Morbillo, la Germania impone l’obbligo del vaccino. Un segnale per tutti

Da marzo 2020 scatta l’obbligatorietà. Il Paese si allinea all’Italia che in Europa è stata considerata un esempio da seguire. A dispetto dei no vax

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Per eliminare il virus, occorre vaccinare il più alto numero di persone possibile

Anche la Germania si allinea all’Italia. Il Parlamento tedesco ha approvato una legge che rende obbligatorio il vaccino contro il morbillo. L’obbligo di vaccinazione avverrà da marzo 2020 e si applicherà negli asili e nelle scuole, nei campi profughi,  ma anche agli insegnanti e al personale ospedaliero. La violazione determinerà l’espulsione dei bambini dagli asili e una multa per i genitori fino a 2.500 euro. Una misura drastica dopo che il Paese ha registrato più di 400 casi solo nei primi mesi dell’anno. Un segnale forte che sembra voler destare il mondo e far prendere coscienza della pericolosità di non vaccinare. I movimenti no vax degli ultimi anni hanno messo in discussione certezze su cui non si dovrebbero avere dubbi poiché raccomandate dalla comunità scientifica.




L’immunità di gregge

La poliomielite, ad esempio, in Italia è completamente scomparsa grazie alla vaccinazione e altre sono vicine all’eliminazione come la difterite, la rosolia e appunto il morbillo. Per raggiungere questo traguardo – dicono i medici – occorre vaccinare il più alto numero di persone possibile. Nessun vaccino, infatti, ha un’efficacia del 100%, ma se la percentuale di persone vaccinate supera una certa soglia, vicina a questa percentuale, l’agente infettivo non si diffonde più. È quello che si definisce immunità di gregge (herd immunity).

Qualche dato

Secondo ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), i casi in Italia negli ultimi tre mesi registrano un forte calo. Tuttavia l’Italia resta uno dei paesi con il maggior numero di casi in un anno e con tassi per milione di abitanti sopra la media UE. Da ottobre 2018 a settembre 2019, il maggior numero di casi è stato segnalato da Francia (2.699), Italia (1.811), Polonia (1.582), Romania (1.485) e Bulgaria (1.175), che rappresentano rispettivamente il 20%, 14%, 12%, 11% e 9% di tutti i casi presenti negli Stati membri UE/SEE. Per questo l’attenzione nel nostro Paese resta sempre alta, soprattutto dopo il verificarsi di casi che portano anche al decesso.
Roberto Burioni, medico e divulgatore scientifico, grazie alla sue interviste, alla presenza carismatica e alla forte presenza sui social si è fatto portavoce della comunità scientifica. Qualche mese fa, dopo un caso a Rimini, commentò: “Dobbiamo vaccinare anche gli adulti, perché ci sono tanti bambini non vaccinati che ora sono cresciuti e che possono avere un ruolo molto pericoloso nella trasmissione della malattia”.

L’Italia, un esempio. A dispetto dei no vax

In Italia, la vaccinazione è obbligatoria per legge per la frequenza scolastica di bambini e ragazzi di età compresa fra 0 e 16 anni. Sulla situazione italiana, Andriukaitis, Commissario Ue della Salute, si è espresso positivamente. “Dove non si riesce a farlo con un piano di vaccinazioni volontarie, l’unica possibilità è quella di renderle obbligatorie. Non dovrebbe essere un argomento controverso. Di fronte a buoni risultati in nazioni come l’Italia, questo approccio andrebbe riconosciuto da tutti come pratica utile, e adottato anche in altri stati membri”.

A dispetto dei no vax, che la interpretano come una mancanza della libertà di scelta, ignorando invece quanto di poco libero ci sia nel mettere in pericolo la vita degli altri. Hanno posizioni estreme che addirittura paragonano l’obbligatorietà del vaccino alle leggi razziali o manifestano davanti alla scuola con sagome bianche inneggiando all’art. 34 della Costituzione italiana, come a Cesena. Per fortuna la legge mette ordine, come nella Provincia di Bolzano dove viene confermata la decadenza dell’iscrizione di due bambini non vaccinati perché “il diritto alla salute prevale sul diritto a frequentare la scuola dell’infanzia”.

Stato di emergenza nelle Isole del Pacifico 

A riprova della pericolosità di una eventuale “rinascita” del virus (per la mancanza del vaccino), è scoppiata un’epidemia di morbillo nelle isole del Pacifico meridionale. Il contagio è partito dalla Nuova Zelanda per poi espandersi nelle isole. Lo Stato arcipelago di Samoa, di 200mila abitanti, tra le Hawaii e la Nuova Zelanda, ha dichiarato lo stato di emergenza: ha ordinato la chiusura di tutte le scuole, inclusa l’Università Nazionale. Si sta cercando di arginare l’epidemia vietando la frequentazione dei luoghi pubblici e rendendo obbligatoria la vaccinazione per tutti gli abitanti che non l’abbiano ricevuta. Al momento si contano sette morti.

Il virus

Il morbillo è una malattia infettiva causata da un virus del genere morbillivirus (famiglia dei Paramixovidae). È una malattia molto contagiosa che colpisce spesso i bambini tra 1 e 3 anni, per cui viene considerata infantile. Non ha sintomi gravi, si manifesta con febbre ed eruzioni cutanee simili a quelle della rosolia o della scarlattina. Dura tra i 10 e i 20 giorni.
Sui motivi della pericolosità del virus, alcuni recenti studi pubblicati sulla rivista Science hanno dimostrato che provoca danni al sistema immunitario, cancellando anticorpi preziosi che possono difendere da polmoniti o influenze. E questa “mancata difesa” del nostro organismo può durare anche per mesi.

Marta Fresolone

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