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Milan, disastro o salutare incidente di percorso?

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C’era un tempo in cui non solo Verona era fatale, ma anche Cesena. Dopo essere stato mandato in B nel 1982 a causa di una amara combinazione di risultati, pur avendo vinto contro i bianconeri, nel 2010, il Milan del neo-acquisto Ibrahimovic che diffonde entusiasmo quasi quanto quello odierno di Montella, cade male in Romagna con i gol di Giaccherini e Bogdani, e torna subito sulla terra dopo il 4-0 al Lecce alla prima giornata.

La sconfitta di ieri a Roma con la Lazio, 4-0 in dieci minuti senza tante storie, quasi peggio di Istanbul 2005, ricorda da vicino una sorta di rientro sulla terra degno delle migliori missioni Apollo, dopo un’estate di grandi frizzi e lazzi.

Non si può dire che il Milan non sia sceso in campo, nei primi venti minuti la Lazio era stata messa al muro e il possesso palla evidenziava come si giocasse a una metà campo sola.

Il Milan però non ha creato nulla, se non due velleitarie conclusioni da fuori, e pian piano la Lazio ha ripreso coraggio e campo abbattendosi sui rossoneri come il nubifragio mattiniero aveva flagellato la capitale.

Da questa sconfitta il Milan può solo imparare: a crescere, a evitare cali di concentrazione, a migliorare fisicamente, a non sottovalutare alcun avversario, a fare la voce grossa anche con i grandi capi piuttosto che con gli impiegatucci mesti e servili come Craiova, Shkendja o Crotone.




Il bello del calcio è che c’è sempre una nuova occasione dietro l’angolo, e il match di Giovedì a Vienna contro l’Austria per l’esordio in Europa League, fornisce ai montelliani l’opportunità di rialzarsi subito.

Che qualcosa dovesse girare diversamente nell’intervallo, è possibile, ma quasi tutti coloro che puntano il dito contro l’allenatore campano non hanno il tesserino federale in tasca, per cui i giudizi devono tener conto della comprensibile difficoltà di mettere insieme un undici completamente nuovo e sopperire alle assenze di questo inizio di stagione quali quelle di Romagnoli, Bonaventura, Biglia (opaco anche lui all’Olimpico) e ieri Conti.

Chi è rientrato da un infortunio, chi è ancora in infermeria, situazioni che non permettono a Montella di poter lavorare ancora su un undici base, e soprattutto su quel 3-5-2 tanto caro a Bonucci che esalterebbe le qualità di molti.

Quel Milan di Ibrahimovic e dell’attuale tecnico bianconero Allegri, si rialzò subito dopo il capitombolo di Cesena, e veleggiò verso il diciottesimo scudetto.

Non si chiede la luna a Montella, poiché un titolo rappresenterebbe davvero qualcosa di miracoloso, ma di cogliere dal ko di Roma le migliori indicazioni per far fruttare mentalmente e concretamente quegli oltre duecento milioni sborsati dalla proprietà cinese per far tornare i rossoneri ciò che la storia del club richiede con urgenza.

Certe sconfitte a volte sono salutari. Non tutti i Lazio-Milan vengono per nuocere.

 

Stefano Ravaglia

 

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