Atai Walimohammad : volevo solo insegnare la libertà ai bambini dell’Afghanistan

Mi chiamo Atai Walimohammad e sono condannato a morte

L’odissea di un ragazzo afgano e della sua famiglia. Atai Walimohammad ce l’ha fatta, ora insegna agli altri sventurati, come fare per ricostruire una vita in libertà.

Atai Walimohammad
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Atai Walimohammad

Quando in tv passano immagini di guerra, le guardiamo con lo stesso distacco che proviamo guardando un servizio sulla Regina Elisabetta o la pubblicità del dentifricio. Non lo facciamo per cattiveria, e forse nemmeno per una sorta di strana assuefazione. Nonostante i recenti fatti di cronaca, nonostante il fatto che il terrorismo abbia colpito più volte nel cuore dell’Europa, percepiamo tutto come “distante“. È succede questo dai tempi della “guerra del golfo”. Alla sera, ci si riuniva a tavola davanti alla TV,  e tra un “passami il sale” e un “non ho chiesto i peperoni sulla pizza”, assistevamo alla prima guerra in diretta della storia. Dietro quelle lucine nel monitor c’erano morti, eppure, questo non ci distoglieva dalla nostra pizza. Ora, immaginate per un attimo di trovarvi al dì là dello schermo.




Immaginate per esempio, di trovarvi in Afghanistan circondati dai Talebani che, vi vogliono morto. Avete immaginato? Non credo. Questa è la storia di un ragazzo come tanti altri, eppure speciale, ve la raccontiamo insieme a lui, così forse, riuscite ad immaginare.

 

 

Mi chiamo Atai Walimohammad, e sono scampato alla morte più volte. Mio padre era un medico. Non l’ho mai conosciuto, ero piccolo quando l‘imam del mio villaggio decretò la sua morte. Mio padre era un uomo di cultura, la nostra casa era piena di libri. Andava in giro per il villaggio a parlare alla gente, diceva loro che i bambini dovevano andare a scuola e non farsi saltare in aria per entrare in paradiso.
Nel villaggio di Atai Walimohammad, così come in altre zone rurali dell’Afghanistan, i Talebani hanno messo su molte scuole di reclutamento. Insegnano ai bambini a diventare kamikaze. Convincono i genitori dei piccoli aspiranti kamikaze, il paradiso diretto per loro e  tutta la famiglia.
Così mio padre fu lapidato in piazza ucciso dalla gente del mio villaggio.
Da piccolo il mio sogno era di diventare uno psicologo come mio lui: di mattina frequentavo la scuola ed il pomeriggio andavo a fare i corsi di matematica, biologia, fisica, chimica e di scienza. La gente parlava sempre male di me e cercava di ostacolarmi, ma nonostante tutto questo non mi sono fermato ed ho continuato a frequentare la scuola.
Nel 2011 i Talebani hanno aperto in una zona rurale, abbastanza lontano dal capoluogo, un centro di addestramento per i kamikaze, in cui veniva insegnato come farsi esplodere per Allah. Tutti i giovani ragazzi invece di andare alla scuola andavano alla MADRASSA.

 

Atai Walimohammad , dal padre, eredita anche la determinazione e l’anima ribelle. Così continua a non farsi imporre i dettami dei talebani :

Nel 2012 ho aperto, con l’aiuto dei soldati americani ed il governo afgano, un centro per l’apprendimento dell’inglese e dell’informatica per bambini ed adulti nel mio villaggio. All’inizio non venivano in tanti, ma poi il numero è aumentato. Una volta a settimana venivano gli americani a fare la pattuglia nel villaggio ed io andavo sempre a parlare con loro. Un giorno gli americani mi portarono i libri, i quaderni, i tappeti, le sedie, le matite, le lavagne ed i tavoli per i miei studenti. il giorno dopo ho distribuito tutti i materiali agli studenti, ed ho convinto tanti padri che l’educazione è la migliore arma rispetto al fucile!
Quindi Atai Walimohammad  si rimbocca le maniche ed attraverso la cultura, cerca, per quanto gli è possibile, di cambiare le cose. Per un pò ci riesce, ma:
 Il 12/02/2012 ho fatto una scultura che assomigliava a Buddha e io insieme al mio fratello Atai Dostmohammad l’abbiamo portata a scuola. Era una cosa strana sia per gli insegnanti che per gli studenti, alcuni erano contenti di vederla mentre alcuni si sono arrabbiati! Uno degli insegnanti di teologia ha frantumato la statua ed ha incitato gli studenti a picchiarci. Siamo tornati a casa insanguinati, ed una volta lì, abbiamo scoperto che nel nostro villaggio, circolava voce che mi fossi convertito al Buddhismo e questo faceva di me un infedele.
Questo episodio isola Atai Walimohammad , ormai è ritenuto un infedele e come se non bastasse, il fatto che ad aiutarlo a mettere su una scuola, siano stati gli americani, lo espone a pericolosi “pettegolezzi“. Basta poco, così :
Il 13/03/2012 gli americani hanno attaccato un gruppo di Talebani nel mio villaggio. In quell’occasione muoiono 4 talebani. Dopo l’attacco i Talebani mi hanno accusato di essere spia per gli americani e di essere convertito al cristianesimo. Per rappresaglia, il comandante dei Talebani insieme con la gente del posto, hanno bruciato il centro in cui insegnavo. Successivamente sono venuti a casa, mentre io ero fuori, e hanno picchiato e torturato mio fratello Atai Dostmohammad. Si sono talmente accaniti contro di lui che, quando hanno finito  è stato costretto ad operarsi d’urgenza  ai testicoli.

