Il miglior punto per un telescopio? Un pochino fuori mano

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Sapete probabilmente che i più potenti ed avanzati telescopi terrestri sono concentrati in sud America negli alti, freddi ed aridi deserti del Cile perché il posto è particolarmente favorevole per ottenere il massimo possibile da questi costosissimi strumenti.
Ora arriva notizia dall’Università della British Columbia che gli astronomi hanno stabilito che il miglior punto per un telescopio di tutta la superficie terrestre è altrove ed è ancora inutilizzato.
Peccato che si tratti di un punto ancora più remoto, tutto è possibile se lo si vuole, magari si deciderà di costruirci un osservatorio, ma non è esattamente nel giardino di casa.
La ricerca pubblicata su Nature ha individuato infatti il punto in Dome A, il punto di massima elevazione del Plateau antartico.
Le caratteristiche che rendono l’Antartide un ottimo posto per l’osservazione astronomica sono le stesse che si sono cercate e trovate negli altopiani del Cile:  altitudine, bassa temperatura, atmosfera molto stabile; nel caso di Dome A si aggiungono lunghi periodi di oscurità (e dunque cielo notturno).


L’atmosfera con le sue turbolenze è un gran problema per i telescopi

Perché mettiamo i telescopi in altitudine? Per lo stesso motivo per cui li stiamo mettendo nello spazio: non certo perché sono più vicini alle stelle.
Non voglio insultare nessuno sottolineando l’ovvio, ci arriverebbe anche un bambino che 2 o 3 km di differenza (dal livello del mare alla cima di una montagna) ma anche  i 560 km a cui orbita Hubble sono niente rispetto alle distanze astronomiche.
Però nello spazio sei fuori dall’atmosfera e in cima a una montagna hai meno atmosfera sopra, il freddo comporta che ci sia meno agitazione termica, la stabilità atmosferica … beh ci siete arrivati, se non si può mettere un telescopio proprio nello spazio, sulla Terra i posti migliori hanno meno spessore dell’atmosfera sopra di essi e aria il più immobile possibile.

Le cifre che indicano Dome A come miglior punto per un telescopio

Abbiamo fatto misurazioni? O meglio le ha fatte il team guidato dall’astronomo Paul Hickson? Certo che le hanno fatte, in scienza parlano i numeri.
Questa è stata la prima volta che si sono effettuate tali misurazioni a Dome A durante la notte, il risultato è stato uno straordinario seeing di 0,31 arcosecondi che arriva a picchi di 0,13.
Le condizioni di seeing per una determinata notte e località descrivono quanto l’atmosfera terrestre perturba l’immagine osservata.
Per fare un confronto le location in Cile e alle Hawaii offrono un seeing di 0,6/0,8 arcosecondi, ovviamente si parla a parità di lenti.
Ecco perché Dome A è il miglior punto per un telescopio, non troverete un seeing migliore da nessuna parte sulla Terra.
Una precisazione: se vi dilettate di astronomia o siete astrofili di solito in arcosecondi esprimete il potere di separazione angolare (o potere risolutivo) del telescopio. Il seeing viene espresso con una scala descrittiva  simile alla scala Mercalli per i terremoti. Esistono due scale, la scala di Antoniadi (su 5 livelli usata soprattutto in Italia) e la scala di Pickering (usata internazionalmente, su 10 livelli).


Ma a livello di astronomi professionisti esistono (ovviamente) metodi per una corretta quantificazione, la funzione che descrive come i vari raggi di luce si sono distribuiti sulla superficie del rivelatore (ovvero l’immagine finale) è detta funzione di sparpagliamento dei punti (PSF dall’inglese Point Spread Function).
La misura più comune del seeing è data dalla larghezza a metà altezza (FWHM, dall’inglese Full Width at Half Maximum) della PSF e viene espressa in secondi d’arco. risultando così anche utile come immediato punto di riferimento per comprendere la risoluzione angolare massima ottenibile con i telescopi.

Roberto Todini

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