Dozzine di minori respinti dalla polizia francese: cosa sta succedendo al confine con l’Italia?

Verso l’Italia dozzine di minori respinti dalla polizia francese. Trattandosi di una pratica vietata, per respingere questi adolescenti, gli agenti francesi falsificano i documenti e li registrano come adulti. Le organizzazioni presenti al confine italo-francese segnalano da mesi la violazione della normativa nazionale ed internazionale.

Due quindicenni, vengono fermati a Mentone, città francese confinante con l’italiana Ventimiglia.  Hanno affrontato un viaggio estenuante per arrivare lì e la polizia di frontiera è solo l’ultimo di tanti ostacoli. Durante il confronto con gli agenti provano in ogni modo a spiegare di essere minori ma quelli li ignora. Documenti e telefoni vengono sequestrati mentre loro vengono rinchiusi per la notte in una cella dalle dimensioni di un container.

Donne e bambini dovrebbero essere tenuti in uno spazio diverso, all’interno della stazione di polizia, ma secondo gli agenti loro hanno 18 e 19 anni e vanno tenuti con gli altri adulti. Il container è grande 15 metri quadrati ma all’interno ci sono almeno 20 persone. I due ragazzi hanno freddo e il cibo a disposizione è poco, vorrebbero sedersi ma non c’è spazio.

Passano 8 ore in quel posto, senza coperte e completamente al buio, hanno paura. Uno dei due ha difficoltà a respirare ma il suo inalatore è rimasto nello zaino e non può riaverlo fino al giorno dopo.

I due ragazzi si svegliano il mattino seguente solo per essere espulsi in Italia. Per fortuna a Ventimiglia ci sono diverse organizzazioni disposte ad aiutarli. Un volontario spiega ai due quindicenni che avrebbero avuto diritto all’asilo in Francia e che proveranno a farli aiutare dalle autorità italiane. I due ragazzi, quando sono sbarcati in Italia, hanno registrato la loro vera età ed un controllo della banca dati potrebbe farli riammettere in Francia. Nei due quindicenni si riaccende la speranza ma l’organizzazione li avverte:  spesso, gli agenti italiani si rifiutano di controllare le banche dati. I due ragazzi si siedono allora su una panchina di Ventimiglia. Aspettano un adulto, aspettano di sapere cosa ne sarà della loro vita.




Minori respinti a decine

Quanto riportato sopra è la storia che emerge da dozzine di dichiarazioni raccolte da organizzazioni presenti sul territorio. A febbraio 2021, Kesha Niya, una mensa comunitaria a Ventimiglia, ha raccolto più di 60 testimonianze. Questi minori non accompagnati hanno affermato di essere stati respinti dalla Francia nonostante la loro età. Il personale ha inoltre raccolto almeno 30 testimonianze di questo tipo ogni mese da dicembre ad aprile.

I respingimenti hanno luogo al valico di confine tra Mentone, un paese francese a circa 30 km da Nizza, e Ventimiglia, sulla costa italiana. Gli agenti portano dozzine di minori e adulti entrati irregolarmente in Francia al posto di frontiera di Pont Saint-Louis e ordinano loro di attraversare la frontiera verso l’Italia.

Violazioni che vanno avanti da anni

“La polizia di frontiera francese non ha l’autorità legale per decidere chi è minorenne e chi no.”

Bénédicte Jeannerod, direttrice per la Francia a Human Rights Watch

Negli ultimi anni, il governo francese ha ricevuto diverse accuse relative al fatto che tali  respingimenti  violano le leggi francesi e quelle internazionali sui diritti umani. A ottobre, un rapporto congiunto di Amnesty International e altre 10 ONG ha rilevato numerosi casi in cui la polizia francese ha scritto date di nascita errate su documenti di respingimento e poi ha espulso giovani che avevano dichiarato di avere meno di 18 anni.

Anche la Commissione Consultiva Nazionale sui Diritti Umani francese ha documentato l’uso da parte della polizia di date di nascita false per espellere minori non accompagnati . Talvolta, i tribunali francesi hanno dovuto ordinare alla polizia di permettere ai minori di rientrare in Francia ma ciò non capita spesso.

Minori respinti contro la legge

Le autorità francesi dovrebbero pretendere dalla polizia di frontiera il rispetto della legge nazionale e di riconoscere l’età dichiarata da una persona se ci sono ragionevoli possibilità che sia un minore. In Francia, infatti, vige il principio della “presunzione di minorità”: il giovane che si presenta come minore deve essere considerato tale fino a decisione del tribunale avente forza di cosa giudicata. I minorenni, poi, dovrebbero essere trasferiti alle cure delle autorità francesi per la tutela dei minori.

Le condizioni di detenzione

Dopo le 19 gli agenti di frontiera italiani non accettano più espulsioni dalla Francia. La polizia francese, allora, trattiene per la notte le persone fermate e trasferite alla stazione di confine di Saint Louis. Dozzine di minori e di adulti sono trattenuti in “unità modulari” prefabbricate, strutture temporanee delle dimensioni di un container.

Nel 2018, il Controllo francese dei Luoghi di Privazione della Libertà ha osservato che le unità prefabbricate “non beneficiano delle dotazioni di base (illuminazione, riscaldamento, aria condizionata, sedie, materassi, coperte)”.

Un documento informativo del 2018 di ASGI ha osservato “condizioni di affollamento, senza cibo o acqua, coperte o materassi, senza alcuna informazione”. La Commissione Consultiva Nazionale sui Diritti Umani francese ha fatto appello per la chiusura delle unità prefabbricate nel 2019.

Tra social e tribunali

Un video girato a novembre all’interno di una di queste celle, pubblicato sulla pagina Facebook di Kesha Niya, mostra persone sedute o distese su panche di metallo, senza coperte o materassi.

A luglio 2017, un giudice del Tribunale di Nizza ha decretato che le persone non dovrebbero essere trattenute più di quattro ore nelle unità prefabbricate, il tempo massimo concesso dalla legge francese alle autorità per trattenere qualcuno per verificarne l’identità. Il Consiglio di Stato ha confermato queste conclusioni.

“Questi non sono luoghi per detenzioni di lunghi periodi. Giuridicamente parlando, sono un buco nero”, ha detto il consulente legale di WeWorld, Jacopo Colomba.

In un chiaro tentativo di evitare di applicare la decisione del tribunale, le autorità francesi ora descrivono le celle come luoghi di “riparo (mise à l’abri) invece che di detenzione. Questo espediente semantico secondo molti non ha basi legali.  “Alla fine, è chiaro che si tratta di detenzione” ha detto Pesselier, di Anafé. “Le persone trattenute lì non sono libere di andarsene”.

Francesco Maria Trinchese

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *