Mattinieri o nottambuli? Amare la mattina o la notte è genetico

Mattinieri o nottambuli? Allodole o gufi? Al mondo esistono due tipi di persone: c’è chi ama alzarsi subito in piedi alle prime luci dell’alba, senza perdere neanche un’ora di sole per tutte le attività della giornata, e chi invece tira tardi la notte pieno di energie e la mattina rimane tra le braccia di Morfeo il più a lungo possibile. I due cronotipi sono associati a due animali, caratterizzati da un tipo di vita notturno, come il gufo, o mattiniero, come l’allodola. A lungo si è discusso se fosse una questione di indole, di abitudine o di fattori fisiologici.



Orologi biologici e ritmi circadiani

Se fossimo stati creati per schizzare fuori dal letto appena svegli, dormiremmo tutti nel tostapane. (Garfield)

La scienza ha cercato il motivo di un comportamento così differente all’interno della stessa specie e la spiegazione sembra essere un gene, il Per3. Questo gene fa parte di una famiglia che regola il ritmo circadiano tramite l’ipotalamo, l’orologio biologico che modera i nostri tempi di sonno e veglia.

I ritmi circadiani sembrano avere un’origine antichissima: già le protocellule avevano questo meccanismo per proteggere il DNA dai raggi ultravioletti, per questo motivo la loro replicazione avveniva con il buio. Tornando agli esseri umani, il ritmo circadiano è un importante regolatore di ormoni, come cortisolo e melatonina, della temperatura corporea e di altre componenti fisiologiche del nostro corpo. Il ritmo circadiano è finemente sincronizzato con la quantità di luce solare alla quale siamo esposti.

Geneticamente mattinieri o nottambuli

Quindi, sia che vi alziate alle prime luci dell’alba o che scegliate proprio quel momento per andare a dormire, non c’è un modo migliore per vivere la giornata se non quello che vi è più congeniale. Le ricerche nell’ambito delle dinamiche del sonno spiegano che è la lunghezza del gene Per3 a condizionare il cronotipo. Chi ama stare sveglio la notte, i gufi, avrebbe il gene Per3 molto corto, al contrario di chi si sveglia presto la mattina  sarebbe portatore di una copia del gene molto più lunga. Ancora non è chiaro in che modo la lunghezza del gene possa influenzare il cronotipo. La ricerca in quest’ambito sarà molto importante anche per comprendere alcune patologie legate al sonno.

Ciò che è evidente, per il momento, è che per i nottambuli, cercare di allinearsi ai ritmi dei mattinieri potrebbe avere conseguenze non proprio piacevoli. Sembrerebbero soffrire, infatti, del jet lag, una discronia, come quando attraversiamo più fusi orari in aereo. La soluzione a questo problema, per i nottambuli, sarebbe di cercare un lavoro che possa essere compatibile con i loro bioritmi.

Che siate allodole o gufi, l’importante è dormire una media di 6/7 ore, per permettere al corpo di ricalibrarci per la giornata successiva. La ricerca ha ancora tanti segreti da svelarci sul sonno e sui ritmi circadiani: è difficile che un solo gene influenzi un meccanismo così complicato ed elaborato.

Giulia Fasano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *