Martina Trevisan: la favola di una tennista rinata al Roland Garros

Termina ai quarti di finale la favola di Martina Trevisan al Roland Garros.

Ieri sera, la giovanissima polacca Iga Świątek, con un tennis di altissimo livello e una solidità mentale da veterana, ha avuto la meglio sulla nostra connazionale.

Poco importa, Martina il suo torneo l’aveva già vinto.

In carriera non aveva mai battuto una top 100. E in questo strano Roland Garros, giocato eccezionalmente in autunno a causa dello stop forzato dei mesi scorsi, ne ha battute quattro di fila. Dopo aver superato le qualificazioni, infatti, la Trevisan ha sconfitto la connazionale Camila Giorgi e altre tenniste di ottimo livello, tra cui la n. 8 del mondo Kiki Bertens.

Le armi della Trevisan? Tanto cuore, un gran dritto mancino e un atteggiamento mentale praticamente perfetto.




Martina Trevisan, giovane promessa del tennis italiano

Martina, a 15 anni, è una promessa del tennis femminile. A livello juniores, raggiunge la posizione n. 57 della classifica mondiale e conquista le semifinali di doppio a Wimbledon e al Roland Garros. Ma il peso delle aspettative, e una delicata situazione familiare, in lei rompono qualcosa.

Ho iniziato a sentire, forte, la fretta attorno a me di cogliere i frutti prima che l’albero avesse il tempo di radicarsi nel terreno. […] Dentro di me sentivo di avere una sorta di responsabilità. Come se la mia ferrea dedizione al gioco avesse in qualche modo potuto curare le ferite della famiglia intera. Io dovevo essere la cura, non potevo certo stare male. Avrei fatto bene a farlo, stare male intendo. Avrei dovuto imparare a pretendere ritmi più tranquilli, per vivere con maggiore leggerezza un momento per me tanto delicato.

Il dramma dell’anoressia

Combattevo contro tutto ciò che rappresentava il mio passato da atleta, sul quale tutti avevano riposto grandi speranze ed ambizioni, dimentichi della persona che dietro quell’atleta soffriva. Detestavo il mio corpo muscoloso e mi imponevo diete al limite della sopravvivenza pur di perdere peso. 30 grammi di cereali e un frutto la sera. Era quanto mi bastava per stare in piedi, e per far preoccupare mia madre, che correva a cogliere le pesche dagli alberi pur di vedermi mangiare qualcosa. Nella mia testa, come in un paradosso, avevo l’impressione che solo sparendo le persone sarebbero riuscite a vedermi davvero, ad interessarsi. Ad occuparsi di me.

Martina, ad ogni modo, il tennis non lo aveva abbandonato del tutto. In quel lungo periodo di assenza dai tornei, decide infatti di dare lezioni al Circolo Tennis Pontedera.

Mi sono messa ad insegnare. L’assenza della competizione mi rilassava. Ma ad un certo punto ho sentito che mi mancava qualcosa.

Martina è consapevole di non potercela fare da sola, e con l’aiuto di un professionista esce vittoriosa da quel periodo così buio.

La rinascita di Martina

Anno 2014. Comincia per la tennista toscana una lenta ma costante risalita. Alla fine dell’anno sarà n. 517 al mondo. A fine 2019, invece, 153. In mezzo ci sono 9 titoli nel circuito ITF, vinti tutti su terra battuta.

Il 2020 comincia con la qualificazione al tabellone principale dell’Australian Open, ottenuta grazie alla vittoria, al turno decisivo delle qualificazioni, sulla ex n. 5 del mondo Eugenie Bouchard. Verrà poi sconfitta al primo turno da Sofia Kenin, vincitrice del torneo.

Martina Trevisan e la sua favola al Roland Garros

Ricorderemo il Roland Garros 2020 per averci fatto conoscere Martina e la sua bellissima storia, il suo sorriso, la sua tenacia.

Da lunedì prossimo, Martina sarà n. 83 del mondo. All’età di 26 anni si è regalata, di fatto, una nuova  carriera.

Dove potrà arrivare la Trevisan? Si staranno chiedendo in tanti. Riuscirà un giorno a vincere uno Slam?  Non importa.

Martina, la partita più importante della sua vita, l’ha già vinta giocando alla grande. Il resto non conta.

Il messaggio che posso dare è quello di non mollare mai e di cercare la luce. Anche nei momenti più difficili, quando sembra veramente che la vita non ti voglia bene. Perché la luce c’è e arriverà.

Simone Rosi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *