Messa per il duce: saluti romani e bandiere della RSI

Come ogni anno, alcuni nostalgici ricordano i camerati

Fonte: laprovinciacr.it
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Messa per il duce

Sabato mattina al Civico cimitero di Cremona un gruppetto di militanti dell’estrema destra, insieme a una delegazione giunta dalla Francia, si è radunato per commemorare l’anniversario della morte di Roberto Farinacci. Trasgredendo l’ordinanza del sindaco Gianluca Galimberti, che aveva vietato l’esibizione di simboli fascisti e non autorizzato la celebrazione di una messa all’interno della piccola cappella all’ingresso. Non era quindi permessa una messa per il duce e i camerati caduti. Il raduno dell’ultradestra è stato interamente filmato e registrato dalla Digos: si spera vengano presi provvedimenti.

Le parole del prete

Il corteo della messa per il duce è iniziato intorno alle 10.30 lungo il viale del camposanto blindato. In testa uno striscione del Partito nazionale francese, dietro nostalgici del Ventennio arrivati alla spicciolata, compresi alcuni attivisti di Forza Nuova. Prima tappa la tomba di Farinacci, che è stata benedetta da don Floriano Abrahamowicz. Un prete già noto per aver recitato una messa di suffragio per Erich Priebke nel 2013 e aver ridimensionato le camere a gas. Dopo la deposizione di due corone d’alloro con la scritta “I fascisti cremonesi”, i saluti romani e l’intonazione di “Giovinezza, Giovinezza”.

Davanti al cippo dove sono sepolti alcuni soldati della Repubblica sociale, dopo la benedizione della tomba, don Floriano si è rivolto ai suoi “camerati“: “carissimi amici e camerati, perché sono dovuto venire io per dare la benedizione e non un sacerdote mandato dal vescovo di Cremona? Perché queste tombe sono state escluse dalla benedizione? La Repubblica di Salò non era una setta di massoni o eretici o scismatici. A me risulta fosse uno Stato cattolico riconosciuto internazionalmente come tale. La messa viene rifiutata ai caduti della RSI ma non ai partigiani”. L’ultima frase si riferiva chiaramente al funerale che si stava celebrando nello stesso momento nella chiesa per Mario Coppetti, scultore, partigiano e antifascista cremonese morto giovedì all’età di 104 anni.




L’appello ai camerati per i “martiri” della RSI

Ha poi preso la parola Gian Alberto d’Angelo, “portavoce del Comitato onoranze funebri della Repubblica sociale”:

Come ogni anno ci siamo raccolti a ricordare i nostri fratelli assassinati, da dei banditi criminali che hanno nome e cognome e si identificano in una sola parola: partigiani.

Alcuni camerati dimenticando tutti i soprusi e le persecuzioni subite negli ultimi 73 anni parlano di rendere onore ai partigiani caduti, in nome di una fantomatica e una unilaterale riappacificazione. Da fascista me ne frego di queste prese di posizioni e sono certo che ogni camerata in questo suo nome condividerà le mie opinioni. Perché ognuno di noi dovrebbe omaggiare dei criminali assassini? Sarebbe un insulto per i nostri martiri se rendessimo omaggio ai loro carnefici. In nome di cosa un fascista dovrebbe rinnegare le proprie splendide bandiere per onorare un partigiano caduto in combattimento o un qualsiasi ribelle giustamente fucilato? Qualcuno potrebbe obiettare che i morti sono tutti uguali, ma dove?

Le risposte ai fascisti

I morti non sono tutti uguali è vero: i morti di Sant’Anna di Stazzema o di Marzabotto non sono uguali ai morti fascisti che si sono alleati con i nazisti. Ecco perché quelle tombe sono state escluse dalla benedizione. Ecco perché non dovrebbe esistere una messa per il duce.

Camilla Gaggero

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