Il mistero della stella di Tabby è forse risolto

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Il mistero della stella di Tabby è uno dei più appassionanti enigmi dell’astronomia moderna, ne ho scritto già due volte quindi non ripeterò quanto già detto, nel secondo articolo avevo scritto dell’enorme sforzo congiunto di astronomi di tutto il mondo che avevano aspettato una nuova variazione di luminosità per avviare una imponente campagna di osservazioni. Questo avveniva il 19 maggio del 2017, ora a distanza di due anni un team della Columbia University pensa di avere una spiegazione del mistero, la stessa Columbia University ha diffuso la notizia ieri, la ricerca è stata pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
Il modello proposto dal giovane ex-studente Miguel Martinez insieme al professore associato di astrofisica Brian Metzger e all’astrofisico Nicholas Stone ipotizza che una esoluna che si sta sciogliendo (perlomeno i suoi strati esterni ghiacciati) sia responsabile delle diminuzioni di visibilità di KIC 8462852 (questo è il nome ufficiale della stella chiamata comunemente stella di Tabby ma anche stella di Boyajian in onore di Tabetha Boyajian l’astrofisica della Lousiana State University che nel 2015 per prima osservò l’inusuale comportamento dell’astro posto a poco meno di 1500 anni luce da noi).



Nel sistema planetario della stella di Tabby, in questo scenario, deve essere avvenuta la distruzione di un pianeta a causa dell’interazione col suo astro, può essersi trattato di una collisione diretta o della distruzione del pianeta a causa dell’interazione gravitazionale. Se un pianeta che viene distrutto dalla sua stella ha un satellite naturale sono possibili vari esiti per questa luna, può a sua volta essere attratta dalla stella e finirci contro (o finire spappolata prima di arrivarci), può essere scagliata verso lo spazio esterno, ma in una percentuale di casi può finire in orbita attorno alla stella. In quest’ultimo caso, se si tratta di una luna ghiacciata le radiazioni provenienti dalla stella inizieranno a consumarla sciogliendone gli strati esterni e scaraventando nuvole di gas e polvere fuori dal sistema planetario, quando queste nubi finiscono sulla traiettoria della luce della stella diretta verso di noi osserviamo le diminuzioni di luminosità.
Il modello elaborato dai tre astrofisici è coerente con gli studi precedenti prevedendo che la esoluna sarebbe finita in un’orbita molto eccentrica, il tipo di orbita che spiegherebbe alcune osservazioni effettuate, ma la diminuzione di luminosità della stella di Tabby avviene anche per  periodi abbastanza lunghi di tempo e non è sempre la stessa, come si spiega se è provocata dal passaggio di nubi in uscita dal sistema sulla nostra visuale? Secondo il modello alcuni pezzi degli strati esterni della luna più consistenti (rocce carbonacee  pezzi di gas ghiacciati) hanno resistito alla spinta delle radiazioni e sono rimaste nell’orbita percorsa dalla luna formando un disco di detriti che affievolisce la luce della stella, il motivo per cui l’entità della diminuzione è variabile è che la composizione del disco varia nel tempo visto che la luna non ha finito di sciogliersi.
Una conseguenza importante per l’astronomia, completamente slegata dal mistero della stella di Tabby, se l’ipotesi si rivelasse esatta sarebbe che potremmo cercare stelle simili alla stella di Tabby (una stella abbastanza simile al nostro Sole) che presentino un fenomeno analogo ed ipotizzare che la spiegazione sia la stessa, il che sarebbe conferma indiretta dell’esistenza delle esolune, conferma che allo stato attuale non siamo in grado di avere in altro modo.

Roberto Todini

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