Meteoriti: Chicxulub, un cratere da impatto

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Il cratere di Chicxulub  malgrado il nome quasi impronunciabile è probabilmente il più celebre fra i crateri da impatto provocati da meteoriti caduti sul nostro pianeta.

Si tratta di un cratere che si estende parte in mare e parte sulla terra nella penisola dello Yucatan, di dimensioni spaventose, formato da un un anello di 180 km e uno da 300 km, gli scienziati sono giunti alla conclusione che quello “piccolo” corrisponda solo alle pareti interni del cratere la cui vera dimensione è appunto di 300 km di diametro.

chicxulub

Probabilmente già saprete che è opinione comune fra gli scienziati che questo cratere per grandezza e coincidenza dei tempi (l’impatto risale a 66 milioni di anni fa)  avvalori la teoria dell’impatto cosmico come responsabile della scomparsa dei dinosauri, che era stata formulata in base all’anomala alta concentrazione di iridio negli strati geologici risalenti al periodo della loro scomparsa relativamente repentina (circa 65 milioni di anni fa).

Sicuramente, immaginerete che da dopo la sua scoperta il cratere di Chicxulub sia stato meta di innumerevoli spedizioni scientifiche di geologi e planetologi.
Quello che invece probabilmente ancora non sapete è che pochi giorni fa è stato pubblicato su Science un articolo con i risultati di uno di questi studi pluriennali, lo studio è intitolato “The formation of peak rings in large impact craters” cioè “La formazione di anelli di montagne nei grandi crateri da impatto“.

I risultati dello studio hanno screditato alcune teorie e rafforzate altre, lo scenario ricostruito dagli scienziati analizzando le montagne che formano l’orlo del cratere è se possibile ancora più apocalittico di quello che potreste immaginarvi.
Innanzitutto sì avete letto bene, montagne, in casi di impatti che creano crateri di questa dimensione i bordi del cratere sono delle vere e proprie catene montuose, la novità è che prima una delle teorie più accreditate era che per forte che fosse l’impatto il terreno che venne scavato dal meteorite fosse rimasto relativamente fermo, come se un sasso fosse gettato in una zuppa molto densa e che i bordi fossero dei corrugamenti del terreno provocati dal forte impatto, lo scenario rivelato dallo studio è molto più impressionante, l’energia liberata nell’impatto fu tale che il meteorite sciolse il terreno rendendolo quasi liquido fino a grande profondità e lo sollevò in alti “schizzi” che poi ricaddero, così si sono formate le montagne che costituiscono il cratere dello Chicxulub.
Questi risultati interessano non solo i geologi che studiano il nostro pianeta ma anche i planetologi che si occupano di esplorazione spaziale, perché ora sappiamo che gli impatti di meteoriti davvero giganteschi gettano in aria materiale proveniente da strati profondi che poi si deposita in superficie ricadendo, quindi sappiamo che se vogliamo studiare l’interno della Luna o di un altro corpo celeste forse non c’è bisogno di scavare un profondo pozzo (cosa certo non agevole) ma potrebbe essere molto più semplice mandare un piccolo robot a raccogliere campioni lungo i bordi di grandi crateri.

Roberto Todini

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