anni ’70 sono stati indubbiamente un periodo d’oro. A partire dalle evoluzioni jazz di Sun Ra in Blues on Planet Mars del 1968 si arriva agli indimenticabili Life on Mars? di David Bowie e Rocketman di Elton John, ispirato proprio alle Cronache marziane di Ray Bradbury. Gli anni ’90 regalano invece le derivazioni tecno di The Martian, dei Journey to the Martian Polar Cap, e l’interpretazione di Ennio Morricone, autore della colonna sonora di Mission to Mars.

Non solo Marte è entrato nella musica, ma la musica ha raggiunto Marte. Nell’aprile del 2018 un’epocale tempesta di polvere si abbatteva sul rover della NASA Opportunity, in esplorazione da diversi anni sul Pianeta Rosso. Il rover, alimentato a energia solare, entrava quindi nella fase dormiente più lunga mai sperimentata. Per ristabilire le comunicazioni, la NASA ha tentato la via della musica: tra le canzoni selezionate nella playlist creata per Opportunity  figurano Wake Me Up Before You Go-Go degli Wham!, The Trooper degli Iron Maiden e I Will Survive di Gloria Gaynor.

Carlotta Biffi

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