Il mormorio lento e incessante del cervello a cosa serve?

Un nuovo studio spiega il ruolo delle onde ritmiche che non sono rumore ma, piuttosto, svolgono ruoli fondamentali

Se potessimo osservare in diretta un cervello sottoposto alla risonanza magnetica (MRI), osserveremo lente onde di attività elettrica che lo attraversano ogni qualche secondo. Questo costante mormorio è presente anche quando non compiamo alcuna attività

Fonte: Focus.it
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Un nuovo studio spiega il ruolo delle onde ritmiche che non sono rumore ma, piuttosto, svolgono ruoli fondamentali

Se potessimo osservare in diretta un cervello sottoposto alla risonanza magnetica (MRI), osserveremo lente onde di attività elettrica che lo attraversano ogni qualche secondo.

Questo incessante mormorio è presente anche quando non compiamo alcuna attività.

L’ esistenza di questo mormorio era già conosciuta ma, soltanto adesso, è studiata per la prima volta.

Alcuni pensavano perfino che fosse il rumore di fondo delle tecniche di imaging cerebrale.

Adesso una nuova ricerca pubblicata su Neuron   dimostra che questo ronzio deriva dal funzionamento del cervello e che potrebbe ricoprire un ruolo nella coordinazione della complicata attività cerebrale e nella coscienza.

Un team di neuroscienziati della Scuola di Medicina della Washington University di St.Louis (Missouri) ha studiato il



mormorio determinando l’attività elettrica cerebrale nei topi con due differenti metodi.
Nel primo  si è analizzata l’attività elettrica a livello cellulare, nel secondo si è proceduto a un analisi strato per strato. Confrontando i risultati ottenuti dalle due metodiche si è osservato che i segnali sono onde elettriche lente e regolari.
Queste si svilupperebbero spontaneamente negli strati più interni del cervello dei topi per poi attraversare le diverse aree cerebrali incrementandone l’attività elettrica.
Poco prima dell’arrivo delle onde, i  neuroni diventano più reattivi. Il regolare ronzio prosegue anche nel momento in cui i topi sono sottoposti ad anestesia generale.
Tuttavia, in questo caso si verifica un’inversione dell’onda, e gli studiosi reputano che il ronzio potrebbe essere importante nella gestione della comunicazione neurale nei differenti stati di coscienza.

 

Secondo gli autori dello studio, questo segnale lento, ritmico e costante, potrebbe permettere la comunicazione tra aree cerebrali distanti.

In presenza di condizioni particolari, come ad esempio la schizofrenia, il ritmo delle onde sembra modificato e qualcosa nell’organizzazione del cervello non sembra andare per il verso giusto.

Anche questo rappresenta un’altra evidenza sperimentale che suggerisce nuovi cammini di ricerca nell’ambito dei disturbi psichiatrici e neurologici.

 

Alessia Cesarano

 

 

 

 

 

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