MoMA, da Louise Bourgeois in digitale alle opere a sfondo politico

Il legame dell’artista con il MoMA è di lunga data, il Museo le dedicò per primo una retrospettiva, consacrandola come artista internazionale

Il MoMA firma un grande progetto:  la possibilità di navigare attraverso la vasta produzione artistica di Louise Bourgeois. Il Museum of Modern Art di New York ha annunciato l’avvenuto completamento del catalogo online che comprende tutti i lavori a stampa della Bourgeois, scomparsa a New York nel 2010: la messa online integrale di ben 5.410 fogli.

Ai tempi della digitalizzazione, un modo intelligente per non perdere l’eredità della grande artista francese.




Louise Bourgeois: The Complete Prints & Books è il nome del catalogo e il sito web, che si trova all’interno di quello del museo, ricalca l’evoluzione del rapporto della Bourgeois con la stampa. Si possono zoomare le opere e scorrerle secondo diversi criteri: temi, tecniche, portfoli e serie, editori e stampatori.
L’artista, più conosciuta per le sue installazioni, in realtà ebbe come primo amore la stampa e la pittura. Si dedicò dagli Anni Quaranta alla scultura per poi riprendere le sue passioni negli Anni Ottanta. Da allora, e fino alla sua morte, la Bourgeois non smise mai di usare le tecniche di incisione e di stampa, installando un torchio nel suo studio e avviando una serie di collaborazioni con stampatori ed editori.
Il legame dell’artista con il MoMA è di lunga data, il Museo le dedicò per primo una retrospettiva, consacrandola come artista internazionale.

Due parole sull’artista

Sessualità, famiglia, solitudine, maternità, sono i temi ricorrenti delle sue opere. A causa del rapporto conflittuale con il padre (la portava con sé al bordello lasciandola fuori ad aspettare) e del rapporto intenso con la madre (il distacco fu traumatico), Louise Bourgeois rappresentava nelle sue installazioni e nelle stampe immagini trasfigurate del membro maschile  e celebrava il concetto di maternità con enormi sculture filigrane a forma di ragno. La più celebre Maman, il suo monumentale ragno alto 9 metri con cui rende omaggio alla madre tessitrice, la renderà famosa nel mondo. Disse:

“Mia madre sedeva al sole per ore ad aggiustare arazzi. Questo senso di riparazione è profondamente radicato dentro di me. Lei era la mia migliore amica. Come un ragno, mia madre era una tessitrice. Lei era intelligente, paziente, opportuna, utile e ragionevole. Era indispensabile come un ragno”.

“Io avevo il compito di riparare i piedini, poi dovevo anche tagliare i genitali dei cupido che gli acquirenti americani, puritani, non volevano vedere in salotto. Mia madre, che era una donna puritana, li tagliava e li metteva tutti insieme in un cesto: un cesto di piccoli peni. Io cucivo al loro posto dei fiori”.

È vissuta fino a 98 anni e fino alla fine dei suoi giorni accoglieva nella sua casa a New York giovani artisti desiderosi di mostrare le loro opere d’arte. Ma la sua angoscia e il suo senso di solitudine non l’hanno mai abbandonata:

“L’ unica vera arte che ho praticato tutta la vita è stata l’arte di combattere la depressione, la dipendenza emotiva. Fare arte non è una terapia, è un atto di sopravvivenza. Una garanzia di salute mentale. La certezza che non ti farai del male e che non ucciderai qualcuno”.

Il MoMA PS1

È la sede distaccata del MoMA di Manhattan, situato nel Queens: è stato il primo centro non profit negli Stati Uniti dedicato esclusivamente all’arte contemporanea. L’acronimo PS1 significa Public School One e deriva dal fatto che prima l’edificio che ospita il centro era una scuola. La fusione nel 2000 con il MoMA ha dato vita alla più grande piattaforma per l’arte contemporanea del paese, nonché una delle più significative nel mondo.
Il MoMA PS1 non possiede una collezione permanente; ospita mostre temporanee, performance, concerti, eventi speciali, letture, laboratori e programmi educativi. In collaborazione col MoMA, il PS1 organizza ogni anno lo YAP, Young Architects Program, un’iniziativa volta a dare a giovani architetti emergenti la possibilità di progettare e realizzare un padiglione temporaneo estivo negli spazi all’aperto del PS1.

Il summer pavillon di quest’estate: una provocazione politica

Il cortile del MoMA PS1 quest’anno offre una foresta pluviale tropicale o una corona di spine? Dipende dai punti di vista. Quel che è certo è chi l’ha progettato: lo studio messicano Pedro & Juana. Una provocazione che vuole rompere idealmente il muro tra Usa e Messico, sfidando la politica del Presidente americano Trump.

Si tratta di un’architettura circolare che taglia in due il cortile dell’ex scuola pubblica per creare un “ciclorama distopico”, chiamata dagli architetti Ana Paula Ruiz Galindo e Mecky Reuss – fondatori dello studio di Città del Messico – Hórama RamaHorama dal greco “spettacolare”, o anche “panorama”, “ciclorama”. Consiste in 210 pannelli di vinile sui cui è stata stampata in digitale una giunga di piante tropicali e uccelli dai colori brillanti: una foresta pluviale tropicale messicana all’interno, una corona di spine all’esterno (dai molteplici significati geopolitici).
Una giungla urbana ed esotica con amache rosa e lilla realizzate nel sud del Messico, panche e sedute in legno grezzo, e una cascata che cade da un’altezza di 27 metri per amplificare l’esperienza.

Un nuovo direttore

Il MOMA PS1 tra l’altro avrà un nuovo direttore artistico: la britannica Kate Fowle che inizierà ufficialmente il suo incarico a partire da settembre. La sua nomina va a occupare un posto vacante da ottobre 2018, quando Klaus Biesenbach, a capo del museo dal 1995, si è trasferito a Los Angeles per dirigere il MOCA. Fowle si è fatta notare grazie all’esperienza al Garage Museum of Contemporary Art di Mosca.

Marta Fresolone

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