Il caso Milligan: un uomo, 24 personalità

Billy Milligan, un affascinante esempio di personalità multipla

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Il disturbo dissociativo dell’identità rappresenta sicuramente un fenomeno particolarissimo ed intrigante, che spinge a mettere in discussione le potenzialità della mente umana. Si tratta di un disturbo mentale (riconosciuto come tale nel 1994), caratterizzato dal fatto che, in uno stesso individuo, siano presenti almeno due personalità, che si avvicendano assumendo il controllo del soggetto affetto da D. D. I. Se è vero che il cinema e la letteratura ci hanno regalato esempi indimenticabili di personalità di questo genere (pensiamo a “Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mr. Hide” oppure a “Psycho“), va anche detto che la realtà ci ha messo davanti a casi altrettanti affascinanti, come quello di Billy  Milligan, nel quale coesistevano ben 24 personalità.




La straordinaria- ma, per molti versi, tragica- situazione di Milligan si manifestò in tutta la sua assurdità quando, il 27 ottobre del 1977, gli agenti della polizia di Columbus, in Ohio, arrestarono un giovane e confuso William Stanley Milligan presso la sua abitazione, accusandolo di avere rapito, violentato e rapinato tre studentesse della locale università.

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Il giovane era già noto alle forze dell’ordine per vari precedenti penali; per di più, le tre vittime lo riconobbero ed alcune impronte lasciate sull’auto di una delle ragazze lo identificarono in maniera incontrovertibile.

Tuttavia, il palese sconcerto manifestato da Milligan ed il suo comportamento, costantemente mutevole (a volte, infatti, Billy appariva spaventato ed in lacrime; altre arrogante; altre ancora apatico od effemminato), portarono alla diagnosi di “schizofrenia acuta” e ad un lungo trattamento sanitario, nel corso del quale la diagnosi fu mutata in “disturbo di personalità multipla“.

Quello che venne fuori nel corso degli interrogatori e delle sedute psichiatriche rasentava l’incredibile: all’interno di Billy esistevano 24 personalitàdiverse per sesso, età, carattere, Q. I., tratti somatici e in alcuni casi nazionalità; inoltre, altre minori sarebbero emerse in seguito-, che si avvicendavano per tenere addormentato il nucleo centrale, Billy, da quando questi, ragazzino, aveva tentato il suicidio, al fine di tenerlo in vita.

Mentre una identità assumeva il controllo, le altre si dedicavano alle loro cose.

Le varie personalità rispondevano tutte al nome di “Billy” (pur avendo ciascuna il proprio), per preservare il “segreto di famiglia” nel rispetto di cinque regole:

  1. “non dire bugie”;
  2. “proteggere le donne e i bambini”;
  3. “osservare la castità”;
  4. “mantenersi intellettualmente attivi, coltivando interessi molteplici e studiando un proprio campo di specializzazione;
  5. Non violare la proprietà delle altre personalità.

Quando una delle personalità ne violava una o più, veniva dichiarata “indesiderabile” e bandita, così da non poter più prendere il controllo di Milligan.

Così, delle 24 personalità, 14 erano “indesiderabili” (come il criminale Kevin, di 20 anni, dedito a furti e traffico di stupefacenti, riabilitato durante la permanenza nel nel manicomio criminale di Lima perché capace di difendere Billy dalle violenze subite dal personale, o Samuel, ebreo– come il padre di Billy- di 18 anni, bandito per avere violato la regola n. 5 vendendo quadri dipinti da altre personalità) e 10 si avvicendavano già nel corso dei primi interrogatori:

  • L’identità centrale, William Stanley Milligan, che fino alla diagnosi rimane ignara dell’esistenza delle altre personalità, riscontrando solo dei “vuoti di tempo” in cui non sa cosa ha fatto o dove si trova;
  • Arthur, ventiduenne londinese dal forte accento britannico, freddo e razionale, appassionato di arabo, materie scientifiche e medicina, che è il primo a comprendere l’esistenza delle altre personalità e che decide chi di loro deve avere il controllo della coscienza in luoghi sicuri;
  • Ragen, di 23 anni, “il guardiano dell’odio“, iugoslavo con marcato accento, dotato di una forza impressionante e capace di manovrare armi di qualunque tipo, preposto al controllo in luoghi pericolosi (come il carcere);
  • I bambini: David, di 8 anni, che assorbe tutto il dolore delle altre personalità, e Christene, di 3, che ama disegnare fiori e farfalle (inglese come suo fratello, il tredicenne Christopher, che suona l’armonica);
  • Danny, quattordicenne che ha paura della gente ed in particolare degli uomini (a causa degli stupri di cui è stato fatto oggetto dal patrigno di Billy) e che dipinge nature morte (dopo essere stato sepolto vivo);
  • Tommy, 16 anni, bellicoso e considerato un artista della fuga ed un esperto di elettronica; suona il sax e dipinge paesaggi;
  • Allen, 18 anni, abilissimo nel raggiro e manipolatore, che ama molto la madre di Billy;
  • Adalana, timida diciannovenne lesbica, in seguito bandita perché riconosciuta come l’autrice degli stupri nel tentativo di ottenere calore ed affetto.

Le varie identità si fonderanno in seguito in una sola, il Maestro, autodidatta che racchiude in sé tutte le personalità ed abilità delle altre identità (ma la fusione attraverserà momenti di scissione, in concomitanza con situazioni di particolare stress).

Nel corso delle sedute emerse che le varie personalità di Milligan erano nate in momenti traumatici della sua vita, al fine di permettere a Billy di superarli: il suicidio del padre; le liti della madre col patrigno e le violenze sessuali da quest’ultimo perpetrate in danno di Billy.

L’incredibile vicenda di Milligan ha avuto una vastissima eco mediatica, appassionando, nel corso del relativo processo, milioni di persone e dividendo l’opinione pubblica tra chi credeva alla diagnosi di D. D. I. e chi la riteneva solo un’astuta mossa difensiva. La grande confusione ed i diversissimi atteggiamenti avuti da Milligan nel corso del processo, tuttavia, finirono presto per convincere molti della sua patologia.

Il caso Milligan rappresenta anche un passo importante nella storia giudiziaria statunitense: per la prima volta in questo ordinamento, infatti, si riconobbe il carattere patologico del disturbo dissociativo (fino ad allora considerato una semplice nevrosi); su questa base, per la prima volta vi fu un verdetto di non colpevolezza per infermità mentale.




Milligan è morto tre anni fa per un sarcoma, ad appena 59 anni, dopo esser stato dichiarato definitivamente guarito nel 1991. La sua storia è però ancora fonte di grande attrazione ed ha colpito anche il cinema: vi abbiamo già parlato di “Split” di Shyamalan, liberamente ispirato al caso Milligan: https://www.ultimavoce.it/split-shyamalan-schizofrenia/ .

Inoltre, giungerà presto nelle sale cinematografiche anche “The crowded room“, con Di Caprio, tratto dal libro “Una stanza piena di gente” di Daniel Keyes, che ha fedelmente trasposto in esso le testimonianze di Billy e dei suoi alter ego.




Lidia Fontanella

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