Mentalismo, il potere di leggere nella mente: intervista a Luca Volpe

Consigli pratici per potenziare le nostre capacità mentali

Luca Volpe
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Il mentalismo è una forma d’illusionismo: a praticarla sono i mentalisti, che tramite specifiche tecniche, sono in grado di dare l’illusione di poter leggere la mente altrui. Questa disciplina è in grado di farci credere che il mentalista possegga abilità mentali intuitive ed altamente sviluppate, dando l’impressione di poter esercitare la telepatia, la medianità, il controllo mentale, l’ipnosi ed una memoria prodigiosa.

Quando si sente parlare di mentalismo, vengono subito in mente le note serie televisive “The Mentalist” e “Lie to me”, dove i protagonisti Patrick Jane e Cal Lightman mettono a disposizione della giustizia il loro incredibile intuito.

Un potere seduttivo incredibile che Luca Volpe, definito il “Rembrandt del Mentalismo” e considerato uno dei più innovativi mentalisti al giorno d’oggi, conosce e governa abilmente. Due volte vincitore del premio internazionale “Merlin Award”, Luca Volpe è anche autore di molti libri per mentalisti professionisti, che sono stati best seller in tutto il mondo.

Non è tutta illusione, però: sono molteplici le tecniche in grado di rendere più facile e vincente la nostra vita lavorativa e relazionale. Luca le conosce molto bene e ha deciso di trasmetterle, sia negli show che nelle sue pubblicazioni.




Ad agosto uscirà il suo ultimo libro, “I consigli della volpe”: essendo anche un mentalista motivazionale, Luca Volpe ha realizzato un vero e proprio manuale, con trucchi e segreti per ottenere il meglio dalle più svariate situazioni… e da noi stessi. Ricco anche di citazioni motivazionali da lui appositamente scelte, rappresenta un valido aiuto per dare carica alle nostre giornate.

Ecco che Ultima Voce lo ha intervistato per conoscere meglio il magico mondo del mentalismo e per farci anticipare qualche segreto pratico.

 

 

Ciao Luca, eccoci qui.

Buongiorno! Aspetta che mi metto comodo; anche se, tecnicamente, si dovrebbe stare in piedi quando si fanno le interviste o parla di lavoro, lo sapevi?

No! Per nulla. Come mai?

Sì, perché la programmazione neurolinguistica dice che, quando sei in piedi, stimoli la determinazione ed il carisma. Quindi, bisogna parlare sempre in piedi in questi casi. Ma questa volta mi metterò comodo.

[risata]

 

Ecco, ti ho già dato un “Consiglio della Volpe”.

Non lo sapevo, grazie!

Allora, il tuo ultimo libro (per l’appunto): “I consigli della volpe”. Come è nato e a chi è rivolto?

È nato per tutti coloro che vogliono utilizzare la mente in modo più produttivo e avere successo nella vita. Non che il mio libro ti faccia automaticamente diventare una persona di successo, però comunque aiuta a pensare in modo più positivo. E con questo non intendo definirmi quale il solito motivatore, che afferma semplicemente di pensare positivo e tutto andrà bene. Questo è importante da chiarire.

Sono una persona pratica. Difatti, in questo libro trovi di tutto: dallo stress management, al pensiero positivo (appunto), all’utilizzo della persuasione e tanti piccoli consigli che ti aiutano a fare meglio nel lavoro, ma anche nella vita di tutti i giorni.
È un vero e proprio manuale, è anche tascabile: lo si può tenere in borsetta. Vista l’uscita ad agosto, è ottimo anche come lettura da ombrellone. [risata]

Ho aggiunto poi una cosa molto carina. Ti ricordi il libro delle risposte? Quello che aprivi, una pagina a caso ed ottenevi una sorta di “previsione”? Proprio sulla base dello stesso principio, ogni due consigli della Volpe, c’è una frase motivazionale celebre, che ho scelto appositamente, allo scopo di farlo sfogliare a caso e leggere quella capitata a sorte. Perché quella citazione, quando la leggi, può comunque adattarsi a quel momento della tua vita in particolare e darti proprio la carica che stavi cercando.

Una “botta motivazionale“: non hai magari voglia di leggere quel giorno, ma scegli di leggerti solo una frase appena alzato. La prima che trovi, magari, ti stimola a fare meglio…un piccolo aiuto psicologico.

Andiamo ora a parlare un attimo di te. Cosa ti ha portato a fare questo lavoro?

Ho iniziato un po’ come tutti i mentalisti: come prestigiatore e illusionista, poiché il mentalismo è di per sé una branca della magia. Però, non ha niente a che vedere con i giochi di prestigio: non facciamo i “trucchi”. Semmai i nostri sono quelli basati sul linguaggio, l’intuizione, che devi avere parecchio sviluppata.

