Messicanismo. L’arte che parte dal basso e che racconta il Messico

Il Messicanismo è un’arte nata dal basso e che scava nelle origini per rinascere e rinverdirsi. E quelle stesse radici le tramuta in foglie che dà al popolo. Si tratta di un movimento artistico sul popolo e per il popolo. Un’istanza di resistenza e di riappropriazione delle proprie culture indigene.

Quando si parla di Messicanismo non si può non parlare di Frida Kahlo, la più famosa pittrice messicana, tristemente nota per una vita sempre vicina al dolore a causa della sua salute precaria. Lei, Frida, conosciuta per i suoi dipinti autoreferenziali, che somigliano a lunghe lettere d’amore verso il Messico. Così intrisi di cultura da non potersi definire veramente surrealisti, bensì messicanisti. Ma quando si parla di Messicanismo non ci si può limitare a Frida Kahlo, esso è un’arte che parte dal basso, dalle radici, e che si rivolge al popolo. È in tutto e per tutto arte popolare.

Il Messicanismo come arte del popolo

Il Messicanismo è un genere artistico profondamente lontano dall’accademismo. Esso si configura come un’arte dall’espressione popolare e indipendente. Si potrebbe affermare che in realtà il Messicanismo è un’arte meticcia, che prende le mosse da due sorgenti: quella indigena e quella europea, dei colonizzatori.

Un’arte che s’imbeve del colonialismo per resistervi. Basti pensare che un’importante testimonianza di questo movimento variegato e pieno di colori è la pittura murale. Essa veniva e viene infatti utilizzata per raccontare la storia alla grande massa analfabeta. Perché chiunque possa arrivare a conoscere se stesso e il suo Paese tramite il proprio passato.

Eppure il Messicanismo è un’arte resistente anche perché rappresenta la voce dei contadini in rivolta, in quello che fu il periodo di fuoco della Rivoluzione Messicana.

Per questo il Messicanismo è un’arte rurale, indigena e meticcia e non può che essere imbevuta delle sue contraddizioni e della sua estrema vicinanza alle persone. Ma di cosa parliamo quando ci riferiamo alla Rivoluzione?




Le origini più profonde

Nel Novecento, il Messico non è molto diverso rispetto a quello del Settecento. I contadini vivevano in un costante stato di privazione e povertà dovuto a quello che era ancora un modello di servitù della gleba. Le loro condizioni erano segnate da diseguaglianze consolidate e mantenute con la forza da Porfirio Diaz, generale e presidente messicano dal 1884 fino al 1911.

La situazione del popolo messicano era talmente grave che nel 1910 il Paese fu travolto dalla guerra civile. Una guerra che viene anche considerata Rivoluzione. Ed è a questa che i moderni pittori e artisti messicani si ispiravano per la propria arte. A questa, sicuramente, aspirava Frida Kahlo, la quale, seppur nata nel 1907, dirà per sempre di essere nata nel 1910, l’anno d’inizio delle rivolte. Una vera figlia della Rivoluzione.

È da queste premesse che quello che chiamiamo Messicanismo si consolida come linfa vitale di un Paese in sommossa. E si può dire che ancor oggi, l’arte messicana è così ancorata alle proprie origini proprio perché le aspirazioni dei contadini rivoltosi non sono mai state soddisfatte. La riforma agraria resta nel cassetto e il Messico ancora oggi vive in uno stato di confusione e violenza.

È in questa lotta giorno per giorno che il Messicanismo, la sua arte e la sua espressività si fanno strada come concrete resistenze. Non dimentica del proprio passato né del proprio popolo, l’arte messicana non può che essere una speranza e un’anticipazione di tempi futuri.

Antonia Ferri

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