Mercenari italiani combattono per la Russia

L’indagine e gli arresti

Stamane, all’alba, i carabinieri del Ros di Genova hanno effettuato arresti e perquisizioni di sei – tra sette indagati – estremisti di destra, nell’ambito di un’indagine a proposito di arruolamenti come mercenari nella regione del Donbass (Ucraina). Gli arresti sono avvenuti a Milano e nelle province di Parma e Avellino. Tuttavia, tutta l’operazione è stata coordinata dal procuratore capo Francesco Cozzi e Federico Manotti dalla direzione distrettuale antimafia della Procura di Genova. Questo perché l’indagine dei carabinieri del Ros era partita dalle perquisizioni di due giovani – che si muovevano tra file di Forza Nuova, Casapound e gruppi di skinhead – che nella provincia di La Spezia erano stati rei di scritte inneggianti il nazismo. Controllando i loro spostamenti i carabinieri hanno riscontrato movimenti di neofascisti, da Nord a Sud, fino ad arrivare ad un gruppo più circoscritto di mercenari.

L’inchiesta

Ricordiamo che il Donbass è una regione sud-orientale dell’Ucraina – le principali città sono Donetsk e Lugansk – in cui dal 2014 si combatte una guerra civile tra l’esercito regolare ucraino e formazioni paramilitari, sostenute dalla Russia, che vorrebbero separare quella regione dall’Ucraina e annetterla alla Russia, seguendo l’esempio della Crimea – annessione riconosciuta solo da pochissimi Stati e considerata non valida dalle Nazioni Unite. Proprio in questo contesto di guerra civile, a metà aprile l’ambasciata ucraina ha denunciato la presenza di una trentina d’italiani divenuti soldati contro Kiev. Da qui, la riapertura del fascicolo da parte della Procura di Genova a proposito dei movimenti neofascisti in tutta Italia.

In tutto sarebbero dieci, originari di diverse regioni e tutti simpatizzanti per l’estrema destra o la Lega, finiti sotto inchiesta per “arruolamento o armamenti non autorizzati al servizio d’uno stato estero”, reato punito con pene tra i 4 e i 15 anni . Qui occorre distinguere tra il ruolo del mercenario – fuorilegge in Italia, che ha ratificato nel 1995 una convenzione Onu del 1989 – e quello del contractor, che non è altro che il reclutatore, e dunque “pagato per i suoi servizi, senza partecipazione attiva ai conflitti”.

Le foto pubblicate

L’indagine nelle ultime settimane ha subito un’improvvisa accelerazione anche a causa di una serie di foto pubblicate in periodi più o meno recenti dai diversi combattenti, che mostrano armi in pugno insieme ai militari foraggiati da Vladimir Putin, e i numerosi viaggi compiuti negli ultimi anni. Nel corso di questa indagine è emersa la figura di Andrea Palmeri, trentotenne, capo ultrà della Lucchese e dichiaratosi neofascista, che nel suo gruppo facebook scrive: “Alcuni giorni fa, amici mentre scavavano una trincea hanno trovato una gavetta di un nostro ragazzo dell’Armir, Domicolo Nicola, 90º reggimento fanteria Salerno, numero matricola 12097“. Secondo i magistrati, quel messaggio certifica il coinvolgimento di Andrea Palmeri nel reclutamento di mercenari italiani, presenti in Ucraina tra le milizie filorusse da almeno tre anni. Tale reclutamento, però, non avviene solo mediante Palmeri, il quale forse è il vertice di un rete molto più grande presente in tutta Italia.

Mercenari




Tra gli indagati, emergono altre quattro figure, due mercenari e due reclutatori. Tra i mercenari, Antonio Cataldo, 34 anni, originario di Nola in Campania, ex soldato in Libia, addestrato in Russi e ha tenuto corsi a Panama. Gabriele Carugati, detto “Arcangelo”, ex addetto alla sicurezza d’un centro commerciale lombardo, pubblicava su Facebook – dove confermava di vivere a Donetsk –  fotografie in mimetica in immagini di raduni a Pontida. Infatti, Carugati è figlio di Silvana Marin, per lungo tempo dirigente della Lega a Cairate (Varese). Tra i reclutatori, il moldavo Vladimir Verbitchii – che ha vissuto in Emilia e usava il nome di battaglia “Parma” – e una donna di origine russa. Altre 5 indagati sarebbero figure minori.

Mercenari

L’estrema destra e il sentimento anti-Europa

Tutti gli arrestati e i sospettati sono simpatizzanti di partiti politici di estrema destra e della Lega. Perché?

La chiave di lettura più semplice è che l’arruolamento nelle milizie filorusse rappresenta un sostegno alle politiche aggressive di Putin, visto come una statista che difende gli interessi del suo popolo, al punto da intervenire in conflitti dove questi sono presenti – il Donbass è abitato prevalentemente da russi. Un’ideologia molto simile a quella di estrema destra, dove il popolo, che corrisponderebbe alla propria nazione, ha la priorità su tutto il resto. Un’ideologia nazionalista, dunque, contraria a qualsiasi idea di unione di diversi nazioni e culture, come può essere l’Unione Europea che, ricordiamo, nella guerra civile in Ucraina si schierò contro l’intervento della Russia.

Quindi, se prima i fascisti si contrapponevano ai comunisti, in questo periodo storico sembrerebbe che nel neofascismo e nelle ideologie di estrema destra si manifesti il sentimento antieuropeo, e la violenza si esprime non solo nel proprio Paese, ma ovunque questa possa rappresentare un diniego all’Europa unita.

Domenico Di Maura

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