Maurizio Cecconi: non un eroe, ma un orgoglio italiano nel mondo

Si chiama Maurizio Cecconi, è un medico di 42 anni, primario di Anestesia e Terapia intensiva dell’Humanitas di Rozzano (Milano), e ha appena ricevuto uno di quei riconoscimenti che valgono, da soli, una carriera e una vita intera.
ll prestigioso giornale dei medici americani “Journal of the American medical association” (Jama) lo ha appena definito uno dei tre “eroi della pandemia”. Insieme a lui l’oculista di Wuhan, Li Wenliang, morto di coronavirus dopo averne denunciato la gravità, e Anthony Fauci, l’immunologo della task force Usa.

Il merito di Maurizio Cecconi sta nell’aver raccontato e avvertito il mondo intero di quello che stava accadendo. È stato il medico che per primo ha guardato dritto in una telecamera e ha raccontato al mondo cosa accadeva all’inizio della crisi lombarda. Per settimane ha organizzato videoconferenze con migliaia di colleghi in tutto il mondo per condividere Notizie e strategie riguardanti l’emergenza del Covid-19, permettendo di contenere il contagio nel mondo intero e salvando migliaia di vite anche fuori dai nostri confini nazionali.

Si tratta di uno straordinario e meritato riconoscimento a un uomo che dopo 14 anni di lavoro nel Regno Unito, da due anni ha deciso di tornare a lavorare nel suo Paese.
Il dottor Maurizio Cecconi può essere quindi definito un cervello di ritorno, uno dei tanti che ha fatto carriera all’estero per poi restituire al suo Paese le proprie competenze e capacità.

Come ogni collega, Maurizio Cecconi dice di sentirsi “travolto da uno tsunami”. La lontananza da moglie e figli è una prova dura. Ma fra le emozioni di questi due mesi che sembrano lunghi secoli ce ne sono di positive.

“Abbiamo dato un letto a chiunque ne avesse bisogno. Abbiamo imparato a sorridere con gli occhi: le bardature ci lasciano liberi solo quelli. Abbiamo stretto la mano a tutti i pazienti che non ce l’hanno fatta, senza lasciarli mai soli. Medici, infermieri e staff dell’ospedale, abbiamo dimostrato un’unione incredibile. La parola eroe non mi piace, ma quella orgoglio sì. E di quel che stiamo facendo sono orgoglioso, quando torno a casa sfinito”.

E allora lui è Maurizio Cecconi, non un eroe, ma un orgoglio italiano nel mondo.

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