Il ricordo di un grande artista: Masaccio

Masaccio, innovazione alle origini del Rinascimento

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Probabilmente non tutti sanno che oggi cade l’anniversario di nascita di uno dei più grandi e celebri maestri dell’arte italiana rinascimentale: Masaccio.




Questo celebre artista toscano nacque, infatti, il 21 dicembre del 1401. Figlio di un notaio e nato in una famiglia di costruttori di casse in legno (il suo vero nome era, infatti, Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai), Masaccio è considerato il fondatore dell’Umanesimo in pittura, accanto ad altre importanti personalità come quelle di Donatello e del Brunelleschi.

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La sua figura è importante perché segna uno spartiacque: egli ebbe l’ardire di rifiutare lo stile all’epoca dominante sulla scena internazionale- il gotico- per lasciarsi, invece, ispirare da suoi più innovativi contemporanei (e conterranei); fu così che, facendo propria la plasticità di Donatello ed incorporando nelle sue opere la prospettiva di Brunelleschi, Masaccio diede vita allo stile rinascimentale che tanto ci rende ancora orgogliosi di essere italiani.

La rottura con l’epoca precedente e la carica di novità dei suoi lavori sono evidenti anche in opere apparentemente tradizionali: è il caso delle pale d’altare, tipiche dell’epoca, come quella di Sant’Anna Metterza (laddove per “Metterza” si intende “mi è terza”, secondo una definizione toscana che indicava il rango subalterno della santa rispetto alla Madonna ed a Gesù, con la stessa raffigurati), del 1424, in cui alcuni sapienti ed arditi dettagli lasciano abilmente trasparire la modernità e la raffinata tecnica pittorica, come la mano di Sant’Anna di scorcio, l’andamento dei paramenti e delle vesti di Maria e la struttura stessa delle figure presenti nell’opera.

L’opera, anche se realizzata con la collaborazione del più anziano Masolino da Panicale (col quale l’artista condivise gran parte del proprio lavoro, a partire dal Trittico Carnesecchi del 1423), evidenzia dunque con tutta chiarezza la sua nascita per mano di Masaccio; ciò al punto che molti critici non dubitano nell’attribuire a quest’ultimo tutti gli innovativi aspetti sopra richiamati.

Ma l’opera per la quale forse Masaccio è più celebre (e che tutti avrete studiato sui libri di scuola) è la Cappella Brancacci: iniziata dal solo Masolino, la cappella, situata nel transetto destro della Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze, è ancor oggi considerata uno dei più alti esempi della pittura rinascimentale.

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Qui il lavoro di Masaccio e Masolino fu magistrale: i due, infatti, allestirono un unico ponteggio, sul quale si alternarono al fine di evitare fratture stilistiche (riuscendo nel loro intento grazie anche all’adozione di un’unica scala cromatica e di un unico punto di vista). Fu così che diedero vita ad una imperitura pagina della storia dell’arte italiana, che racchiude varie scene dell’iconografia cristiana: dalla Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, forte nella plasticità del suo realismo e nell’ancoraggio- grazie ad un gioco di abili ombreggiature- delle figure al terreno, passando per il Tributo, che fonde tre scene grazie all’unicità prospettica, in barba alla diversità dei momenti cronologici, fino alla Resurrezione del figlio di Teofilo e san Pietro in cattedra, purtroppo quasi definitivamente perduta.

Del resto, la forza dirompente dell’innovatività delle opere di Masaccio gli fruttò da subito- e per tutta la vita- fortuna: il suo lavoro fu alacre, rivolgendosi tanto agli enti ecclesiastici, quanto ai privati, ed egli poté così agevolmente permettersi di rimanere iscritto lungamente all’Arte dei Medici e Speziali (una delle maggiori corporazioni artistiche fiorentine), pagandone gli elevati contributi.




Morì a Roma nel 1428 (sicuramente nel periodo estivo, anche se non si conosce con esattezza la data).

Il suo contributo al patrimonio artistico e culturale italiano, però, è tale da non meritare, ancora  a distanza di vari secoli, di finire nell’oblio.

 




Lidia Fontanella

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