Meglio vacche che donne: la provocazione del fotografo indiano

Il racconto fotografico della provocazione femminista Indiana

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“Meglio vacche che donne?” è la frase simbolo della provocazione a cura del fotografo indiano Sujatro Ghosh. L’artista, infatti, ha voluto rappresentare con i suoi scatti donne impegnate in attività quotidiane, che indossano una maschera a forma di testa di mucca. Nonostante apparentemente risulti solo un po’ bizzarro, l’obiettivo vero e proprio è quello di squarciare il velo di Maya che pare celare l’attuale situazione circa violenze e femminicidi in India.

Come è noto, per gli induisti la vacca è un animale sacro, che va protetto e rispettato. Dal 2014, con la vittoria del partito nazionalista, le misure a tutela dei bovini sono aumentate. A questa maggiore protezione, però, si è affiancato un vertiginoso aumento di casi di violenza per la difesa dell’animale. Parallelamente è stato registrato un aumento di molestie e stupri ai danni della popolazione femminile indiana, mentre le condanne per questi atti si sono drasticamente ridotte. Emblematico risulta il caso di una ragazza che è stata attaccata con l’acido per ben cinque volte, a testimonianza di una sconsiderata morale patriarcale che mette alla gogna e discrimina su base meramente sessuale.

Sulla base di questa sconcertante asimmetria di interesse da parte del Governo e da parte degli stessi cittadini, è nato il progetto del fotografo, originario di Calcutta. Superate le prime diffidenze, molte giovani donne hanno aderito al progetto, indossando una maschera e facendosi fotografare. Sottolineando un problema che deve essere risolto, il caso è diventato immediatamente virale, arrivando ad interessare anche i giornalisti della BBC. “Nessuno molesterebbe una divinità. Neppure mascherata» è quanto ha affermato una delle ragazze che ha partecipato al progetto.
Sujatro Ghosh ha tenuto però a precisare che la sua campagna non mira a ritenere eccessiva la tutela data all’animale sacro, ma solo a far rilevare che maggiore tutela dovrebbe essere già ampiamente data e certa per tutta la popolazione indiana, sia essa maschile che femminile.

Eppure, la religione induista, motivo di questa tutela delle vacche, ha profonda e radicata la convinzione che l’ordine cosmico, dharma (ovvero l’insieme delle leggi etiche che promuovono la pace, la crescita e l’armonia tra gli esseri) sia il sostrato di ogni cosa esistente e che attraverso le azioni presenti, si semini il proprio futuro. Pertanto, agli occhi di chi scrive, non v’è ragione che tenga il governo indiano, la popolazione indiana e mondiale dal rilevare questa incresciosa situazione, e trovare il modo migliore per risolverla.

 

Biancagiuliana Pepe

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