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MASKual Harassment: le molestie sessuali nei ristoranti ai tempi del Covid

di admin
28 Dic 2020
in Attualità
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Maskual harrasment
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Niente mancia per le cameriere che non accettano di abbassare la mascherina: il fenomeno MASKual Harassment è sempre più diffuso negli USA, e affonda le radici nell’insicurezza salariale delle lavoratrici.

“Fammi vedere la faccia, così so quanto lasciarti di mancia”, “Devo stare a distanza, non posso toccarti?”, “Mi fai vedere le tue labbra?”: sono solo alcune delle frasi che molte cameriere statunitensi sarebbero costrette a sopportare da quando lavorano con la mascherina. L’associazione One Fair Wage, che si batte da anni per l’equità salariale negli USA, ha coniato il termine MASKual Harassment per descrivere il fenomeno: da “mask” (mascherina), “sexual” (sessuale) e “harassment” (molestia). Ossia la molestia sessuale ai tempi del coronavirus.



Il report prodotto dall’associazione evidenzia come il fenomeno delle molestie sessuali nel mondo della ristorazione sia profondamente legato al cosiddetto “sistema della mance”. Negli USA, come è noto, le mance dei clienti costituiscono la principale fonte di reddito per i camerieri. In una simile situazione, risulta difficile per le lavoratrici difendersi dalle molestie e i soprusi messi in atto dai clienti.  Le cameriere sarebbero così costrette a sopportare in silenzio avance sgradite, battute fuori luogo e insulti sessisti; ben consapevoli che una reazione stizzita potrebbe tradursi in una drastica decurtazione della mancia.

MASKual Harassment: quando l’incertezza salariale avvantaggia i molestatori

Secondo le testimonianze raccolte dal report, le molestie sessuali ai danni delle lavoratrici del settore sarebbero addirittura aumentate dall’inizio dell’emergenza Covid. Il 58% degli intervistati ha inoltre affermato di trovarsi in difficoltà nel far rispettare le regole nel locale: chiedere a un cliente di mantenere le distanze, o di indossare la mascherina, significa rischiare di dire addio alla mancia. Un rischio che nessun cameriere vorrebbe correre, soprattutto in un momento così difficile per il settore.

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La crisi innescata dalla pandemia ha infatti colpito duramente il mondo della ristorazione, finendo per aggravare anche le ingiustizie contrattuali già esistenti. Negli Stati Uniti la retribuzione minima stabilita per i camerieri si attesta sui 2,13 dollari orari. Il resto dello stipendio dipende dalle mance dei clienti: un sistema contro cui One Fair Wage si batte da anni, definendolo una forma di schiavitù legalizzata. Non si tratta di un’esagerazione: il salario base è talmente basso, che più della metà dei lavoratori intervistati non ha raggiunto nemmeno la soglia minima necessaria per ottenere l’assegno di disoccupazione; perdendo così ogni forma di sostentamento durante i recenti mesi di inattività forzata.

A causa di questa instabilità occupazionale e retributiva, i dipendenti della ristorazione (donne in primis) sono tra le categorie maggiormente soggette al pericolo delle molestie. Si potrebbe pensare che un simile rischio derivi soprattutto da colleghi e superiori: ma non bisogna sottostimare il problema delle violenze verbali ad opera dei clienti.

La molestia ai tempi del coronavirus

Ora che i ristoranti statunitensi hanno ricominciato ad aprire al pubblico, ai vecchi problemi se ne sono aggiunti di nuovi. Primo fra tutti, il pericolo di contrarre il virus durante i turni di servizio; un rischio amplificato dalla superficialità con cui molti datori di lavoro applicherebbero i protocolli di sicurezza, incuranti della salute dei dipendenti.

La maggior parte dei lavoratori intervistati ritiene inoltre che le mance siano drasticamente diminuite in seguito alla pandemia; secondo molti di loro, la causa sarebbe da rintracciare proprio nelle misure di sicurezza imposte dal personale, che risulterebbero indigeste a molti avventori.

Il sistema della mance garantisce infatti al cliente una sorta di potere sul personale di sala. Le molestie sessuali ne sono l’esempio più spaventoso. Senza il terrore di vedersi decurtare la mancia, le lavoratrici sarebbero forse più libere di reagire di fronte alle condotte inappropriate dei clienti. I dati lo confermano: nei sette Stati federali che hanno deciso di aumentare la paga minima dei camerieri, il numero delle molestie riportate dalle lavoratrici si è addirittura dimezzato.

Purtroppo, la maggioranza delle cameriere statunitensi dipende ancora dal sistema della mance. Un sistema a cui la pandemia ha aggiunto un nuovo, grottesco risvolto: il MASKual Harassment, per l’appunto. Chiedere alla cameriera di abbassarsi la mascherina, per valutarne l’aspetto, prima di concedere la mancia, non è solo un’evidente forma di oggettivazione, che riduce il valore professionale della donna alla mera apparenza estetica; è anche il frutto di una precisa dinamica di potere, in cui sessismo e classismo si intrecciano tra di loro. Il cliente sa benissimo che la cameriera, in un simile momento di precarietà, non potrà rispondergli per le rime; anche a costo di mettere a rischio la propria salute, privandosi della mascherina.

La soluzione migliore sembra essere quella prospettata da One Fair Wage: istituire per legge un salario decoroso per la categoria, liberando le lavoratrici dal ricatto della mancia.

Elena Brizio

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