Matteo Salvini non fa politica: è lo showman dell’odio e della violenza

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Le provocazioni di Matteo Salvini non sono in favore di nessuna ideologia politica, incitano soltanto all’odio e alla violenza.

Negli ultimi giorni sul web si è tanto discusso della decisione di Matteo Salvini di citofonare a una famiglia tunisina , residente nel quartiere bolognese Pilastro, per chiedere se in casa ci fossero o meno spacciatori. “Lei spaccia?” la domanda, ormai diventata  l’ennesimo slogan, posta di fronte alle telecamere in seguito alla segnalazione della signora Annarita Biagini, che abita nella stessa zona.

L’anziana signora ha una storia travagliata alle spalle: suo figlio, malato di SLA e tossicodipendente, ha deciso di porre fine alla sua vita con una dose letale. Ogni donna e ogni madre con lo stesso passato sarebbe diventata un’accanita guerrigliera contro la droga e l’uso di sostanze stupefacenti. Quello che non è normale, tuttavia, è girare armata per un quartiere, pronta a sparare in caso di minaccia.

In seguito alla sua denuncia, il paladino della giustizia Matteo Salvini è corso in soccorso,  ma il suo coinvolgimento mediatico ha innescato ben altre dinamiche: l’auto della donna è stata vandalizzata e danneggiata. 

Questi comportamenti ostili sono il frutto di mesi e mesi di incitamento all’odio e alla paura del diverso. Non è normale che una donna giri armata pronta a sparare perché non si sente protetta. Non è normale che subisca atti di vandalismo per una denuncia.

Droga e tossicodipendenza sono temi molto seri, non si può liquidarli facendo una battuta, o anche peggio, sfruttarli per avere voti. Le provocazioni di Salvini sono pericolose, non c’è da scherzare, perché mettono in moto dinamiche che in un paese civile non dovrebbero mai verificarsi.  Non si può girare impunemente armati, né si può rischiare di subire vandalismo per una denuncia.

Quella del leader della lega non è politica. Lui decide di percorrere le strade più facili e meglio messe in mostra così che tutto il popolo del web possa vedere quanto siano sante le sue azioni, ma nel frattempo non tocca mai il nocciolo di nessun problema. Il “Santo” Salvini lascia che la gente di sbrani a vicenda, è l’ennesima battagli dei poveri: lui accende la miccia, ma la bomba non gli scoppia vicino, non lo tange, sono sempre e solo gli italiani a farne le spese. E non per colpa degli immigrati, ma a causa del suo incitamento alla violenza. La vicenda del Piccolo Cinema America,a Roma, è solo una dei tanti esempi di odio e razzismo messi in atto da Salvini, che nel frattempo se la gode.

Strumentalizzare un tema così delicato  come quello della droga è una bassezza, ma dovremmo essere abituati agli atteggiamenti poco ortodossi di Matteo.  Dovrebbe far riflettere che lui si reca a Pilastro per portare pace e amore e invece scatena solo reazioni vili e incivili.

Che abbia scelto di bussare proprio alla porta di un tunisino, poi, è un tutto dire. Ok la denuncia, ma perché non si è ugualmente presentato alla porta di un ricco banchiere o avvocato bolognese per chiedere “lei le evade le tasse”?! Ma a chi servirebbe? Questo non farebbe ugualmente notizia e non scatenerebbe una guerra tra poveracci.

Lo showman Salvini ha preso di mira una zona complessa di Bologna, dinamica, molto mutata nel corso del tempo. Un quartiere di periferia con parecchi problemi, ma che sta ripercorrendo la strada del riscatto, come vogliono sottolineare gli stessi residenti, che infatti hanno organizzato una manifestazione pacifica il 24 gennaio. Queste iniziative sono l’unico faro nella tempesta: rappresentano la speranza che, oltre hai tanti esempi d’odio, c’è ancora una bella fetta di popolazione che non si lascia abbindolare.

 

Antonia Galise

 

 

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