Massimo Ferrero: sequestrati beni per 2,6 milioni di Euro

L'esuberante presidente del club blucerchiato è indagato per diverse ipotesi di reato.

Dalla Sampdoria sarebbero spariti più di 1,2 milioni.

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Una visita tutt’altro che di piacere quella effettuata dalla Guardia di Finanza al presidente della Sampdoria Massimo Ferrero. Lo scorso Mercoledì mattina, il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria ha bussato alla porta di Ferrero contestando diverse ipotesi di reato: emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, appropriazione indebita, autoriciclaggio, truffa e impiego di denaro di provenienza illecita.

Oltre a Ferrero, sono state indagate altre 5 persone: la figlia Vanessa, il nipote Giorgio Ferrero e la compagna Manuela Ramunni, oltre ai manager Marco Valerio Guercini e Andrea Diamanti.



Chi è Massimo Ferrero

Nato a Roma nel 1951 è un imprenditore cinematografico. Istrionico e dal carattere decisamente vivace fin da bambino (si fece 6 mesi in un carcere minorile) Ferrero ha 2 matrimoni alle spalle e 5 figli, due avuti dall’attuale compagna. Negli anni 90 entra nel mondo del cinema finanziato dalla moglie. Produce diversi film -non propriamente di successo- e acquista 60 sale cinematografiche di Roma. Dal 2014 è presidente della Sampdoria.

Massimo Ferrero: dalla Sampdoria spariti 1,2 milioni di Euro

La stagione della squadra blucerchiata non sta attraversando un periodo particolarmente brillante e questa notizia non aiuta certamente a ritrovare la serenità. L’indagine è scattata quando la Gdf ha notato delle transazioni finanziarie anomale provenienti dalla società genovese. Il denaro sparito sarebbe quello legato alla cessione del giocatore Pedro Obiang al West Ham, nell’estate 2015.

I soldi sarebbero stati distratti con l’utilizzo di fatture false emesse da una società riconducibile sempre al presidente Ferrero e usati per sanare i debiti di altre imprese di sua proprietà. La Sampdoria dice la sua in una nota:

“Il club è sicuro della correttezza del proprio operato, altrettanto fiducioso rispetto al lavoro della Magistratura”.

 

Alberto Pastori

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