Le vittime senza nome del massacro razziale di Tulsa

Nuovi resti trovati durante l’ultima ricerca nell’area del cimitero di Tulsa

Si tratta di almeno dieci corpi, ritrovati in quella che sembra una vera e propria fossa comune mai contrassegnata all’interno dell’Oaklawn Cemetery. A fare la scoperta, la dottoressa Kary L. Stackelbeck, archeologa dello stato di Oklahoma, insieme a Scott Hammerstedt, ricercatore, e Phoebe Stubblefield, antropologa forense dell’Università della Florida. I tre ricercatori stavano conducendo uno scavo archeologico per ritrovare i resti delle vittime del massacro di Tulsa, avvenuto nel 1921.

Quello che abbiamo scoperto indica che ci troviamo in un’area molto grande all’interno della quale parecchi individui sono stati sepolti. Questo costituisce di fatto una tomba di massa
– Kary Stackelback, archeologa degli scavi

Quello che ancora non appare sicuro ai ricercatori, però, è l’effettiva appartenenza delle bare di legno e dei corpi al massacro di Tulsa. Le condizioni dei resti ossei inoltre, rendono necessari ulteriori esami per affermare che le vittime siano associate agli eventi del massacro. La tomba di massa scoperta con il nuovo scavo, pur non essendo contrassegnata da nessuna indicazione, si trova in un’area conosciuta come “original 18” e dedicata proprio alla sepoltura delle vittime del massacro di Tulsa.

Cosa è successo nel 1921?

Iniziato come una ricerca in nome della verità, con questo scavo, viene riportata alla luce una storia taciuta e ormai quasi centenaria.
Il disordine razziale di Tulsa si verificò nel 1921, ma potrebbe essere inserito ancora oggi tra le pagine di attualità dei giornali. La vicenda ebbe inizio dopo che che Dick Rowland, un ragazzo afroamericano, fu ingiustamente accusato di aver molestato una donna bianca. Il Tulsa Tribune, giornale locale, scrisse che «un negro aveva attaccato una ragazza» e in molti proposero il linciaggio, a quel tempo punizione di prassi comune in Oklahoma. Guidati dal Ku Klux Klan, i bianchi si rivoltarono violentemente contro il distretto di Greenwood, dando fuoco ai negozi e alle attività gestite da afro-americani.



Separato dal resto della città da una ferrovia, il quartiere Greenwood era abitato da circa undicimila persone afroamericane che riuscivano ad autosostenersi con le loro attività. Ma l’insolita prosperosità che gli abitanti del cosiddetto “black wall street” erano riusciti a conquistare non era vista positivamente dal resto degli abitanti di Tulsa. Quotidianamente, le attività di Greenwood venivano additate come fonti di mescolanza razziale, immoralità e concorrenza ai bianchi.

La storia dimenticata del massacro di Tulsa

Il processo a Dick Rowland ha fornito il pretesto perfetto per una violenta rimostranza bianca che ha dato il via ad uno sconvolgimento discriminatorio violento. Dal 31 giugno al 1 luglio 1921 la feroce rappresaglia ha incendiato case, raso al suolo negozi negozi, ospedali, chiese e distrutto qualsiasi luogo abitato dalla comunità afroamericana, annientando più di trentacinque isolati del distretto. Una rivolta di stampo razziale che si è trasformata in una breve e sanguinosa guerra civile dalle conseguenze tragiche. Negli anni, tutti i tentativi di identificare il numero delle vittime hanno date risposte poco esaustive mentre il ricordo sconvolgente di quel massacro è stato seppellito sotto le ceneri della memoria collettiva. All’alba dei suoi cento anni, la scoperta archeologica appena realizzata potrebbe aggiungere un nuovo tassello di verità ad una storia che non può essere sepolta.

Carola Varano

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