Millennials: le generazioni X, Y e Z e le trasformazioni dell’informazione

Inserire nel bonus cultura anche i giornali online, la nuova proposta di Arianna Furi

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Millennials o Generazione Y, Generation Next, sono i termini che definiscono i nati negli ultimi due decenni del XX secolo.

I Minnellias sono spesso erroneamente accostati dagli organi d’informazione ai nati nel nuovo millennio. Tuttavia la Generazione Y comprende i nati tra i primi anni ottanta e gli ultimi novanta. I Millennials hanno seguito la Generazione X, quella del crollo delle natalità rispetto al baby boom tra il 1945 e il 1963. La generazione del 2000 è, invece, la Z, quella dei post-Millennials.




Se il glossario risulta abbastanza confuso, lo sono anche le definizioni. Ciò che persiste in varie forme nella caratterizzazione delle generazioni, è il rapporto con l’informazione. Dalla generazione dei Baby Boomer alla Generazione Z, si assiste a un notevole incremento dell’utilizzo della tecnologia per accedere alle risorse culturali e in generale mediatiche.  In particolare è prerogativa della Generazione Z l’impiego della tecnologia nei rapporti sociali a tutti i livelli.

La bozza della Manovra 2020 prevede una riduzione del bonus cultura che passerà dai 500 euro attuali a 300 per ogni ragazzo o ragazza che compirà 18 anni nel 2020. Arianna Furi, riconosciuta leader dell’associazione Millennials precedentemente appartenente alla direzione nazionale del Pd e ora facente capo a Italia Viva, propone che il bonus cultura venga stabilizzato e che includa la possibilità di acquistare gli abbonamenti ai giornali online.

«È arrivato il momento di rendere il bonus Cultura una misura stabile e di ampliare la gamma di prodotti acquistabili, aggiornandoli e rendendoli attuali. La nostra prima proposta è quella di includere anche gli abbonamenti ai giornali online» dichiara la Furi, puntualizzando il fatto che una misura stabilizzata potrebbe condurre a un’analisi più attenta e accurata dei bisogni delle nuove generazioni.

Lo stesso utilizzo confusionario dei termini di riferimento legati alle nuove generazioni potrebbe essere un sintomo delle difficoltà che la classe dirigente attuale riscontra nel confrontarsi con il mondo dei giovani. Si tratta indubbiamente di un evidente caso di incompatibilità dei linguaggi. Avvicinare le nuove leve al mondo dell’informazione, riuscire a trasformare il loro rapporto costante con la tecnologia in qualcosa di intellettualmente produttivo è la sfida che la società e la politica attuali devono porsi anche e soprattutto per superare gli slogan e gli stereotipi di un tempo senza contenuti.

Paolo Onnis

 

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