Mohsen Fakhrizadeh: chi era lo scienziato iraniano freddato nella sua auto a pochi chilometri da Teheran

Il fisico nucleare iraniano, Mohsen Fakhrizadeh, è stato recentemente assassinato nella sua auto. La sua morte è avvolta dal mistero.

I servizi segreti israeliani e americani lo accusavano di essere la figura chiave dei programmi iraniani per arrivare all’arma atomica. E lo scienziato Mohsen Fakhrizadeh, ha continuato a lavorare in questo senso anche dopo che il governo iraniano ha ufficializzato l’abbandono delle ricerche sul nucleare nel 2000.

Un accademico e uno scienziato di grande riguardo, il fisico iraniano era già stato identificato nel 2007 come mente a capo del programma nucleare iraniano d’impoverimento dell’Uranio, come scienziato senior del Ministero della Difesa e della Logistica delle Forze Armate e ex capo Physics Research Center (PHRC) dal Consiglio delle Nazione Unite.

Il suo assassinio, dunque, come la maggior parte degli attentati terroristici, è sicuramente volto all’indebolimento del governo iraniano. Ma in che modo?

Le dinamiche dell’attentato

Secondo Iran e USA, la colpa dell’assassinio di Mohsen Fakhrizadeh sarebbe da imputare a Israele. Le indagini sono ancora in corso, ma per il momento la dinamica dell’attentato non è chiara.

Una prima ricostruzione dei fatti vuole che Mohsen Fakhrizadeh e il suo commando di scorta siano stati uccisi da alcuni uomini armati, dopo l’esplosione di un camion, a pochi chilometri da Teheran. Secondo Press Tv, televisione iraniana in lingua inglese, sulla scena del crimine sarebbe stata ritrovata un’arma con “il logo e le specifiche dell’industria militare israeliana”.

Secondo una più recente verifica, invece, lo scienziato sarebbe stato assassinato con mitragliatrici radiocomandate a distanza, nascoste in un veicolo che è esploso poco dopo l’attentato.

L’agenzia di stampa iraniana Fars News, infatti, sostiene che lo scienziato fosse alla guida di una delle vetture che componevano il corteo di auto blindate della scorta. Poco prima di arrivare a destinazione, da una Nissan parcheggiata a 150m di distanza, (e dopo che Mohsen aveva accostato l’auto) sono partiti dei colpi di mitragliatrice che hanno freddato Fakhrizadeh e la sua scorta.

Tutti contro Israele

Ricostruzioni discordanti, piene di lacune, che però concordano sia sull’esplosione di un auto, come prassi terroristica vuole per eliminare le tracce; sia sulla ricerca del colpevole, cioè Israele. A tal proposito, il ministro degli esteri Javad Zariff, con un post su Twitter, ha ribadito:

L’attacco terroristico al nostro scienziato è stato indubbiamente progettato e pianificato da un regime terroristico e giustiziato da complici criminali. Peccato che alcuni si rifiutino di opporsi al terrorismo e si nascondano dietro appelli alla moderazione. L’impunità incoraggia un regime terroristico con l’aggressione nel suo DNA.

 

Dunque, tutti d’accordo, sia Iran che USA, a incolpare Israele, anche se non ci sono ancora prove ufficiali. Eppure, nella ricostruzione dei fatti, c’è un punto in particolare che desta stupore: come mai Mohsen Fakhrizadeh, sentendo dei colpi di pistola, ha accostato l’auto invece di partire spedito verso la sua meta?

Israele, in ogni caso, non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione sull’accaduto.

Il profilo dello scienziato

Sicuramente Mohsen Fakhrizadeh, nonostante fosse poco noto alla stampa occidentale prima della sua spiacevole dipartita, resta un personaggio chiave per il governo iraniano. 

Auto blindate, scorta armata, incontri col leader supremo iraniano Ali Khamenei sono tutte prove che testimoniano la sua centrale importanza, tant’è che il generale Mohammad Baghéri ha invocato una “terribile vendetta” per i suoi assassini.

Noto in ambito accademico, Mohsen Fakhrizadeh è l’unico scienziato iraniano che abbia preso parte al tavolo della AIEA, l’agenzia internazionale per l’energia atomica. Le sue ricerche sul nucleare erano giustificate per l’utilizzo civile, non come arma militare.

I media statunitensi lo hanno definito come “l’obbiettivo numero uno del Mossad”, l’agenzia di intelligence israeliana. Dunque la vittima perfetta, secondo qualsiasi manuale terroristico non scritto, per indebolire un governo, tanto da utilizzare forze armate altamente sofisticate.

Qual era il ruolo di Mohsen Fakhrizadeh? Le sue ricerche sul nucleare erano volte esclusivamente alla difesa, oppure, come molte agenzie d’intelligence sostengono, stava sviluppando armi segrete per l’Iran?  Perché il Consiglio delle Nazioni Unite teneva d’occhio il fisico già dal 2007?

Domande a cui è impossibile dare risposta, senza delle accurate ricerche. Nel frattempo proseguono le indagini sulla sua morte, per determinare con cura le dinamiche dell’attentano. Tuttavia, è il movente che desta maggior interesse sia sulla sua figura, che sul suo lavoro di fisico nucleare.

Armi altamente sofisticate

C’è un punto dell’intera questione che potrebbe portare alla luce dei macabri risvolti: qual è l’arma del delitto?

Se si trattasse effettivamente di mitragliatrici radiocomandate a distanza, la ricerca dei mandati potrebbe restringersi a pochi paesi, coloro che effettivamente posseggono la tecnologia necessaria per un tale sistema di morte. 

Sistemi di puntamento, azionabili da remoto, contro un soggetto in movimento, non solo richiedono una tecnologia altamente avanzata, ma un regia tecnica di grande precisione.

Gli Stati Uniti hanno già utilizzato questo tipo di sistemi, specialmente i droni per colpire degli obiettivi pericolosi all’estero, come nel caso del generale iraniano Qassem Soleimani.

Che armi convenzionali, come le mitragliatrici, possano essere usate da remoto contro un obiettivo in movimento, amplia notevolmente lo scenario delle armi da guerra. Non che i droni siano un’opzione migliore.

Senza ombra di dubbio, armi azionate a distanza sono una garanzia di sicurezza maggiore per i soldati (e per i terroristi) che compiono azioni militari delicate. Come in ogni faccenda, c’è sempre da considerare il risvolto della medaglia.

Assassinio di Mohsen Fakhrizadeh: rapporti Usa – Iran

Resta da definire quali saranno i prossimi rapporti Usa-Iran dopo l’assassinio di Mohsen Fakhrizadeh.

Biden, a differenza del suo predecessore, è disposto a intavolare nuove trattative col governo iraniano. Dunque, secondo gli analisti, nonostante l’Iran sia convinta che dietro l’attentato ci sia Israele (protetta dagli Stati Uniti), la reazione del governo arabo sarà piuttosto blanda.

Probabilmente, in attesa del nuovo vertice alla Casa Bianca, l’Iran si accontenterà di un atto dimostrativo che possa placare le pretese di coloro che chiedono ciecamente vendetta.

Antonia Galise

 

 

 

 

 

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