Io sono sempre stato molto intuitivo, anche perché mi è sempre piaciuto osservare la gente. Spesso le persone si limitano a guardare, ma non ad osservare e la differenza è grande.
Mi ricordo che, quando andavo all’Università, (mi sono diplomato al Conservatorio di musica di Napoli), e prendevo la metropolitana, ne profittavo per osservare le persone attorno a me. All’epoca il telefonino non c’era, quindi avevi la possibilità di vedere veramente le persone come interagivano una con l’altra, quello che pensavano… era molto interessante. Li analizzavo nella mia testa e mi costruivo delle storie: <<magari quella persona sta passando un periodo particolare della sua vita>>; <<l’altra deve andare a lavoro ed è un po’ stressato>>… era un buonissimo esercizio, che tra l’altro io consiglio spesso, anche ai miei colleghi mentalisti, quando faccio le conferenze in giro per il mondo.

Osservare la gente aiuta a stimolare l’intuizione. Però, ahimè, al giorno d’oggi stanno tutti con la testa sui telefonini e diventa un poco complicato.

Una domanda più tecnica.
Il celebre illusionista Teller, riportando i segreti del mago Abbott, affermava che la base del mentalismo sono gli “schmeh”, ossia lavori estenuanti ripetuti all’infinito. Insomma, pura tecnica e ripetizioni: è davvero così che ti prepari?

Dipende. Io in tutto quello che faccio, sia negli spettacoli che in altro (perché sono anche un consulente per altri mentalisti), utilizzo idee mie, originali. Quindi, c’è il periodo di realizzazione dell’idea se così vogliamo definirlo, della messa in atto, ma una volta che hai impostato lo schema di base, ti è sufficiente un po’ di pratica.

Perché, in realtà, il vero lavoro del mentalista, a differenza del prestigiatore che deve allenarsi molto (ad esempio con le carte), è quello di manipolare la mente; quindi, il vero allenamento avviene con la gente. Io, ad esempio, mi alleno con gli amici e provo delle tecniche con loro, per vedere poi il funzionamento pratico della mia idea. Il mentalista non può provare da solo a casa: in assenza di “materiale umano” diventa assai complicato.

 

 A tal proposito, visto l’aneddoto degli amici che mi hai appena raccontato… Hai mai usato le tue capacità per sedurre o convincere, nella vita di tutti i giorni? Se sì, come?

Sì, diciamo che ci sono tecniche di persuasione molto utili da utilizzare nella vita di tutti i giorni. La persuasione in sé, ha una definizione molto estesa. Le tecniche di persuasione possono infatti essere visive, sonore, parlate… e si può utilizzare anche il linguaggio del corpo per convincere una persona a fare determinate cose. Dipende, ovviamente, anche dalla situazione.

Per esempio, se sei in un meeting, devi utilizzare degli atteggiamenti volti a farti ascoltare, quindi dovrai assumere determinate posizioni, parlare in un certo modo; o, se vuoi convincere qualcuno davanti a te a dire di sì a qualche tua idea, dovrai far uso di una tecnica famosa che è il Mirroring, dovrai cercare cioè di imitare il linguaggio del corpo dell’altra persona, senza farlo risultare palese, ovviamente. Altrimenti, ti beccherai uno schiaffone [risata].

Perché funziona il Mirroring? Perché, copiando le movenze del corpo della persona che hai di fronte, l’altra automaticamente comincerà a copiare te: sarai tu, dunque, a prendere poi il controllo a livello inconscio e riuscirai così a far dire di sì a un prodotto, a una tua idea, insomma a quello che proponevi. Naturalmente, tutto poi dipende dall’oggetto scopo della convinzione.

Le tecniche di persuasione sono però molto pericolose: sono utili se vi è un beneficio da entrambe le parti, altrimenti diventano solo qualcosa di “sporco”.

Ultima domanda.
Piccole tecniche o consigli pratici, come quello che ci hai svelato a inizio intervista: rivolti a tutti, da applicare nel rapporto con il prossimo. Ce ne sveli qualcuno? Magari, una piccola anticipazione del libro.

Ve ne sono tantissime.
Potrei parlarti di una tecnica utile riguardante la persuasione sonora. Ti è mai capitato di avere un motivetto nella tua testa, che non se ne va mai?

Sì, certo!

A tal riguardo c’è una tecnica, molto importante, per rimuovere questi motivetti. È una tecnica semplicissima: Nel momento in cui ti parte il motivo in testa, devi cantarlo ad alta voce, mescolando anche le note; ossia, stonando, magari esagerando un po’ con la tonalità ed i modi. In quel momento, nel cervello si attiva una reazione che dissolve il motivetto del tutto e non lo senti più. Semplice, ma assai efficace.

 

LUCA VOLPE – SITO UFFICIALE

 

 

 Isabella Rosa Pivot

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