Si al matrimonio gay negli USA. Barack Obama è soddisfatto

Fonte: businessinsider.com
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Gli Stati Uniti riconoscono i diritti delle coppie omosessuali, la campagna Lush #GayIsOk e il Gay Pride.

Volevo iniziare questo post parlando dell’iniziativa di Lush, celebre ‘bottega’ inglese che produce cosmetici naturali. Volevo raccontarvi dell’iniziativa mondiale di Lush in difesa dei diritti delle coppie LGBT, della campagna #GayIsOk, dei saponi dorati con impresso l’hashtag, delle foto pubblicate a centinaia sui social con selfie della simpatica saponetta e dell’importante slogan.

Fonte: businessinsider.com

Ma mentre cerco su Twitter proprio questi selfie con l’hashtag #GayIsOk, iniziano a comparire tweet di utenti da tutto il mondo che diffondono e informano su quella che risulta essere la vera notizia, la vera svolta: la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha stabilito che il matrimonio è un diritto garantito dalla Costituzione anche alle coppie omosessuali.

Cosa significa questo? Vuol dire che tutti i 50 Stati del Paese dovranno permettere a due persone dello stesso sesso di sposarsi e riconoscere i matrimoni omosessuali contratti in altre parti del Paese. Erano infatti ancora 13 gli Stati che ancora vietavano il matrimonio gay e che dovranno ora adeguare la loro legislazione dopo la sentenza della Corte Suprema.

Lo stesso presidente Usa, Barack Obama, ha espresso le sue congratulazioni agli attivisti e a tutti gli americani per il risultato raggiunto. Obama ha infatti divulgato la notizia sul proprio profilo Twitter utilizzando l’hashtag #lovewins, ‘l’amore vince’, affermando che “oggi è un grande passo nella nostra marcia verso l’uguaglianza”.

E intanto nelle nostre principali città, come Bologna e Milano, i sostenitori dei diritti LGBT si preparano a sfilare per il Gay Pride di domani, sabato 27 giugno. Complimenti a chi sostiene questo cambiamento e a chi crede e combatte per l’uguaglianza non solo dei doveri ma anche e soprattutto dei diritti di tutti: uomini, donne, gay, lesbiche, bisessuali e trans.

Una sola domanda: arriverà anche per il nostro Paese un giorno come quello che oggi stanno vivendo gli Stati Uniti d’America?

 

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