Migranti, un video documenta l’attacco della Guardia Costiera libica

Pochi giorni fa Sea Bird, il mezzo aereo con il quale Sea Watch monitora il Mediterraneo centrale, ha pubblicato un video in cui una motovedetta della cosiddetta Guardia Costiera libica cerca di bloccare il passaggio di un barca con a bordo 63  migrant* con spari, corde, bastoni e pericolosi tentativi di speronamento.

Il video dell’attacco della guardia costiera libica pubblicato da Seabird

Seabird ha girato il video in questione nella zona SAR (zona di ricerca e soccorso) di competenza delle autorità maltesi; autorità che, però, non intervengono quasi mai. Nel video si sentono chiaramente le persone a bordo di Seabird chiedere ripetutamente alla Ras Jadir di interrompere gli spari. Le immagini mostrano la motovedetta della cosiddetta Guardia Costiera libica tentare in tutti i modi di bloccare il passaggio della barca su cui viaggiavano i/le migrant* attraverso spari, corde e bastoni lanciate nel tentativo di bloccare il motore e due pericolosi tentativi di speronamento ad alta velocità.

Le critiche nei confronti degli accordi tra Libia e Italia

Questo recente attacco ha generato molte polemiche anche dal momento che la nave in questione, la Ras Jadir, è una delle quattro che l’Italia ha costruito e donato alla Guardia Costiera libica. Dunque, mai più che ora, a seguito di questo attacco e a ridosso del decreto 2021 per il finanziamento delle Missioni militari internazionali, è indispensabile interrogarsi sulla natura dei rapporti tra Italia e Libia.

Infatti, nel 2020 il precedente governo ha prorogato  il “Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana” del 2017, senza alcuna modifica né un reale ripensamento, nonostante i molti suggerimenti che il governo aveva a disposizione.  Anche il nuovo decreto del 2021 sarà un copia e incolla di quello precedente? Ancora una volta le vite de* migrant*, spesso costretti a fuggire, passeranno in secondo piano?



A che punto siamo con i diritti umani?

Non è, infatti, la prima volta che la Guardia Costiera libica è accusata di fermare con la forza i/le migrant* che sbarcano dalle coste libiche. Proprio per questo, e per molte altre violenze, le Ong più volte hanno parlato di un mancato rispetto dei diritti umani.

Gli uomini, le donne, i/le bambin* che affrontano questo viaggio disperato, scappano da zone di guerra o da catastrofi ambientali; fuggono da luoghi di estrema miseria, da persecuzioni tribali, da regimi dispotici in cui i diritti fondamentali non vengono rispettati, con la speranza di conquistare una vita migliore. Chi mai sceglierebbe di affrontare questo terribile viaggio se non fosse costretto a farlo?

Troppo spesso ci dimentichiamo di esser nati dalla parte giusta del mondo; e sempre troppo spesso ci dimentichiamo che non tutti hanno avuto questa fortuna. Non sempre volere è potere; il nostro destino non sempre dipende in tutto e per tutto dal nostro impegno o dalla nostra intraprendenza; non tutti hanno a disposizione le stesse possibilità.

Lo scopo di ognuno di quest* migrant* è quello di fuggire da quella parte del mondo sbagliata in cui sfortunatamente sono nati. Eppure, oltre a dover intraprendere un viaggio così disumano, vengono chius* in centri di detenzione illegale; sono costrett* a subire abusi, torture fisiche e psicologiche; continuano a morire in mare per la negligenza e il razzismo delle guardie costiere e di governi interi. Governi fondati su Carte costituzionali che si basano sulla centralità della persona, sulla sua dignità e sui diritti inviolabili, quelli umani, che trascendono ( o dovrebbero) dal colore della pelle, dallo status sociale, dai soldi in banca o dal proprio sesso.

Fortunatamente SeaWatch ha comunicato che le 63 persone sarebbero «riuscite a fuggire all’attacco della motovedetta Ras Jadir» e a raggiungere Lampedusa.

Sofia Centioni

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