Franz Krauspenhaar, “Grandi Momenti” di scrittura

Il libro di Franz al Salone del Libro
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“Grandi Momenti” di pura scrittura: “Abiura oblio aberrazione”

Un pugno nello stomaco
Il libro di Franz al Salone del Libro

“La mia vita di parole la sento passare e leggermente trafiggermi.”
Questo è lo scrittore, personaggio del libro che Franz fa vivere nel suo romanzo appena uscito nelle librerie con la NEO edizioni.
Un economo dell’umore.”
Lo conosciamo in day hospital mentre fa gli esami di routine per i post infartuati.
Leggendo di Franco, il personaggio che narra in prima persona, partecipiamo ai suoi esercizi, agli incontri con altri infartuati e alle sue passioni, le automobili. Dalla Jaguar alla Porsche, passando per l’Alfa.
Ci mettiamo dalla sua parte forse per empatia fra ammalati e però, man mano, ci allontaniamo, vedendo sempre di più quanto sia un individuo moralmente vuoto e nichilista, malgrado le sue tirate anarchiche.
Nei suoi momenti migliori, quelli che a me sono piaciuti di più, dialoga con le sue automobili, come nei Monologhi Automobilistici, che Francesco Stella aveva immaginato anni or sono, dialoga con la lepre che corre e che lui vorrebbe finalmente raggiungere e uccidere, nel tentativo di liberarsi dall’immaginario paterno andato via anni prima.
Tenta il dialogo, o almeno una certa affettuosità con il fratello, pittore che “ha dipinto un cervello stilizzato e dentro, con poche pennellate di colore scuro, ha creato come una cella, o un sentiero che si perde dentro se stesso” per chiudere l’immenso nel piccolo.
Tenta anche una scrittura che non lo emancipa, anzi si fa beffa di lui, non è riconosciuto per i suo romanzi, ma giunge al successo con uno pseudonimo e per gialli, polizieschi che scrive senza prenderci gusto.
In effetti sembra che non prenda gusto a nulla, e il mondo letterario viene mostrato opaco, in questo atomo opaco del male, come nel X agosto di Pascoli. Forse la parte più fragile del libro è nel livore o nel caratterizzare così un luogo che ha a che fare con la scrittura. Critici contrari  e editore che consiglia una bella passata di botte pronta per l’uso.
“Sento delle fitte al petto. Mi spavento, naturalmente, però con una certa classe.” Ed è la classe quella che lui cerca, lo stile che, a volte, felicissimo, mi fa sorridere, malgrado la tentazione di prendere a schiaffi il personaggio, specie quando argomenta di donne, che non ci sono, se non in veste di pelo. Pelo da raggiungere.
Lo stile comunque mi fa superare la rabbia, e leggo il racconto come se l’autore avesse voluto fare un personaggio all’incontrario, senza un messaggio che non sia una riflessione sui tempi senza tempo, nel tempo che è una convenzione, concetto da me sempre molto ripetuto, sulla vita che si arrotola su sé stessa e si incontra nei periodi di infanzia e maturità lasciando un cratere al centro.

“La cosa che più mi sconcerta è che,
pur ripassando le fasi salienti della mia vita dal 1984 ad oggi,
come nel cortometraggio che i moribondi vedono in chiusura
dei conti, io non trovo nulla di veramente importante. Nonostante
i lutti, le umiliazioni, gli insuccessi e anche i successi,
io non vedo, in fondo, nient’altro che un cratere. Nemmeno
grande: un cratere seminascosto in mezzo alla campagna”

Sulle note della canzone di Gaber, che amiamo entrambi, cantiamo uguale.

“Da solo
lungo l’autostrada
alle prime luci del mattino”.
Giorgio Gaber. L’illogica allegria.

“Vorrei che parlasse di me.
Lo vorrei tanto. Vorrei essere felice come in questa canzone, ma
è impossibile.”

“Finché, verso i quaranta, come un pazzo esagitato in fuga
dal manicomio, ho abbracciato la letteratura e i suoi meccanismi
insensati. Allora ho capito esattamente che il successo è
un otre vuoto, anzi svuotato”.

E per dirla con lui, morte e vita

Ma tutto mi dice che fuori da questo schifo non esiste altro, che la natura è limitata. È come quando vieni addosso a una donna, sei alla fine degli spasmi violenti, dell’invasione, e riprendi a pensare con un certo ordine: ecco che metti a fuoco i fiotti di sperma sulla sua pelle bianca, rilassata, come una specie di pioggia spaziale, esoterica. È la sostanza vitale che s’è spersa nel cosmo. Tutto vive e tutto muore, in quel momento. Un momento dolce e brutale al contempo”

Un applauso a Franz Krauspenhaar che con stile andrà in giro, guidando una Porsche!

Ippolita Luzzo

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