I tre motivi per cui Mediaset “si sposta” nei Paesi Bassi

Innanzitutto Mediaset non si sposta, ma si fonde con la gemella spagnola in una società di nuova costituzione

Il diritto societario olandese permette di dare maggior peso agli azionisti più anziani: così Fininvest riesce ad avere la meglio su Vivendi, dopo le vicende legali degli scorsi anni.

Mediaset si sposta nei Paesi Bassi
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Mediaset si sposta nei Paesi Bassi? No, cioè sì. O meglio: tecnicamente si dovrebbe fondere con Mediaset España e confluire in una società olandese di nuova costituzione. Gli obiettivi sono il taglio dei costi e una gestione più efficiente, ma soprattutto l’utilizzo di una modalità di voto in assemblea più favorevole ai Berlusconi.  

Il prossimo 4 settembre i consigli di amministrazione di Mediaset e Mediaset España proporranno ai loro azionisti la fusione con la holding Mediaset Investment NV, società di nuova costituzione che ha sede legale nei Paesi Bassi. Il gruppo, rinominato Mediaforeurope NV, sarà quotato alla Borsa di Milano e di Madrid. E’ quindi improprio dire che Mediaset si sposta nei Paesi Bassi, perché avrà sempre sede fiscale in Italia. La decisione arriva dopo l’acquisizione di quasi il 10% del gruppo radiotelevisivo tedesco Prosiebensat.1  Media e riflette l’intenzione del gruppo di diventare un player europeo della tv generalista.

A livello tecnico,  l’operazione verrà portata avanti tramite una fusione inversa delle due società oggi esistenti nella società olandese di nuova costituzione. La fusione delle due Mediaset dovrebbe portare a ingenti tagli nei costi, stimati attorno ai 100-110 milioni di euro all’anno entro il 2023.

Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato di Mediaset, ha parlato di “nuova casa per un broadcaster paneuropeo”, con sede nei Paesi Bassi, dove le regole per chi affronta un cambiamento di questo genere garantiscono una stabilità di azionariato. Fininvest, grazie alla fusione, deterrà quindi il 35,43 % di MFE, ma avrà comunque più della maggioranza dei diritti di voto. Non si tratta però di delocalizzazione. Nulla cambierà infatti per la produzione e per la tassazione. E allora perché questo trasferimento-non trasferimento?

Per aumentare l’efficienza del gruppo




A oggi Mediaset controlla Mediaset España per più del 50%, ma la prima è quotata in Italia e l’altra in Spagna. Secondo l’amministratore delegato questo genera delle problematiche amministrative e burocratiche, che ostacolerebbero lo sviluppo di attività portate avanti da entrambe le aziende. 

Per utilizzare una modalità di voto favorevole alla famiglia Berlusconi

Per comprendere questo passo bisogna ricordare che la Fininvest è la prima azionista di Mediaset, con il 44,1%. A rincorrerla c’è la società francese Vivendi, resa famosa dall’acquisto in modo ostile del 28,8% del capitale. Grazie a una battaglia legale, Fininvest ha ottenuto che Vivendi votasse in assemblea con solo il 9,6% del capitale. Nonostante la vicenda non sia ancora conclusa, soprattutto per i francesi, Mediaset ha trovato nel diritto olandese la soluzione.

I commenti di Pier Silvio Berlusconi riguardo alla battaglia legale con Vivendi, risalente al 2016




Nei Paesi Bassi infatti esiste la modalità di voto detta “SVS”, cioè Special Voting Shares. Questo meccanismo prevede un peso diverso per le varie azioni in assemblea, a beneficio degli azionisti che vantino una maggiore “anzianità” aziendale. Fininvest, quindi, utilizzando le SVS, potrà tornare a una maggioranza sopra il 50%.

 Per impostare possibili alleanze europee




La speranza per Pier Silvio Berlusconi è che il progetto si possa allargare ad altri gruppi televisivi alleati. Già dal 2018 si parla di trattative in corso tra le tv generaliste europee. L’obiettivo comune è quello di studiare un contrattacco per arginare l’avanzata rapidissima dei giganti dello streaming come Netflix. La prima attività della nuova società, a detta sempre di Pier Silvio Berlusconi, sarà proprio la creazione di una piattaforma comune per le attività su Internet. Il fine è quello di profilare gli utenti, raccoglierne i dati e, in termini economici, valorizzarli commercialmente, con la speranza che, dimostrati i benefici di un’azione comune, le altre tv si uniscano al progetto.

Elisa Ghidini

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