A questo punto Atai Walimohammad capisce di essere in pericolo ed è costretto a scappare:

 

Tutto il villaggio ed i Talebani volevano uccidermi. Sono riuscito a scappare nella provincia di Herat da dove ho lasciato definitivamente l’Afghanistan. Mio fratello Atai Dostmohammad invece, una volta dimesso dall’ospedale ha cercato di frequentare la moschea, non per Allah, ma per la paura dei Talebani. Nel 2015 ha smesso di frequentare la Madrasa  ed ha voluto a fare lo stesso percorso intrapreso da me qualche anno prima. Dostmohammad cercava di far capire alla gente che non è giusto farsi saltare in aria per andare al paradiso.

L’imam del villaggio ha emesso un decreto in cui era scritto che mio fratello” Atai Dostmohammad si è convertito al cristianesimo e sta cercando di far convertire i nostri figli, deve essere impiccato e lapidato e non deve scappare come il suo fratello“.
Attualmente, Dostmohammad Atai  è in Germania, a Monaco. Ma, non è l’unico fratello ad essere in difficoltà. Atai Walimohammad  ha anche un fratellastro , Atai Liaqat Ali:
Faceva il medico in un ospedale privato, e mentre si preparava per fare la specializzazione, fu avvicinato dai Talebani che gli chiesero di lavorare per loro. Al suo ennesimo rifiuto di collaborazione ha subito torture tramite l’elettroschock ed è stato abbandonato sul ciglio della strada. Da quel momento la sua vita è cambiata: ha subito gravi danni al cervello ed è diventato menomato. Per farlo riprendere la mia famiglia lo ha portato in un ospedale in Pakistan dove ha trovato un minimo di sollievo con una cura antipsicotica. Durante la sua permanenza in ospedale, i talebani hanno bruciato sia il suo ospedale che la nostra casa e la mia famiglia ha deciso di allontanare il mio fratellastro dall’Afghanistan e fargli fare il viaggio verso l’Europa. Adesso è riuscito ad arrivare in Italia dopo un viaggio difficilissimo per la sua condizione mentale e si trova in un centro per richiedenti asilo a Crotone; ancora manifesta i problemi derivanti dalle torture subite dai talebani ed ha paura di essere trovato dai talebani in Italia.

La fuga e la rinascita di Atai Walimohammad  

 

Anche il mio viaggio non è stato facile: ho viaggiato diverse volte sotto i cassoni dei TIR per potermi salvare ed ho attraversato diversi paesi. Appena arrivato in Italia ho dovuto fare i conti con una cultura così diversa. Per integrarmi ho capito l’importanza di studiare e capire la lingua italiana e dopo qualche tempo ho cominciato a lavorare in Puglia (dove c’era il campo profughi che mi ospitava) con gli avvocati che seguono i migranti. La mia passione per le lingue straniere mi ha portato a studiare ed imparare da solo diverse lingue straniere ed in seguito al corso per mediatore culturale. Adesso lavoro con l’Associazione L.I.A. di Bergamo come interprete e mediatore interculturale nello Sprar Per i minori stranieri non accompagnati a Rodi Garganico  (FG) e nel frattempo sto facendo la laurea triennale in Scienze della Mediazione linguistica.

 Qui ho trovato una nuova famiglia composta dai miei colleghi e dai ragazzi che ospitiamo, ai quali cerco di essere di esempio e di riproporre le attività che svolgevo in Afghanistan: collaboro nell’insegnamento dell’italiano e facciamo laboratori artistici.
 Sempre per conto dell’Associazione L.I.A., con il mio collega Matteo Vairo (Responsabile dello sviluppo dell’Associazione L.I.A.) faccio parte dell’equipe che compone la Start Up di avviamento dei nuovi Centri di Accoglienza in apertura.
Qui mi trovo bene, il mio lavoro mi piace, mi sento libero di esprimere le mie idee e i miei interessi e posso vivere la fede nel modo in cui desidero..ancora sogno di diventare psicologo come mio papà!
 Atai Walimohammad ce l’ha fatta. Ha ancora un lungo percorso davanti a sé,  ma l’inferno è alle spalle. Nonostante tutto, restano mille interrogativi senza risposta:
La prima cosa che vorrei dire è che la guerra non è tra noi afghani ma sono le potenze straniere che fanno il bello ed il cattivo tempo nel mio paese, da sempre.
Come mai i talebani non vengono ancora sconfitti? Da chi sono armati? E la comunità internazionale davvero vuole aiutare o contribuisce alla situazione di instabilità?
Da circa 17 anni la “coalizione” è in Afghanistan, ma sanno bene che tutto inizia in Pakistan, alleato degli USA e quindi non direttamente attaccabile.
 Se volessero davvero aiutarci già l’avrebbero fatto ma ci sono troppi interessi economici di mezzo e a rimetterci sono solo i miei connazionali che non sanno neanche per chi o cosa combattono. Direi che questa guerra nessuno ci tiene davvero ad interromperla e le persone come me vengono accusate di essere “convertiti” ed infedeli quando vorremmo solamente vivere in pace ed esprimerci liberamente come negli anni ’70 quando le donne non indossavano neanche il velo e il diritto all’istruzione era libero; il tutto pur essendo in un paese musulmano…questo a significare che il problema non è l’islam ma gli interessi che girano intorno all’afghanistan.

 

Rosario Lubrano  

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