La start-up Neozelandese Mint Innovation recupera metalli preziosi dall’elettronica di consumo

Lo sapevate che tutti gli oggetti elettronici, dai gadget simpatici fino ai nostri computer, sono ricchi di metalli preziosi?

E che il crescente fabbisogno di elettronica ha generato 53.6 milioni di tonnellate di scarto elettronico solo nel 2019?

Ma quanto varranno mai questi milioni di tonnellate di pattumiera? circa 57 miliardi di dollari!

Ce lo dice il Global E-waste Monitor 2020 che ha analizzato il valore delle componenti metalliche degli scarti di elettronica. Il ferro, il rame e l’oro  sono tra i principali.

Il recupero di materiali preziosi utili all’economia, inizia con la raccolta in discarica e la separazione dei metalli dalla plastica. Ma questo metodo riesce ad assorbire solo il 10% dello scarto globale. Molte volte i metalli possono solo essere rivenduti sul mercato nero o fusi nuovamente riducendo la qualità del materiale.

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La ricerca in discarica e lo spreco dei metalli di scarto, sono dei gravissimi problemi generati dal nostro spensierato desiderio di modernizzazione. Purtroppo però, non sono gli unici. L’estrazione mineraria di metalli e delle moltissime “terre rare” che compongono l’elettronica di consumo, continuano ad espandersi a distruggere gli ecosistemi. Si stima infatti che se un telefono cellulare pesa circa 75 grammi, l’estrazione dei materiali che lo compongono richiede lo scavo di ben 30 kg di roccia.

Intere regioni del Cile, del Brasile e della  Mongolia sono state dedicate all’espansione della attività mineraria. Supportata da politiche economiche, l’attività estrattiva ha potuto andare oltre alle tutele ambientali poste in precedenza.




La risposta di Mint Innovation alla crescita dei consumi

Vista la crescente digitalizzazione dei servizi e dei prodotti, il mondo necessita fortemente di un soluzione più efficiente per il riciclo del rifiuto elettronico. Un metodo che eviti si a persone povere di vivere nelle discariche ed ammalarsi per un pezzo di televisore sia che rallenti quanto più possibile l’espansione delle miniere che inghiottono gli ecosistemi circostanti.

Questa è la nuova visione della start-up neozelandese Mint Innovation che ha sviluppato un processo tecnologico a basso costo per recuperare metalli preziosi dallo scarto di elettronica.

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“Immaginatevi che l’oro nel vostro computer potrebbe finire in un gioiello al dito di una persona, o riutilizzato in nuovi apparecchi” ha detto il capo dell’esecutivo di Mint Innovation, Will Barker.

 

Utilizzando microbi naturali e sostanze chimiche poco costose, l’azienda recupera materiali preziosi da scarto elettronico polverizzato e filtrato.

Kiwi innovation uses microbes to extract precious metals from e-waste | Stuff.co.nz

Un telefono cellulare per esempio, contiene rame ,ferro e altri metalli come argento, oro e terre rare. Per questo, uno studio dell’ E-waste Lab del Politecnico di Milano lo ha definito come un “tesoro”, la cui percentuale di recupero sarebbe pari al 96% dei suoi componenti. Con il metodo di polverizzazione implementato da Mint Innovation il recupero dei materiali potrebbe arrivare non solo al 96% ma al 100%.

Una bioraffineria per ogni grande città

La visione di Mint Innovation è quella di avere un bioraffineria in ogni grande città del mondo. Nell’ultimo periodo la compagnia è riuscita a raccogliere 200 milioni di NZ$ ($14 milioni americani) per costruire le prima bioraffineria a Sidney in Australia e nel nord-est dell’Inghilterra. Si stima che la raffineria di Sydney sarà capace di processare fino a 3500 tonnellate di scarto elettronico all’anno.

“Idealmente i metalli recuperati saranno venduti a business locali, come gioiellieri e fabbriche creando un’economia circolare nella zona” ha detto Barker.

Mint Innovation è una start-up vincente nel settore dell’economia circolare. Ora vale 13.9 milioni di dollari anche se ci si aspetta che il mercato dell’economia circolare valga almeno 4 miliardi di dollari entro il 2030.

I dati parlano chiaro, ma basta guardarsi intorno

Nel 2020 il numero di apparecchi connessi in rete, veniva stimati intorno ai 25 miliardi di apparecchi, prima che la pandemia accelerasse lo spostamento di tutti i servizi al digitale.

Il Global Economic Forum ha stimato che nel 2040, le emissioni di carbone dalla produzione e uso di elettronica come PC, schermi, televisori, cellulari, tablets e altri oggetti innovativi arriverà al 14% delle emissioni totali.

Innovazioni locali e su piccola scala come Mint Innovation possono rendere i paesi più resilienti ed allo stesso meno invasivi. Rallentando gli spostamenti di e-waste si potrebbe infatti  diminuire la forte dipendenza che l’Europa ha con le nazioni che commerciano e riciclano le materie prime. Allo stesso tempo la diminuzione di domanda per le stesse materie prime (grazie al sopra citato sistema di riciclo sul territorio), andrebbe a frenare la catena di sfruttamento  sociale e di degradazione ambientale, di cui fin ora è stata causa.

Elisa Melodia

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