Messico: scoperta l’ennesima fossa comune

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In Messico durante il Festival Internazionale Cervantino è stato visto un cane correre per la strada con una mano mozzata stretta tra i denti. L’animale, seguito, ha portando alla scoperta di una fossa comune contenente 53 sacchi con resti umani.

La vicenda

Ci troviamo ad Irapuato nello stato messicano di Guanajuato, dove a fine ottobre è stata trovata una fossa comune proprio durante lo svolgimento del Festival Internazionale Cervantino. La scoperta è avvenuta a seguito dell’avvistamento di un cane che correva tra le strade con una mano mozzata tra i denti.  Dopo un iniziale sgomento, l’animale è stato seguito, portando ad un terreno recintato affianco a un liceo. Qui sarebbe avvenuta la macabra scoperta di una tomba clandestina. Dopo 4 giorni di scavi sono stati dissotterrati 53 sacchi neri contenti resti umani, si tratterebbe di persone uccise dai cartelli della droga messicani.

Le autorità hanno fatto sapere che il modo in cui sono stati posizionati i sacchi fa pensare che le sepolture siano avvenute in temporalità diverse. Pare infatti, che i cadaveri fossero sistemati per strati: ad ogni quattro sacchi posizionati nella fossa veniva poi versato mezzo metro di terra sopra, e così via, componendo diversi livelli uno sopra l’altro. Intanto proseguono le analisi sui resti umani per capire a chi appartengono.

Sempre negli stessi giorni un altro evento ha sconvolto la cittadina di Zaccatecas: un cane è stato visto passeggiare con una testa umana nella bocca. Si è poi scoperto essere di un tassista, ucciso anche lui dalla criminalità organizzata.

La fossa comune è sintomo di una violenza dilagante

Nella stessa zona, nei mesi precedenti altre 300 vittime sono state ritrovate in circostanze simili.  Guanajuato in particolare è uno degli stati messicani con il tasso di violenza più alto, si stima che da gennaio a settembre sono state uccise 2400 persone, mentre 3000 risultano scomparse. La causa è la guerra per il controllo del traffico di stupefacenti tra i cartelli Jalisco Nueva Generaciòn, Santa Rosa de Lima e Sinaloa.

Ma sono numerose le fosse comuni che continuano a essere scoperte in tutto il territorio messicano: se ne contano più di tremila dal 2006 ad oggi. Tra queste vi sono anche le tombe clandestine di Colinas de Santa Fe  e El Arbolillo considerate le più grandi mai scoperte in America Latina. Si trovano entrambe nella zona del Porto di Santacruz, un’altra zona calda per il traffico di droga. Gli scavi, durati anni, hanno portato alla luce 615 corpi. I cadaveri ritrovati nelle fosse comuni si presentano spesso in pessime condizioni: si ha difficoltà a ricomporli e identificarli in quanto smembrati e con parti del corpo mancanti.

Il ritrovamento di continue fosse è sintomo della violenza generale che dilaga nel paese. Dove le bande criminali organizzate in cartelli diversi, combattono una sanguinosa guerra per dominare il mercato della droga di cocaina, marijuana ed eroina. Il conflitto tra cartelli della droga messicani risulta essere uno dei conflitti interni più gravi per il numero di vittime e fa del Messico uno dei paesi più pericoli. Le autorità non riescono a controllare l’escalation di violenza. La politica stessa è dominata dalla criminalità che detta le regole, non di rado infatti le classi dirigenti vengono accusate di corruzione.

Nel mirino delle organizzazioni ci sono avversari, giornalisti e tutti coloro che per qualche motivo risultano “scomodi” e per tale motivo vanno eliminati, nonché persone rapite per il quale è stato chiesto un riscatto mai pagato.

Una “crisi forense”

E’ il paese dei desaparecidos, se ne contano più di 106mila di scomparsi e mai trovati. Il Messico non è grado di gestire registri di tombe, né profili genetici o svolgere indagini. Il caos e i numeri elevanti rendono difficile gestire la situazione, facendo sì che ci sia una vera e propria “crisi forense” nel paese.

Il Movimento Per I Nostri Scomparsi Del Messico ha denunciato come ci siano ben 52.000 cadaveri non ancora identificati che si trovano negli obitori. La causa è l’inesistenza di una Banca Dati che raccolga il Dna dei parenti degli scomparsi per compararlo con i resti umani.

Il governo per cercare di trovare una soluzione al problema, ha proposto la creazione di un Centro nazionale per l’identificazione umana che si occuperà esclusivamente di servizi di medicina legale, riconoscimento dei cadaveri, creazione di cimiteri e tombe per coloro che sono senza nome.

Marina Satta

 

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